L’urlo di Giampiero, parte II. Ruralità cinese.
in "Slippery Routard."
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seconda parte del reportage del nostro corrispondente dalla Cina.
Il Puntiglioso Redattore ha deciso, per regalarmi esperienze sempre nuove, di inviarmi nella campagna cinese per comprendere meglio usi e costumi di un popolo lontano. E soprattutto perché, privo di internet, io non lo possa disturbare giornalmente. Parto da Zhang Jia Jie e, dopo due ore di treno e un’ora di macchina, arrivo in un vecchio villaggio il cui nome è Feng Huang. Feng Huang, in cui la prevalenza etnica è Miao, è una nascente mèta turistica e si staglia su entrambe le rive di un piccolo fiume in cui si scorgono canoe, piccoli battelli, anatre, topi e cani, oltreché esseri umani. Costruito nel 1032, mantiene tutto il suo fascino antico e ha tutte le caratteristiche che noi occidentali vogliamo dall’estremo oriente: i tetti delle case, i contadini con i cappelli tondi, l’igiene abbastanza scarsa. Merita che al lettore di Slipperypond io parli del cittadino più importante di Feng Huang: costui è Huang Yong Yu, noto pittore in tutta la Cina, che sicuramente attira le simpatie della Redazione per aver avuto le palle di mettersi contro il Regime negli anni settanta, con un quadro che rappresentava la poca attenzione che la politica aveva nei confronti del popolo. Ho avuto modo di frequentare la casa di Huang Yong Yu a Pechino, dove adesso risiede. Tutti i miei incontri privilegiati li dovrò senza dubbio alla parentela che la persona che mi accompagna ha con questo artista. Basta infatti una telefonata e siamo scortati per queste zone dall’Assessore al Turismo di Feng Huang, che il primo giorno si comporta da vero gentleman e il secondo, presa la giusta confidenza, inizia a sputare come un lama.
Appena giungo, prendo posto in una stanza che si affaccia sul fiume e mi accorgo che dovrò impegnarmi a trattenere i miei bisogni corporali perché i bagni sono davvero inenarrabili, e dietro l’angolo puoi traversi sempre una gradita sorpresa. Vi assicuro che, se verrete a Feng Huang, non vorrete mai andare al bagno, anzi preferirete una bella appendicite e che la stessa giri in peritonite, perché, vi ripeto, i bagni non si affrontano. Ma se proprio dovete andarci, pregate di non essere in giro ma di essere in stanza, perché i bagni pubblici (come in tutto il mondo) sono anche peggio. Le pareti divisorie tra le toilettes sono alte un metro e quindi i bagni sono comunicanti a vista: siete pertanto perfettamente visibili (ma solo dal collo in su, ci mancherebbe altro) non solo da quello accanto, che nel caso può darvi il ritmo, ma anche da chi entra in bagno solo per lavarsi le mani. Immaginate di entrare in bagno e di scorgere la testa dell’Illuminato del Quartiere rosso in volto, oltre la bassa parete, mentre espleta i suoi naturali bisogni. Affascinante.
Come se non bastasse la notte, nelle pareti della stanza, sento un topo che rosicchia, e il giorno cerco di ammaestrare scarafaggi giganti a rifarmi la stanza. Comunque Feng Huang, dove il reddito medio pro capite è di 80 euro al mese, rimane molto bella da visitare, con le sue strette stradine e i suoi profumi misti di ginger e cloaca. Di notte la città si sveglia con i pub tutti in legno. Qui ci sono pochissimi americani, quindi i pub possono permettersi il lusso di attaccare tutti i vuoti di bottiglia sulla ringhiera. A Firenze sarebbe vietato perché i nostri simpatici turisti se le spaccherebbero subito in testa, calzando rigorosamente infradito. Un capitolo a parte merita il piccolo villaggio di Wanzhao, ottocento abitanti a cinque chilometri da Feng Huang, raggiungibile solo ed esclusivamente attraverso una strada sterrata tra i monti. Mi viene riferito che sono il primo straniero a visitare questo villaggio, e la cosa in parte mi onora in parte mi preoccupa. L’accoglienza in effetti non è certo delle più calorose e benevole: appena arrivato vengo fissato con sguardo torvo da un gruppo di giovani un po’ loschi. Qui sembra davvero di essere tornati indietro nel tempo, e se ne ha la forte impressione. Gli adulti sono a lavorare e restano nel villaggio solo vecchi e bambini. Qui i bambini non hanno i soldi per studiare, e il nostro amico ha stanziato fondi per costruire una scuola, in cui possano venire i bambini di tutti i villaggi vicini (alcuni camminano anche ore per arrivarci). La scuola è in costruzione.
Da queste parti i carri sono tirati da buoi e di automobili, a parte la nostra, non se ne vede nemmeno l’ombra. Tutto intorno al villaggio ci sono distese di risaie dove qua e là spuntano donne, immerse fino alle ginocchia nelle acque stagnanti. Se verrete qui sentirete la mancanza delle zanzare di casa nostra, perché queste staccano le teste a morsi. L’etnia Miao, in questi luoghi, venera gli antenati ed è buddista. Per la cronaca un monastero buddista mi ha preso, dopo avermi fatto inginocchiare davanti al Buddha ed avere acceso un po’ di incenso, la bellezza di 19 euro, cifra che mai mi sarei sognato di dare durante l’offertorio a casa mia.
Per quanto riguarda la cucina, qui si mangia piccante da morire. Fortunatamente un giovane autoctono, che ha vissuto in Italia, ha aperto una caffetteria italiana (il Soul Cafè) dove il cuoco cucina spaghetti al ragù. Peccato che al posto del sale ci metta lo zucchero. Vi assicuro che nessuno di voi avrebbe mai spaccato il capello in quattro, in quella situazione.
I posti in cui mangiare non brillano certo per pulizia, ma la nutrita schiera di lettori di Slipperypond non si è mai preoccupata troppo di questo aspetto visti i posti che frequenta. Se poi non avete troppo cara la vita, potete emozionarvi prendendo un taxi: a parte il consiglio di non toccare i sedili, vi posso assicurare che per il taxi non c’è traffico (di Bellavistiana memoria, ovvio) che tenga. Il vostro tassista sfreccerà senza problemi tra le macchine. Reggetevi forte.
Da Feng Huang mi sposto, con 5 ore di macchina e una di aereo, a Xi’an, famosa per il suo Esercito di Terracotta. Una cosa simpatica di questo posto è che, nonostante sia una grande meta turistica, qui si parla solo cinese. A dire il vero è così in tutta la Cina: essendo il cinese la lingua più parlata al mondo, tutti mi rivolgono la parola in cinese e quando io faccio notare che non capisco, proprio allora non demordono e continuano a parlarmi in cinese, magari solo cambiando qualche parola. Del resto la probabilità dà ragione a loro: circa 2 miliardi di persone su 6 parlano il mandarino. Il caro Slipperypondiano non se ne farà di molto, dunque, del suo buon inglese lungamente studiato alle scuole medie.
Il Feroce Diettore mi permetterà adesso di nutrire il folto pubblico con quelle frivolezze che ho scoperto nel mio viaggio e che nulla aggiungono a questo articolo ma con le quali il lettore, sempre alla ricerca della verità, potrà trasformarsi nel re delle feste in cui andrà e, prometto anche di meglio, riuscirà finalmente ad avere il suo primo rapporto sessuale. Innanzi tutto lasciatemi dire che in questo paese il falso in bilancio viene punito con la pena di morte. Noi, che siamo sempre in leggera controtendenza, il falso in bilancio lo chiamiamo “contabilità creativa”. La cosa che a noi sfugge totalmente di questa mentalità è che qui, in massima parte, la gente comune ritiene giusto che una persona macchiatasi di determinati crimini (tra cui corruzione, concussione e anche i vari tentati crimini) venga messa a morte. Qui non si discute e del resto sono anche tanti e devono un po’ sfoltire. Hai voglia te, caro mio bel democratico, a fare il simpatico! Qui va così.Altra chicca per il lettore di Slipperypond: Jackie Chan, i cui film odio solo tanto quanto odio questo sito, ha un figlio che fa il cantante. Sento già di odiarlo, forse più del padre. E se poi l’utente vorrà tentare l’approccio parlando di televisione, sono sicuro che la tipa cadrà ai suoi piedi sapendo che anche qui c’è Forum, ma che, a differenza dal nostro, ci sono anche gli avvocati della difesa e dell’accusa. Inoltre, perché si sappia, qui, dopo solo due mesi dal terremoto nel Sichuan, sono già riusciti a farci due fiction a puntate.
I lettori di Slipperypond sono poi sempre molto attenti alle questioni religiose: qui, dove la Chiesa Cattolica (definita sotterranea) è perseguitata, e solo l’Associazione Patriottica Cattolica Cinese è ammessa, tutto si gioca sulla nomina dei vescovi. A dire il vero molti aderenti alla Chiesa Ufficiale si professano nascostamente aderenti a quella Sotterranea, che riconosce la sovranità del Papa. Praticamente, per farla breve, almeno fino all’arrivo di Benedetto XVI il Partito decideva i vescovi, e il Vaticano si limitava a ratificarli per non aprire scontri. Buffo come nel nostro Paese, forse per pareggiare i conti, il Vaticano faccia le leggi e Parlamento e Senato si limitino a ratificarle.Torno a Pechino e, per compiacere il mio uditorio, assaggio uno spiedino di scorpioni. Però non posso fare a meno di pensare che sono un po’ barbari questi cinesi che mangiano scorpioni. Allora, per tornare alle mie buoni (e superiori) abitudini occidentali, pareggio il conto mangiandomi un bel pezzo di mucca morta.
A pancia piena, adesso posso davvero dedicare tutto me stesso alle Olimpiadi.
