in "Slippery Routard., Slipperyfood."
(Cartoline da Basilea)

Sono le 19:45 del primo agosto quando ricevo una chiamata dallo yacht del Feroce Direttore, attraccato al largo del Billionaire:
- Oh Illuminato, tu latiti.
- No, è che, il libro… Il MySpace…
- C’è un calo di partecipazione.
- Sarà l’estate. D’estate la gente non lavora e quindi non perde tempo su Internet…
- No! La scorsa estate abbiamo fatto uno dei nostri record di accessi col tuo pezzo sul teknival! La verità è che vari redattori, e tu per primo, non scrivono nulla di significativo da mesi! Anche ieri sera in Santo Spirito sei scomparso per evitare di assumerti le tue responsabilità…. Non dovevi fare un articolo sul forum psichedelico mondiale di Basilea?
- Ma ormai sono passati mesi… Potresti farmi un accredito per andare al teknival che c’è in Portogallo!
- Basilea! Ora!
…

Alchimisti di ieri e di oggi
La psichedelia è stata un movimento d’avanguardia e di massa allo stesso tempo. Un movimento che si è riverberato in tutte le discipline, dalla filosofia all’arte, dalla letteratura alla scienza, fino ovviamente alla musica. A ben guardare è anche il responsabile del boom della new age, ma per questa volta faremo finta di niente. Negli anni ‘60, il movimento psichedelico pervase l’immaginario e il pensiero del mondo occidentale, mischiando musica e stili di vita alternativi, misticismo e tecnologia, protesta sociale e liberazione sessuale. In Italia, complice il monopolio della contestazione da parte del marxismo, non ne arrivarono che i cascami, che tuttavia ci regalarono il primo Andrea Pazienza, un po’ di musica non da buttare e la rivista “Re Nudo” (quella vecchia).
A più quarant’anni dalla sua nascita ufficiale, e a sessantacinque dalla scoperta della molecola che dette inizio a tutto, la psichedelia continua ad influenzare l’immaginario collettivo, e si sente addirittura pronta a tornare alla ribalta. Solo, sono spariti i capelli lunghi e le barbe e i raduni di gente nuda. Lo zoccolo duro del popolo psichedelico, oggi, è composto da medici, attivisti, psicologi e antropologi che al massimo si concedono una spilletta col disegno di un frattale, ma paiono anche più motivati di quarant’anni fa nel rivendicare l’utilità di acidi, funghi e cactus psichedelici per l’umanità (cosa che fa sì che non manchi un seguito di fricchettoni e acetoni vari). Il popolo psichedelico di oggi non dimentica le sue radici e si ritrova Basilea, in un vero e proprio summit. La scelta di Basilea non deriva solo dall’essere il luogo dove è stato scoperto l’acido lisergico: Basel è anche la città dell’alchimia (vi studiò, tra gli altri, Paracelso) e del basilisco, animale che più di tutti simboleggia il mutamento e il pharmakon, inteso sia come veleno che come rimedio.
La “nazione psichedelica”
E’ il 22 marzo. Il palacongressi della città, il più importante di tutti ventisei cantoni, è imponente e austero. Le bandiere della Svizzera, del Cantone Basilea-Città e della Swissôtel sventolano linde come ogni giorno. Solo il display a LED dell’entrata lascia presagire qualcosa di inusuale, presentando la scritta “WORLD PSYCHEDELIC FORUM 2008”. 
Entro.
Tra la gente che popola il vestibolo si scorge qualche capigliatura a base di dreadlock grigi e un paio di tuniche arancioni, ma per il resto tutto fa pensare a un convegno svizzero come gli altri: rigorosa organizzazione degli accrediti, hostess in divisa, ordine e pulizia. All’interno, cinque grandi sale conferenze accolgono i visitatori che arrivano prima alla spicciolata, poi in un flusso continuo. La più grande, la “sala San Francisco,” è gremita per l’incontro di benvenuto. E’presente praticamente tutta la nazione psichedelica: nel programma si possono leggere nomi ben noti a chi abbia anche solo un’infarinatura di storia dei movimenti degli anni ’60 e ’70. Si va da Albert Hofmann in persona, lo scopritore dell’LSD da poco scomparso, che a 102 anni ancora teneva conferenze e lezioni, a Ralph Mentzer e Richard Alpert, i due medici psichiatri e professori universitari che accompagnarono Timothy Leary nelle prime sperimentazioni in sede accademica dell’acido lisergico, negli anni ’60 ad Harvard (e furono cacciati da Harvard); c’è Stanislav Grof, lo psichiatra ceco inventore della terapia psichedelica e della respirazione olotropica, e poi sciamani venuti dal Nepal e dal Sudamerica, mistici indiani, psicologi e parapsicologi, antropologi, musici, etnobotanici, fricchettoni della prima ora e dell’ultima. Si incontrano ad ogni angolo persone che hanno condiviso una parte della loro vita con i Grateful Dead; un tipo mi indica Carolyn “Mountain Girl” Garcia, compagna di Jerry. La avvicino, sta raccontando di quando faceva parte dei Merry Pranksters fondati da Ken Kesey (l’autore di “Qualcuno volò sul nido del cuculo,” N.d.R.) e con loro girava l’America su un autobus variopinto distribuendo LSD a tutti quelli che lo volevano.
Mercatino freak
Sono arrivato tardi, e ormai mi sono perso il benvenuto del dottor Hofmann, così giro per il palacongressi, visitando le varie esposizioni. Ci sono una stupenda collezione di vinili a tema (dai bootleg dei Grateful Dead, Iron Butterfly, Electric Prunes, fino alle registrazioni dei discorsi di Leary e una esposizione di riviste dell’epoca in cui si denunciavano la “devastazione della gioventù” portata dall’acido (non che ora la stampa abbia cambiato registro, verrebbe da dire agli organizzatori…). L’atmosfera è frizzante, ma non freak. Nonostante un presente su cinque possa essere a ragione definito “uno strambo,” il clima è accademico. Le conferenze si susseguono, la gente prende appunti. Nella sala che collega i vari auditorium è stato allestita una libreria, naturalmente a tema: l’amante della narrativa può trovare al massimo i romanzi di Huxley, il resto è un susseguirsi di guide alla coltivazione dei funghi psichedelici, manuali di meditazione trascendentale, libri-inchiesta sui danni del proibizionismo, e tanti, tanti trattati di psicologia e antropologia. Mi compro un bell’albo originale dei “Freak brothers” e un vinile dei Mystic Siva, valuto per un attimo l’acquisto di uno strumento a fiato himalayano e mi sposto nella zona riservata alle associazioni.
Studi psichedelici

In un posto del genere uno si aspetterebbe di trovare innanzitutto banchetti antiproibizionisti, ma la realtà è un po’ diversa: le associazioni presenti (MAPS – Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, Gaia Media Foundation, Erowid, Hefter Research Institute, Beckley Foundation) sembrano interessate innanzitutto a sancire una netta divisione tra gli psichedelici, “sostanze che non danno dipendenza,” spiega Jon Hanna di Erowid, dalle droghe d’abuso. “Certo, siamo anche antiproibizionisti,” spiega una ragazza dal banchetto della MAPS, “ma la nostra priorità, ad esempio, è il riconoscimento di LSD, funghi psichedelici ed MDMA come medicine soggette a normale prescrizione medica.”
Se c’è una parola che non si sente mai al palacongressi di Basilea, è “droga”. Qui si parla di strumenti di ricerca spirituale, oppure di farmaci. Per tutte le sostanze che spesso il calderone mediatico accosta agli psichedelici sotto la generica etichetta “droghe,” dalla cocaina all’oppio, dalle anfetamine all’eroina, qui non c’è nessun interesse, anche se tutti paiono concordare sul fatto che “la legalizzazione e la tassazione di tutte le sostanze non aumenterebbe l’uso ma distruggerebbe le organizzazioni criminali che prosperano sul traffico di droga.”
In ogni caso, tra i banchetti il punto di vista dominante è quello medico: in mezz’ora scopro un sacco di cose: che i funghetti psichedelici sono tra i pochissimi rimedi efficaci contro la cefalea a grappoli; che il dottor Alexander Shulgin ha ottenuto straordinari risultati utilizzando l’MDMA – conosciuta nelle strade come ecstasy – nei casi di psicoterapia più difficili; che la stessa MDMA non sarebbe neurotossica come dicono: nel 2002 è stato scoperto che la ricerca pubblicata da “Science” che sosteneva questa tesi fu “erroneamente” svolta somministrando alle cavie anfetamina e non MDMA. Scopro anche che l’ibogaina, una oscura pianta africana usata dalle tribù Bwiti, può essere utilizzata con sorprendenti percentuali di successo per curare la dipendenza da eroina, alcol e tabacco. Avendo cercato innumerevoli volte – e invano – di smettere con le sigarette, chiedo ulteriori informazioni, ma una tipa con un cappello da cowboy rosa e verde entra nella conversazione e mi attacca uno spaventevole bottone sugli usi e costumi della civiltà Bwiti che mi costringe a fuggire.
Riparo nella sala Montreal, dove Dennis McKenna, fratello farmacologo del più noto Terence, sta tenendo una affollata conferenza sull’uso dell’LSD nella cura del disturbo ossessivo-compulsivo. Seguo per un po’, ma la stanchezza del viaggio di andata inizia a farsi sentire. E poi un tipo vestito da alchimista cinquecentesco mi sta guardando in modo strano. Decido di ritirarmi all’ostello: d’altronde non è che il primo giorno. Il “Basel backpackers” è gremito di ragazzini vestiti come folletti che ridono moltissimo, misti a signore di mezza età coperte da sari di colori sgargianti che sorridono benevole. Vado a letto con un senso di aspettativa.
Secondo giorno

La giornata di sabato è ancora più accademica. Si apre con una conferenza che mira a trovare il punto di contatto tra metodo scientifico e metodo sciamanico; la conferenza è un po’ troppo “pro-sciamano” per i miei gusti; si continua in sala Samarcanda con una brillante lezione dello psichiatra Torsten Passie, che spiega come e perché la considerazione per gli stati di sogno, trance ed estasi è pian piano diminuita nella cultura occidentale fino ad arrivare ad essere addirittura criminalizzata; la mia mattina si conclude nella medesima sala con la conferenza di Dale Pendell, un poeta ed etnobotanico che è andato a cercare le radici della pratica psichedelica nella cultura occidentale, da Eva a Pandora fino ad Alice nel paese delle meraviglie, passando per Blake, Milton e Goethe. Durante la scorpacciata di insalata dell’intervallo, in molti già parlano della fantomatica cerimonia di chiusura, con toni che vanno dall’entusiasmo all’esaltazione.
Il pomeriggio è dedicato ai professionisti esotici: passo dal non troppo interessante intervento dello sciamano colombiano Kajuyali a quello, divertentissimo, di Baba Rampuri, che lasciò Beverly Hills a diciotto anni per divenire il primo occidentale ad entrare a far parte dei Naga Baba, il più chiuso tra gli ordini dei santoni erranti dell’India. Baba Rampuri combina il fou rire dello shivaita con uno humour tipicamente anglosassone mentre spiega come, grazie al dottor Albert Hofmann (leggi: dopo l’ingesione in gioventù di una forte dose di acido lisergico) aveva intrapreso il suo cammino spirituale. Dalle nostre parti si sarebbe detto: “C’è rimasto sotto ed è scappato in India.” Proprio così, tuttavia Mr.Rampuri pare molto lontano dal tipico fulminato mentre spiega le origini della tradizione dei Naga Baba e come il suo corpus filosofico e morale non possa essere compreso se prima non si accetta la sua struttura molteplice e non scritta.
Inizio ad essere stanco, ma prima mi sparo anche la conferenza sulla “Divinazione alchemica”. Così, tanto per poter dire di averle sentite tutte, nella vita. Esco a metà perché la traduzione simultanea è un po’ faticosa.
C’è spazio anche per un po’ di politica. Nella hall, una bella figliola in dread e autoreggenti nere mi spiega il caso di Casey Hardinson, rinchiuso in Inghilterra per essersi autoprodotto sostanze psichedeliche. Secondo i responsabili di “FreeCasey.org,” in occidente sarebbe in atto una discriminazione tra la maggioranza dei cittadini che utilizzano droghe “note” (alcol e tabacco), per quanto dannose, e minoranze che utilizzano droghe “inusuali,” tutto questo senza prendere in considerazione i danni effettivi derivanti dall’abuso di ciascuna sostanza. Mi lascia un flyer e un “ci vediamo alla cerimonia di chiusura” che mi fa venir voglia di sposare immediatamente la causa di Casey Hardinson.
Le serate
Dopo una rapida cena all’ostello, dove nel frattempo i personaggi bizzarri si sono moltiplicati, azzardo una a una serata di elettronica sponsorizzata dal simposio. Con grande delusione, non trovo che un gruppo sparuto di studenti, e musica scadente. Leggendomi in viso la delusione, un tipo mi sussurra: “Non preoccuparti, l’evento vero è la cerimonia di chiusura.”
Giunto infine al terzo giorno, sono davvero troppo saturo di nozioni per spararmi le serissime conferenze finali, per quanto quella intitolata “Famiglie psichedeliche: cosa dire ai bambini?” avrebbe potuto garantire un po’ di umorismo involontario
(- “Mamma, che hai fatto alle pupille?”
- “ODDIO! GUARDATEVI LE MANI!”),
così opto per un giro da turista a Basilea. Svizzeri: orgogliosi di avere il forum psichedelico nella propria città, ma rigorosissimi sui tram. Ho dimenticato di timbrare il biglietto. Pago la multa al severo controllore e scendo con la coda tra le gambe. In un caffè del centro incontro di nuovo il tipo col cappello versicolore che mi raccomanda di non mancare assolutamente alla cerimonia di apertura.
“Sarà una nottata interamente progettata in base al Libro Tibetano dei Morti!”, spiega quello.
“Ma cosa ci sarà?,” azzardo.
“Vedrai, vedrai!”
Rientro in ostello. E’ già sera. Il tempo di una doccia e di una cena frugale (in cucina i ragazzi-folletto paiono molto eccitati) ed è venuto il momento della cerimonia finale. Esco. Basilea è fredda e sgombra di presenze. Salgo sul tram numero 8. Timbro il biglietto. Ad ogni fermata entra gente più strana. Il tram ci lascia in periferia. Poco lontano, attraccata in mezzo al Reno, ristà una grossa barca trasformata in locale. Il ponte di legno che la collega alla terraferma è gremito di soggetti assurdi che aspettano di entrare. Da dentro si sente l’eco di suoni bizzarri. Supero un tibetano in canottiera, trovo un varco tra un cyberpunk e una sessantenne vestita da fatina indù, e mi appresto a fare la fila.


Il racconto si interrompe sul più bello…
di G. il 1 agosto 2008 alle 22:24Idq mago dei cliffhanger.
di Il Puntiglioso Redattore il 1 agosto 2008 alle 22:42Ma Cliffhanger non era un altro?
di G. il 1 agosto 2008 alle 22:47La presenza in sala di Carlos Santana, Rosa Caracciolo e Oliviero Toscani (vedi penultima immagine) è la vera molla che mi farà leggere l’articolo.
di Antonello da Messina il 1 agosto 2008 alle 23:21questo: http://undergrowth.org/rebirth_the_psychedelic_movement_comes_of_age_rak_razam
di nel 2006 il 1 agosto 2008 alle 23:362 cosette
a differenza di molti convegni e simposii c’era un dialogo tra chi stava sul palco e chi siedeva di fronte, la sensazione era di un ritrovo di colleghi, un grande gruppo di studio, infatti i momenti di apprendimento si mescolavano tra le “lezioni” in aula e ile varie pause.
la barca forse era proprio il simbolo del viaggio, tutti insieme, gente strana o normale giovane o vecchia, dentro o fuori, da vicino o da lontano, chiunque c’era e da ovunque veniva era lì per intraprendere il viaggio comune, organizzato tipo viaggi avventura o avventure nel mondo (non ricordo come si chiamano).. territorio da esplorare in questo caso: la vacuità.
credo che nel racconto dell’idq sia sottinteso che il lettore per scoprire cosa c’è sulla barca sarebbe bene che lasciasse a casa un pò di paura e apatia e si mettesse le scarpette chicco per scoprire l’effetto che fa.
adios
di looplab il 2 agosto 2008 alle 01:36Poi come è andata? Meglio il Boom, sempre in Portogallo, sempre dal 12 al 18.
di Mirtaller il 7 agosto 2008 alle 22:27Sul Boom ci sono riserve perché si paga e viene meno la clandestinità.
di G. il 7 agosto 2008 alle 22:34Il Boom è più adatto alle ragazze giovani e solari, in sandali birkenstock col perno al ditone, che cantano om mani pad me hum, shantih shantih shantih.
di IdQ il 8 agosto 2008 alle 03:36Noi di Slipperypond amiamo le Feste della Gioventù coi Papa Boys che di nascosto si toccano sfogliando Novella 2000.
di Ohio. il 8 agosto 2008 alle 13:36Slipperypeople a tema – Amanda Leary
di L'Illuminato del Quartiere il 8 agosto 2008 alle 15:15Ah ah ah. Io non ce li ho i birkenstock con l’infradito, urendi. Si va scalzi cantando loka samasta sukino bavanthu, semmai.
di Mirtaller il 25 agosto 2008 alle 09:08http://www.666ismoney.com/LSDBook/LSDBook1.html
di VV il 16 settembre 2008 alle 00:38Se a qualcuno interessa, a breve sarà pronto un documentario amatoriale sul convegno del 2006 sempre a Basilea in occasione dei 100 anni del Dottore.
di impermeabileman il 4 gennaio 2009 alle 11:57enjoy