in "East Köast."
Un dubbio enorme mi assale mentre stacco la guancia dal vetro di Prada: e se davvero quella tizia fosse la Sharapova? In effetti sta comprando un paio di stivali da tennis in coccodrillo, e per la fatica di avere aperto la porta senza l’aiuto di un inserviente adesso finisce una bottiglietta d’integratore salino all’arancia. Le commesse del negozio sono molto disponibili con lei, eppure la misteriosa russa tratta chiunque in maniera orrenda (la cronaca racconta d’una tennista feroce fuori dal campo: bene…) e pare anche mangiarsi le unghie come l’originale. Mi chiudo la cerniera dei pantaloni quando passa una Guardia Padana -di fatto sono giunte anche in riviera- e disegno un orso nella parte di vetro che ho appannato con l’alito. L’Illuminato del Quartiere mi ha raccontato che, andando a presentare il suo ultimo libro in Siberia, ha potuto constatare l’esistenza di numerosi fan-club della Sharapova. Forse se ne chiamassi uno potrei venire a conoscenza della eventualità di un suo viaggio in Italia: in effetti è troppo importante che sia sicuro dell’identità di quella donna, prima di fare un passo falso. Sarebbe la svolta della mia carriera una intervista sulla Russia attuale con la Sharapova, e non posso permettermi cretinate. Tiro fuori di tasca il cellulare e faccio il numero dell’Illuminato. Scatta la segreteria. “Salve -dice una voce metallica- sono l’Illuminato del Quartiere. Sto leggendo Céline con il Feroce Direttore (che sarei io, N.d.A.) in patino a Viareggio, dunque non posso rispondere. Lasciate un messaggio dopo la breve lettura che farò del capitolo nove del seguente libro…”. Dopo venti minuti sento un biiiip familiare. Oh -faccio- sono io. Visto che non mi trovo con te a leggere Céline in patino, alza quella cornetta. L’Illuminato risponde. Dimmi. “Ehi, raccontami qualcosa della Sharapova…” dico.
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