Osmannoro calling.

in "Firenze.co.uk, Slipperypop. La musica."

Lo so. Il titolo fa schifo però permette a chi sta scrivendo una piccola nota essenziale per il proseguo del post: scordatevi ogni tipo di oggettività da qui in avanti (elementi tipo una corretta analisi musicale o ambientale della terza serata di Italia Wave) poiché ieri sera ho visto Paul Simonon dal vivo e l’emozione continua ad impedire al mio cervello ogni forma di ragionamento non malato o eccessivamente indorato. Paul Simonon quello della copertina di London Calling e Guns of Brixton. Paul Simonon quello che con Joe Strummer, Mick Jones e Topper Headon è stato membro dell’unico gruppo inglese (definizione di un mio caro amico, valente musicista) “con groove”, vale a dire gli immensi Clash: the only band that matters. Paul Simonon che arriva a Firenze non come Bobo Vieri -ossia tra lo scetticismo generale- ma come un eroe (e non può essere altrimenti, o almeno dal mio punto di vista) e che non dice neanche una parola alla folla, salendo sopra il palco. Ma d’altronde cosa c’è da spiegare che già non sappiamo? Il suo progetto si chiama The Good, the Bad and the Queen e si basa sulla mente e la voce di Damon Albarn, Tony Adams alla batteria e il chitarrista dei Verve Simon Tong. Il concerto inizia più o meno a mezzanotte, quando si comincia a respirare per il fresco della sera e una barista di Forlì mi accusa del furto di una Tuborg.

Strano tipo, Damon Albarn. La prima cosa che noto è come dal vivo canti proprio come negli album, cioè non bene ma “a modo suo”, e certo non sono tanti quelli che possono permettersi un modo “loro” che sia rispettabile e non solo di facciata. Sicuramente The Good, the Bad and the Queen è stato un bel disco (tutti i principali giornali britannici lo hanno idolatrato, forse con eccessivo slancio) che rende bene nella dimensione live per merito delle facili linee armoniche (il Puntiglioso alle mie spalle sostiene che gli inglesi friggono la stessa zuppa dal sessantadue, solo che alcuni la friggono bene e altri da schifo. In questa sua netta divisione della scena musicale, Simonon e soci sicuramente friggono bene, anche senza troppi sforzi) e un pubblico accondiscendente pronto ad esaltarsi per ogni mossa da vecchia volpe di Simonon. Inutile specificare che il più grottesco tra i presenti ero io.
The Good, the Bad and the Queen hanno suonato per un’ora e mezzo circa. La scaletta più o meno è stata paripari la track-list dell’album, escluso il pezzo conclusivo strumentale, oggettivamente divertente: una specie di reggae che ha conquistato la platea e me, missione tra l’altro non impossibile visto che manca poco mi commuovo a vedere Paul Simonon che si accende la quinta sigaretta (il mio eroe ne fumerà otto durante tutto lo show) o beve i suoi cinque sorsi di rum. Quattro archi hanno aperto le danze, facendosi poi sentire anche di tanto in tanto nelle canzoni (ed a questo proposito ho una domanda sfiziosa per voi preparatissimi nerds: ma per suonare il violino o il violoncello bisogna essere carine e dolci dalla nascita, o si tratta di una condizione che matura man mano vai avanti nello studio dello strumento? Tutto questo per dire che mentre le musiciste muovevano a ritmo la testa, io sognavo di salire sul palco e baciarle tutte in fila, per poi fuggire con loro e Simonon in un posto romantico come Rejkyavík o Helsinki.)

Ultimo particolare, The Good, the Bad and the Queen (ah, una precisazione essenziale anche se piazzata solo alla fine. So bene che il gruppo non ha nome e questo è solo il titolo dell’album, ma tutti li chiamano così per comodità e quindi anche noi ci adeguiamo) sono stati preceduti da Joan as a police woman, voce femminile newyorkese che molti hanno gradito ma che io ho trovato di una noia insostenibile. Naturalmente mi spiego la cosa pensando che la povera Joan Wasser non ha mai fatto parte dei Clash, da sempre unico parametro per me con il quale dividere il mondo tra buoni e cattivi.


  1. Avevo scritto un lunghissimo commento, articolato e pungente, ma la mia imperizia (…) lo ha disperso (DESPAIRS!) per sempre nell’etere.
    Quindi dico solo che vedere Paul Simonon mi ha suscitato più o meno le stesse senzazioni dei miei che ballavano una mazurka alla festa metrimoniale che mi ha precluso la partecipazione alla quarta serata dell’Italia Wave.
    Niente di paragonabile a Chuck Berry al Pistoia Blues del 2005 ma poco ci manca.
    I The Bad The Good And The Queen (nome pretenziosissimo in quanto lungo, potevano chiamarsi “I Ganzi”), sono stati bravissimi, d’altronde.
    Ma anche i miei.

    di Il Puntiglioso Redattore

  2. Qualcosa di paragonabile a Kim Gordon che balla il ballo del qua qua a Ferrara?

    di Il Corrispondente dal Contado

  3. Odio Capossela.

    di Anonimo.

  4. Alcune scene da matrimoni in casa Puntiglioso.

    http://www.nomadelfia.it/download/Foto/Danze/Mazurka1.jpg

    http://perso.orange.fr/souleiado.margarido/images/mazurka3.gif

    http://volubilis.jubiiblog.fr/upload/mazurka.jpg

    di Gab.

  5. Capossela va ucciso, sottoscrivo. E pure i Kaiser Chiefs, hooligans tamarri buttati su un palco.
    Italia wave è stato una merda, suvvia, diciamolo.
    L’anno prossimo potrebbero chiamarlo “Beirut Wave”.
    .m

    di montgolfierboy

  6. capoosella in pasto ai pesci lui e quella tuba odiosa

    arezzo wave è finita, tutto qua. questa festa della repressione, degli stewart aggressivi e della scortesia è semplicemente un’altra cosa.

    di pescatore

  7. “Si stava meglio quando si stava a Arezzo”

    Son sicuro che l’Organizzazione sarà felicissima di vagliare le lamentele di ogni spettatore.
    Solo, evitate di dire: “è stato una merda perchè non potevamo portarci 8 damigiane di vino fatte dallo zio che ha la cantina in Maremma.”, oppure “La fruizione a 360° della musica proposta è stata preclusa dalla mancanza di un numero congruo di cani”.

    di Il Puntiglioso Redattore

  8. PS. Ma è una questione di tuba come accessorio in sè o cosa? Perchè la tuba di Albarn non mi è dispiaciuta.

    di Il Puntiglioso Redattore

  9. Condizionato dalla mia formazione post-punk e teknusa, preferivo quando c’erano i cagnacci i pusher i mostri e le sound, tuttavia non posso fare a meno di sottolineare come l’isteria poliziesca derivasse semplicemente dallo scandalo TV creato ad arte dalle Iene l’anno scorso. Era prevedibile che tutti volessero un pugno di arrestati con cui sedersi al tavolo delle trattative.
    Lo scarso apprezzamento mostrato da molti, inoltre, deriva a mio avviso da cinque fattori:
    - La suddetta isteria securitaria (sgradevole ma inevitabile).
    - Ad Arezzo Wave gli stewart erano volontari locali, gente che amava la manifestazione e la sentiva propria (ed era quindi gentile), mentre qui erano soldataglia mercenaria che si limitava a “non voler beghe.”
    - I fiorentini criticano sempre tutto.
    - La location era oggettivamente orrenda, ma d’altronde non è che ci fossero grandi scelte a meno di devastare il Giardino di Boboli.
    - Quando c’era Arezzo Wave (specie all’edizione 1996) eravamo una minima più giovani ed entusiasti.

    di L'Illuminato del Quartiere

  10. Attenzione. Tre uomini sono stati arrestati durante il live di Carmen Consoli (il carcere è una opzione migliore rispetto a dover sentire la cantautrice catanese) per possesso di droga. Due chili e mezzo di marijuana destinati ai ragazzi di Slipperypond, come al solito appoggiati alla balaustra tipo bulli di paese.
    Un fiorentino di 38 anni (…e noi abbiamo qualche sospetto) è stato beccato con 20 grammi di hashish nel marsupio e fuggendo ha distrutto alcune macchine parcheggiate.
    I rock-sindaci Domenici e Giannassi contravvengono alle parole dell’Illuminato sostenendo che l’Osmannoro sia a tutti gli effetti “un luogo dalle potenzialità enormi.”

    di Fonte Ansia.

  11. Ahimè…l’Italiawave è finito…niente più polvere..niente più birra..(almeno non a quella cifra..)niente più balli sfrenati..musica..niente caldo asfissiante..niente puzza dei cessi chimici che negli ultimi giorni aveva raggiunto livelli indescrivibili a parole..L’ultima serata non l’ho vista..ma la penultima me la sono “gustata” fino in fondo..apre un gruppo molto gggiovane..Cappelli a cilindro..gruppo romano de roma..molto bravi (sarà che il cantante era un gran gnocco e il suo fascino mi ha stregata..)si zompetta a ritmo di tromba..e il pubblico chiede pure il bis..segue la band degli Alborosie..provenienza jamaica..ma che di jamaicano non ha proprio un bel niente visto che il gruppo è di milano. Susana Baca..una cariatide peruviana con abito giallo svolazzante che fa dormire grandi e piccini..e qualche piccione..i Leningrad..direttamente dalla russia con furore..non riesco ad ascoltarli..troppo sperimentali per chi come me è già immersa nella polvere da 3 ore..e si è già scolata 3 birre..(15 euro)..ma c’è l’Orchestra di Piazza Vittorio che mi risolleverà..penso io..e invece niente..delusione..ma c’è Vinicio che mi allieterà..ma niente..solo un gran mal di schiena..potrei restare ad ascoltare il Trio Voces Intimae che suona Schubert..ma ho il naso pieno di Super Caccole Nere..il portafogli vuoto..e un gran sonno..Ahimè..è finito l’Italiawave..se dio vuole.

    di La sexy psicologa

  12. IDQ DOCET

    http://personaggiprecari.splinder.com/post/13222384

    di ansa

  13. comunque, con o senza te, Paul Simonon con le violiniste/violoncelliste ci fugge lo stesso - allo show a Londra si è fatto vedere (mentre parlavamo amabilmente con Damon e Tony) giusto per scappare in macchina con una di loro, con grande disappunto generale. a Firenze invece non s’è visto.

    di ornella

  14. una manifestazione ripugnante

    di wavefoba

  15. il risultato e’ che italia wave e’ stato un flop enorme! Troppi punti a sfavore rispetto ad arezzo wave!
    La location brutta e brulla immersa negli scarichi delle industrie e vicinissimo alla raccolta di rifiuti di tutta la valle superiore dell’arno, sbirri agguerriti, stewart che alle 20 e 55 gia’ ti in obbligavano a fare il biglietto. E poi diciamocelo il concerto a gratis non rientra nella cultura fiorentina!

    di Cubito

  16. Vi siete gia’ scordati l’anfiteatro luogo di mirabili gesta?

    di Cubito

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