Mattatoio Numero Sedici.

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

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Si fa un gran parlare della mancanza di spazi in cui i giovani artisti possano lavorare. Per fortuna c’è gente come il Tronchètti che ha a cuore la questione e propone tramite Pirelli RE (dove RE non si riferisce a una popolare rivista di letteratura ma sta per Real Estate) una soluzione interessante: l’Edificio Sedici. L’idea è semplice: prendere una vecchia fabbrica Breda a Milano, situata “nel cuore del nuovo distretto culturale di Milano” e ricavarne dei fichissimi loft da vendere come atelier di artisti e “creativi” (scusate la parola) con tanti bei soldoni a disposizione. Per convincere all’acquisto, cosa meglio di un sito internet con una bella presentazione animata, metà in digitale 3D e metà recitata (pateticamente) da delle persone in carne ed ossa?

Nel filmatino interattivo il venditore va a trovare i suoi amici che felici come pasque si sono appena trasferiti in quei bei loft. C’è l’architetto che da quando sta lì ha delle nuove ideone su come gestire lo spazio, lo scultore affaticato per il trasloco ma contento perché ha la nuova vicina nuda sotto la doccia, la Donna In Carriera (il nostro cicerone la chiama così, come se fosse il suo nome proprio: “Come andiamo, Donna Incarriera?”) che lavora in videoconferenza e da quando è lì nell’Edificio Sedici ha scoperto il tempo libero.

 

Attorno, una serie di figure minori che contribuiscono ad arricchire il quadro del paradiso culturale-ma-produttivo. Unici estranei a questo mondo, i due facchini scansafatiche, che apparentemente non hanno un ruolo preciso se non ricordare a chi guarda che anche l’artista può far parte della classe che comanda e condividerne i privilegi (tra essi, fare dell’ironia sulla classe dei lavoratori che non ha voglia di lavorare). Per il resto, tutti artisti sì, ma produttivi, lavoratori instancabili e ben vestiti. Nell’insieme, una sorta di caricatura dell’intellettuale come lo vorrebbe la borghesia, o se preferite un ritratto dell’artista da giovane come se lo immagina la Moratti. In altre parole, uno che dice cose del tipo “Dove c’è arte ci sono io”, e “Che ne dici di un weekend a Londra con maratona di musei?” (è noto che per il grande pubblico museo=cultura, cultura=museo).

 

Saranno i capannoni, sarà la musichina, sarà l’idea di paradiso artificiale dove si creano beni immateriali, ma l’effetto è angosciante. L’immagine che si ricava è quella di un inquietante ibrido tra un lager e Milano2, un villaggio felice per gente che gli garba la curtura, uno strano ghetto à la page in cui convogliare tutti questi bohémien ricchi con la sveglia puntata alle 7.

 

Guardatevi il filmato, e ditemi se la dolorosa questione del rapporto tra arte ed economia vi ha mai fatto così ridere. O rabbrividire.
E ora scusate che naturalmente mi aspettano al Bicocca Village per il solito aperitivo letterario.


  1. Il filmatino e’ fantastico. E’ come i SIMS fatti di crack!!

    di La Nipote del Corrispondente

  2. Vi posso assicurare che, in linea di massima, gli architetti non sono come il barbuto invasato del filmato. Soprattutto non producono obrobri come il progetto-oggetto della suddetta animazione. Sono molto, molto peggio.

    di l'Architetto di Provenzano

  3. Invece è così che l’arte dovrà essere. Facilmente identificabile (tutti gli artisti dovranno avere riccioli fluenti e biondi, magliette alternative prese a Praga e/o Berlino, giacca e jeans scuri) e omologabile. Sempre situata in spazi delineati e netti. Luoghi ordinati, puliti e con qualche linea di verde. L’arte sarà per tutti. Sarà consolatoria (gli artisti dovranno conoscersi tra loro e avere in comune una certa predilezione per il sushi) e vendibile. Assolutamente vendibile.
    Mi raccomando il vetro, che dovrà trovarsi ovunque. E spazi aperti, luminosi, nei quali le idee potranno essere in grado di svolazzare al meglio.
    Il comune richiederà allo spazio destinato all’arte:
    1) almeno un frocio per metro quadro
    2) tre mussulmani esperti in stampa alternativa (da eliminare finita la fase promozionale)
    3) una dozzina di donne coi seguenti requisiti:
    3a. Alte meno di me.
    3b. Bionde e/o rosse naturali.
    3c. Con un master preso in Nord Europa.
    3d. Guidatrici di Smart e/o Micra.
    E lasciamo a quei morti di fame la solitudine di una stanza a 380 euro al mese, nella quale non puoi scrivere perché il coinquilino ascolta Cristicchi troppo forte, o non puoi mettere il tavolo da disegno perché cozza con il lavandino di cucina.
    Noi ricchi tronchetti saremo la nuova generazione di artisti ariani dentro, puliti e omolgati. Dove c’è arte di saremo noi. Identificateci.

    di Socialdemokratartist.

  4. Intanto avete scritto più volte arte e non “Arte”. Non ci capite proprio un Cazzo.

    di Il Puntiglioso Redattore

  5. Tzè…

    …e nessuno che ha detto nulla sui Muse di sottofondo…

    Menomale che alla vicina nuda (che dalle spalle si direbbe Maradona in riabilitazione) ci piace il cinemino che è “arte in movimento”…

    di L'Illetterato Garzone

  6. Io no capire di arte ma scrivere romanziere in piccola stanza di periferia banliù co cassonetti fumosi e poliziotti fori. No cattiveria in me però suona stronzissimo il tizio snob e quindi vorrei penetrare co palo in culo tutti quanti.
    Io credere che arte stare in zone mie co disgraziati e quelli co tasche cuciteria (o vipere in tasca) artisti uguali anche sensa lofts.
    Io pensare di Edificio Sedici fare sopra di grande cacata, potendo.
    Forza viola.

    di Uno artista.

  7. Uno artista, hai ragione. Riconosco tra l’altro lo stile di Antonetto che commenta le notizie di fiorentina.it. ti prego dimmi che sei tu.

    In ogni caso, nessuno ha notato che il facchino in piedi è in realtà il Vile Cabaret. La sua assenza degli ultimi giorni ora si spiega: è recluso nell’Edificio Sedici.

    di Il Corrispondente

  8. [...] Se volete uccidervi dalle risate aprite questo sito, segnalato dall’ottimo Slipperypond. Per una spiegazione della faccenda e per i commenti al proposito rimando allo stesso Slipperypond [...]

    di Edificiosedici... « notti attiche

  9. Il video è geniale, geniale, geniale. Così stupidamente geniale che lo sto rivedendo da un’ora, saltellando tra i Loft 1, 2 e 3 in compagnia di Marco.
    Il giovane, strappato alla ditta Folletto e entrato nel mio libro paga alla voce “amico caro”, è perfetto per quelle emergenze quali Natale o Capodanno da solo. Sei solo a Ferragosto come Enzo in Un sacco bello? Chiamalo, ti sarà inferiormente amico per poi tornare nell’ombra fino alla prossima occasione.

    di Antonello Da Messina

  10. Quella di Antonello mi pare un’ottima idea.
    Marco mi eviterà le lacrime quando aprendo la mia rubrica telefonica il prossimo 15 agosto vi troverò solo “Ivo Elettrauto”.

    di Il Corrispondente dal Contado

  11. perche non vai hai vederti il nuovo video?

    di Anonimo

  12. Io sono il povero programmatore che ha fatto le notti in bianco per fare questo sito e vi giuro che leggendo i vostri commenti, nonostante tutto, ancora adesso non riesco a non ridere. Volevo segnalarvi che la maggior parte della gente che ha partecipato come attore, ha fatto tutto gratis per il gusto di farlo, incluso Marco (che in realtà si chiama Fabio e non lavora per la Folletto, giuro). Il budget era bassissimo e il risultato decisamente innovativo considerati i vincoli (leggi “dialoghi”). Comunque sono sicuro che, se vi servisse, Marco/Fabio sarebbe più che contento di tenervi compagnia durante le festività. Fatemi sapere!

    di Francesco

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