I giorni mascherati: l’Aquila e il Biscione.
in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."
[N.B. Di seguito, i nomi dei due paesi che mi propongo di comparare, visto che mi interesso della loro fenomenologia, verranno metodologicamente messi tra parentesi, e indicati come Quel Paese - il paese dal quale sono in qualche modo fuggito - e Questo Paese - il paese nel quale sono capitato. Come quel fighetto di Garibaldi, della foto qui a lato.]
Diceva Octavio Paz, Premio Nobel e forse il più importante intellettuale di tutti i tempi in Questo Paese, che le due domande fondamentali dell’umanità sono le classiche, e spesso prese per scontate, Chi sono? e Da dove provengo? E che dalla declinazione di queste deriverebbero tutti gli altri innumerevoli crucci che la Storia del pensiero ha conosciuto: l’identità personale, il senso della patria, il rapporto con il passato più remoto, il dissidio tra Stato e Chiesa, tra società e religione, e il perchè quando dichiari la tua provenienza ti fanno sempre un sacco di gesti con le mani come scalmanati. Il fatto che Paz abbia riproposto tali domande in una trasmissione, che ultimamente è apparsa su TVUNAM, il canale pubblico della Universidad Nacional Autonoma, il campus mastodontico dove l’iscrizione universitaria è ad offerta libera (!) e gli spacciatori di droghe vengono chiamati confidenzialmente Il Laureato e il Dottore, dice già molto di quello che mi appresto ad avviare come confronto. La mia domanda sarà innanzitutto, in questo ciclo di travasi di bile che qui inizia: Dove diavolo sono venuto?
Oggi, 9 aprile 2009, ho comprato in edicola, schivando una selva di tette e culi di marca latina d.o.c., El Universal, un quotidiano che pare di centro, ma di un centro diverso da quello a cui sono stato abituato per anni: basti sapere che pochi mesi fa in Questo Paese hanno dichiarato di voler fondare un partito cattolico, e sono stati quasi linciati. Il taglio de El Universal, lucidamente critico, ma senza disdegnare la verve, in Quel Paese sarebbe tacciato invece del bolscevismo più estremo, ostracizzato al pari delle opinioni pruriginose del temibile “Famiglia Cristiana”. E infatti ci provano subito a dimostrarlo! In prima pagina, oltre a rimandare ad una cronaca puntuale delle ultime notizie, il giornale indugia sull’ennesima battuta del Premier di Quel Paese proferita nella circostanza nefasta, e meno indicata per fare il ganzo, del terremoto che ha colpito e beffato l’Aquila e l’Abruzzo (dico beffato perchè un grado di terremoto di quel genere in Giappone, ed anche in Questo Paese, avrebbe scosso un po’ le fondamenta e rotto qualche vetro, niente più).
Agghiacciante la foto allegata in cui il Premier, con un copricapo da vigile del fuoco, pare assestare una mossa letale ad un’inerme nonnina, visibilmente in preda ad un dolore lancinante, che forse pensava di poter essere taumaturgicamente Unta dal Signore e non Terminata dal Pompiere…
Molti abitanti di Quel Paese, e sono convinto anche molti suoi diplomatici e ambasciatori quelpaesani in Questo Paese, si saranno (o sarebbero) sicuramente alzati in piedi esclamando un “Cosa diavolo vogliono?” o un più offensivo “Ma vedono come son messi male loro?”. Ed altri ancora, come succede spesso in Quel Paese, avranno lamentato il deficit di ironia dilagante nel giornalismo internazionale (mi dicono che anche i giornalisti russi mancano ultimamente di ironia, ad esempio). “Ma non lo capite?” si sente dire “Il Premier ha detto agli sfollati di pensare alla Pasqua e ad una gita al mare, in camping, per sdrammatizzare. E vedete poi che classe? Li ha mandati persino in albergo!” Tralasciando il fatto che gli sfollati abbiano dovuto pagare tutti i pedaggi dalla costa all’Aquila e viceversa (“è tempo di crisi, non c’è soldi per tutti, ma un casellante c’è sempre…”), un inciso di questo tipo in Questo Paese, un paese talmente contraddittorio che per anni è stato governato da un partito nominato P.R.I. (Partito Rivoluzionario Istituzionale), sarebbe stato inammissibile.
E sì che di surrealismo politico se ne è visto a iosa da queste parti: nel 2006 il candidato non-ufficiale delle elezioni politiche Víctor González Torres era identificato e dileggiato da tutti come il noto Dr. Simi, il pupazzo medico simbolo delle sue farmarcie di medecine generiche, Farmacias Similares. Un pupazzo che spesso anche ora puoi vedere ballare una specie di krump per strada, davanti ai bambini divertiti, sotto il lemma dell’impresa di Torres: Lo Mismo pero Más Barato, Lo stesso Però più Economico.
Altrettanto peculiare la “candidatura” a paladino dei più deboli di Superbarrio Gomez, l’eroe mascherato, un super luchador, che promuoveva la firma di petizioni e manifestazioni pubbliche per gli operai, quasi raggiungendo il carisma dell’altrettanto mascherato, ma più internazionalizzato, Subcomandante Marcos. Interessante notare come la sua figura sia sorta a seguito del tremendo terremoto del 1985 che devastò i barrios più poveri della Capitale di Questo Paese.
Nel primo caso abbiamo dunque un candidato non-ufficiale, un impresario non politicizzato, ma dotato di una buona dose populistica, che si confonde e mimetizza con la propria mascotte; nel secondo un candidato del popolo che si nasconde dietro la propria maschera, sorto sulle macerie di un terremoto. Entrambi i casi sono confrontabili fin da subito con Quel Paese: prendi il fu candidato ora Premier, impresario, che si va piano piano identificandosi inconsciamente con la propria mascotte, il vecchio e caro, oramai dimenticato, Biscione Fininvest, ripreso dalla bissa araldica dei Visconti, e cugino del Serpente biblico polimorfo definito nella Genesi, ahinoi, come il più astuto degli animali (attenzione, leggermente modificato: il Biscione Fininvest aveva un candido fiore in bocca, e quello araldico, obliterazione preoccupante venata di complottismo, aveva una figura antropomorfa in bocca!). Quando appariva quell’animale, sullo schermo televisivo, gli abitanti di Quel Paese erano sicuri di non pagare il canone e di vedere Il Peggio però Più Economico.
Al riguardo del secondo caso, invece: come vedreste, il Premier di Quel Paese, con la sua maschera di sempre, e già abituati a vederlo all’opera in vari mascheramenti, aggirarsi con un mantello rosso tra le macerie dell’Aquila, difendendo gli sfollati con le sue battute di spirito? Bisognerebbe almeno dirgli che Superbarrio aveva un migliore senso dell’ironia, o meglio della sua opportuna collocazione (era un personaggio ironico di per sè). Ma lui, il Premier, ti direbbe, facendosi serio: “Sì, ma io ce l’ho fatta. Mica come Torres, mica come Superbarrio. Io sono Premier per davvero.” Vi prego di non farvi prendere dallo sconforto. Sento così che c’è qualcosa che non quadra tra Quel Paese e Questo Paese, che Breton, durante un Coup-de-Printemps a Cancun (antesignano del moderno Spring Break) definì il paese surrealista per eccellenza.
Poniamo un altro esempio lampante di questa assonante dissonanza trai i due Paesi: le bandiere. Entrambe riportanti il tricolore. Anche se la bandiera di Questo Paese si contraddistingue per l’Aquila che Germisce il Serpente sul Nopal (una specie di cactus bavoso di queste parti, più buono dei fagioli nostrani), un emblema di forte caratterizzazione mitopoietica e legato alla fondazione della Capitale azteca, che è anche simbolo del riscatto della tribù nomade e istituzione di un nuovo rigoglioso impero (con tutte le fregature che comportò). Mentre manca il simbolo nella bandiera di Quel Paese, che rimane smunta nel bianco lancinante, ma si riempie solo nella sua versione di rappresentanza presidenziale del complicatissimo e confuso pastrocchio - figlio naturale del compromesso storico – della Stella (dettaglio ambiguo, spirituale, risorgimentale, militare ad un tempo) sulla Ruota Dentata (idolatria stanca del lavoro) Cinta da Un Ramo di Olivo (la pace, declinabile come concordia e Concordato..) alla sinistra (quei maledetti bolscevichi di Famiglia Cristiana ancora!) e da Un Ramo di Quercia (simbolo della famiglia, mio Dio! Nonché di un vecchio partito affondato da se stesso…) alla destra. Etcetera. Etcetera.
In Quel Paese, in conclusione, il surrealismo è al potere, e fa le sue battute peggiori. In Questo Paese lo è per le strade, e forse non c’è niente da ridere. In Quel Paese la fatiscenza è dramma e speculazione, in Questo paese è folklore e arte d’arrangiarsi. In Quel Paese la maschera nasconde il ritocco chirurgico, in Questo paese la violenza sacrificale degli aztechi, una violenza originaria. Ed ancora: in Quel Paese Tiziano Ferro canta in televisione Perdono; qui si azzarda a dire che le donne di Questo Paese sono tutte brutte e baffute e gli tocca tornare in lacrime a chiederlo, il perdono. Sull’orlo di una crisi di nervi, dopo esser stato quasi malmenato, viene sottoposto ad una spietata ceretta in diretta di tv. Non si può dire che non siano vendicativi, in Questo Paese.


Nessuna arte è più complicata dell’interessarsi alla fenomenologia (e “trattarla metodologicamente”) di un paese e/o gruppo umano. I rischi infatti sono enormi e la ceretta è uno dei più temuti, anche da me che ho gambe assai pelose.
di G. il 10 aprile 2009 alle 13:56…Fantozzi, la smetta con quel mandolino!
di Tutti in campeggio. il 10 aprile 2009 alle 14:03—
Silvio Berlusconi appears to have made a serious verbal gaffe after telling a German TV station that the 17,000 people left homeless by the Abruzzo earthquake should consider themselves to be on a “camping weekend”.
Times online.
[...]
Italian Prime Minister Silvio Berlusconi’s energetic response to Monday’s earthquake has been generally praised despite his comparison of the ordeal of survivors staying in emergency tents to a “camping weekend.”
CNN.
[...]
Es klingt wie blanker Hohn: In einem Interview rät Berlusconi den Erdbebenopfern, die Zeit in den Zeltstädten als Urlaub zu sehen. Unterdessen ist die Zahl der Toten auf 250 gestiegen.
“Silvio Berlusconi zu Besuch bei den Erdbebenopfern in L’Aquila: Nehmt es wie ein Campingwochenende!”
Suddeutsche Zeitung.
Etc.
Tiziano Ferro ha detto che le messicane sono baffute e gli hanno fatto la ceretta.
di Il Corrispondente dal Contado il 10 aprile 2009 alle 14:03Se il Direttore dovesse mai dire che le donne dell’est sono facili, non oso immaginare quale prezzo dovrebbe pagare in questo orribile regime di vedetta per contrappasso.
Al di là del rispetto delle vittime, la mossa letale di Berlusconi è spassosa.
di El Vil Cabaret il 10 aprile 2009 alle 15:44