in "East Köast."
Allora proviamo a ripassare. Nel ventidue Stalin dice a Lenin: “oh, ne facciamo quattro: Russia, Ucraina, Bielorussia, più una entità nuova chiamata Transcaucasia.” Però no, fa Lenin. Transcaucasia è un nome di merda. Ma che vuoi farci, mica possiamo fare tre cose autonome chiamate Armenia, Georgia e Azerbaigian? No, via. Non avrebbe senso. Casomai facciamo passare un po’ di tempo e poi (nel ‘36, se vuoi) la Repubblica Transaucasica la spacchiamo in Armenia, Georgia, Azerbaigian. Ok? Sembra ragionevole. Quindi a quanto siamo? Undici in quattordici anni. Contento? Undici. Aspetta, quali? Ecco, Russia, Ucraina, Bielorussia, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan, Kazakistan e Kirghizistan. Andata? Sì, undici va bene, ma in panchina? Già. La panchina è importante. Allora dentro anche Lettonia, Estonia e Lituania. Le “Perle del Baltico.” Bene ora? No. Manca qualcosa…ecco: la Bessarabia Romena. Eh? La Moldavia, dico. Ah, già. Moldavia. Dunque apposto così. Quindici. Ehm, sì. Escluso il fatto che nelle repubbliche quelle con i nomi più strani ci abbiamo messo dentro un calderone di etnie tutte diverse e come si fa? Eh, si fa bene…
…messa così, saranno sempre dipendenti da noi russi veri quei disgraziati laggiù. Buona idea? Ottima. E tipo in Georgia, che Bush Jr. neanche sa dov’è, lì chi ci abbiamo messo? Oh, facciamo in questo modo: diciamo che sono georgiane anche Abkhazia, Agiaristan e Ossezia. Ossezia? Tutta in Georgia? Ma no. Mettiamone solo metà in Georgia. L’altra la si mette in Russia. Ti piace il progetto?
Seduto al bar di Forte dei Marmi (quello all’angolo con il tabaccaio) fingo di essere ricco e ordino una Coca Cola a quindici euro. Come il protagonista di una spy-story di quelle ambientate nel Gorky Park degli Scorpions, seguo con gli occhi una signora alla quale arrivo alla spalla, bionda e fatalissima e che sembra la Sharapova (foto a lato.) D’altronde Forte dei Marmi ributta russi su russi in questi tempi, così come Firenze, per sommo dispiacere degli americani ai quali hanno tolto lo scettro di Persone Più Distinguibili dalla Luna e meno integrabili con gli autoctoni. Vittima dei luoghi comuni, penso che la signora sia una ex ballerina adesso moglie di un criminale che vende petrolio e/o gas ai potenti d’Occidente, ricattandoli: probabilmente è vero, se non si tratta dell’originale Sharapova. E mentre mi alzo senza pagare mi domando da dove possa venire ‘nello specifico’ quella meravigliosa creatura. Come già anticipato, infatti, si fa presto a dire Russia, poiché Russia è Russia ma anche Ucraina, Bielorussia, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan, Kazakistan e Kirghizistan, Abkhazia, Agiaristan e Ossezia (o almeno per adesso, e dalla sedia di un bar. Poiché lo ammetto, non riconosco ancora il dialetto osseto dal moscovita -sono turisti nuovi e serve tempo- e la tentazione di assimilare Russia a ex Unione Sovietica è gigantesca anche per i finissimi intellettuali di Slipperypond al mare qualche giorno.) Ma soprattutto, quale idea avrà quella signora così bella della politica di Putin, che invece non è bellissimo e molto basso? In sostanza, vale anche per i russi -per i sovietici- la legge che quelli in vacanza nei posti costosi sono di destra e cafoni, mentre invece i bagnanti sul Mar Nero con i camper sono progressisti incalliti? Un americano lo vedi subito se tifa Obama o McCain, o almeno ti illudi, mentre percorre il Ponte Vecchio con aria assente (se tifa McCain è ferito ma decorato all’onore sulla barella; se tifa Obama fa discorsi lunghissimi osannato dalla folla a priori.) Per adesso invece con i russi -con i sovietici- è un casino capire da quale parte pendano (nello specifico si è aiutati dal fatto che in Russia manca una opposizione credibile) e brancoli nel buio da molti punti di vista. Che strano. Il mio contributo all’analisi geopolitica degli eventi si limita a constatare che in effetti un pezzetto di terra al centro degli attuali sconti (al centro, in basso a destra) prende il nome di Nagorny Karabach, che è anche il titolo di una canzone degli Einstürzende Neubauten che parla di un tizio sopra una montagna che forse è un militare o forse un criminale (o forse entrambe le cose) davanti al paesaggio stupendo delle valli caucasiche, romantiche e secche, così messe male in questi giorni di tregue e bombardamenti. Dicono che le coste del Mar Nero su quel versante siano struggenti e penso a quanto sia curiosa la scelta lasciare Nagorny Karabach per Viareggio o simili cazzate, ammesso che la Sharapova che sto seguendo venga davvero da Nagorny Karabach e non dalla Siberia. Apro il giornale mentre cammino, come la spia perfetta che voglio essere: tra le tante immagini grottesche di questi giorni forse la più allucinante è Putin al tavolo con Medvedev davanti, che lo guarda terrorizzato e fingono di discutere da pari a pari. Tra le tante dichiarazioni (che non ci sono state) di questi giorni, l’unico politico italiano che apertamente si è messo contro Putin è quel rivoluzionario di Pierferdinando Casini. Cari vecchi democristiani, sempre garanzia, penso mentre l’altissima russa si infila in un negozio tremendo di stivali pitonati. Io, come un barboncino, aspetto fuori.
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