Torino is burning

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

turin013Ero su un Intercity Firenze-Torino; avevo appena finito di abbassare tutti i sedili a livello del terreno e di chiudere le tendine quando ha ricevuto una chiamata dallo yacht del Feroce Direttore, attraccato sulle coste del lago Balaton.
- Pronto.
- Illuminato, lei è una vergogna. Prima ciancia di rilanci e poi salta le domeniche.
- La verità è che sono in sciopero.
- In sciopero?
- Non abbiamo messo le nuove fotine con i sosia. Io in uno dei post avevo annunciato le nuove fotine. La redazione di Slipperypond mina con l’inazione la mia credibilità giornalistica.
- Mh. Dove sei?
- Sto andando a Torino.
- Ecco, potresti recuperare la tua credibilità con uno dei grandi reportage sul campo che hanno fatto grande la tua firma su Slipperypond. Un articolo sulla Fiera Internazionale del Libro!
- Ma…
- Marsch!

Era la mia terza Fiera Internazionale del Libro di Torino. Vado solo negli anni dispari. La prima, nel 2005 fu molto bella: feci serata al Link di Bologna; venni recuperato esausto dal camper di Mostro e andammo a Torino a volantinare la rivista stessa. Ricordo che vidi


Antonio Moresco – erano i giorni dello scisma di Nazione Indiana, in un’epoca remota in cui i giornali davano ancora retta alle riviste online – dire delle cose che mi sembrarono gravi e importanti, ma avevo d’altronde ancora i postumi della serata precedente.
La seconda, nel 2007, vide me e l’altro fondatore SIC salire per promuovere la SIC. Ci sentivamo molto ganzi perché avevamo un invito a presentare il nostro progetto e io avevo appena pubblicato un libro anche se il mio editore non aveva uno stand alla mostra, anzi stava già scomparendo nel nulla.
La terza era questa, e stavolta avevo un biglietto pagato da un editore con uno stand gigante alla mostra, e ben quattro inviti ad altrettante presentazioni o dibattiti. Il morale era quindi alto, ma la chiamata del Feroce Direttore mi preoccupava. Di che parlare? Da fuori la gente immagina sempre la Fiera del Libro come un’occasione di grande interesse mondano e culturale. In realtà è quel tipo di festa dove – se sei un autore o un editore – ti si nota di più se non ci vai, e quindi andare è importante, ma solo per questo. A parte la possibilità di incontrare i colleghi, è sostanzialmente un mercato del lesso, con poco ossigeno e tanti banchi coi libri venduti a chilo. La soddisfazione è direttamente proporzionale a quanti libri si hanno quando si esce.
La cosa migliore che posso fare è quindi parlare dei libri che ho comprato.

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I racconti di Durrenmatt! Libro prestato e mai tornato, come non approfittare dello sconto VIP allo stand della grande “F”? Contiene “Natale,” che vale la pena riportare sempre e ovunque:
“Era Natale. Attraversavo la vasta pianura. La neve era come vetro. Faceva freddo. L’aria era morta. Non un movimento, non un suono. L’orizzonte era circolare. Nero il cielo. Morte le stelle. Sepolta ieri la luna. Non sorto il sole. Gridai. Non mi udii. Gridai ancora. Vidi un corpo disteso sulla neve. Era Gesù Bambino. Bianche e rigide le membra. L’aureola un giallo disco gelato. Presi il bambino in mano. Gli mossi
su e giù le braccia. Gli sollevai le palpebre. Non aveva occhi. Io avevo fame. Mangiai l’aureola. Sapeva di pane stantio. Gli staccai la testa con un morso. Marzapane stantio. Proseguii.”

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Un lavoro sporco di Christopher Moore. Probabilmente il libro con la migliore quarta di copertina di sempre. Lo stand della Elliott si presentava bello ampio e glorioso, e dietro a questo libro ho letto questo brano, che pare scritta da un membro di Slipperypond in cartone:
Charlie aprì la porta della stanza lentamente, per non spaventare Rachel. Già si aspettava un affettuoso sorriso di disapprovazione, e invece la trovò che dormiva, o almeno così gli parve. E accanto al suo letto c’era un uomo di colore molto alto, vestito di verde menta.
«E lei che cosa fa, qui?».
L’uomo in verde si voltò, allarmato. «Può vedermi?». Si indicò la cravatta color cioccolato; per un attimo, a Charlie vennero in mente quelle mentine sottili che ti fanno trovare sul cuscino negli hotel di categoria superiore.
«Certo che la vedo. Che cosa ci fa in camera di mia moglie?».
«Questo non va bene» disse Verde Menta.

Purtroppo il libro non vale la quarta, l’ho abbandonato al ritorno, all’altezza di Genova Brignole.

classe
La futura classe dirigente di Peppe Fiore. L’autore ebbe la sfortuna di essere presentato alla Mel Bookstore da ben tre membri di Slipperypond; il minimo che potessi fare per risarcirlo del danno morale era comprare il suo nuovo libro.

Dopo qualche ora respirando quell’aria priva di ossigeno ho iniziato ad avere allucinazioni e mi sono convinto di essere alla Fiera di Lucca, così da quel momento ho comprato solo fumetti. Fortunatamente mi ha detto bene con New York diary di Julie Doucet, che è un classico straordinario. Lo avevo letto alla mediateca di Stoccolma e aspettavo da anni l’edizione italiana. Brava Purple Press.

Layout 1

Ho preso poi Perché ho ucciso Pierre, di Olivier Ka e Alfred, un fumetto che ha fatto incetta di premi ed è molto ben fatto, soprattutto graficamente, ma un po’ telefonato almeno per chi sa già che quei birichini dei preti a volte fanno quelle cose là.
perchehouccisopierre

Ma soprattutto
rughe
ecco (ecco!) il vero motivo per cui ho scritto questo post: volevo fare pubblicità a Rughe di Paco Roca. Compratelo, è bellissimo. Se lo comprate e non vi piace, Slipperypond vi rifonderà il prezzo dell’albo in adesivi di Slipperypond (garantisco io). Buona lettura.


  1. A seguire cosa avrei provato a rubare io dalle bancarelle degli editori a Torino:

    1)Littell Jonathan – Il secco e l’umido. Una breve incursione in territorio fascista. Einaudi 2009.
    2)Judt Tony – L’ età dell’oblio. Sulle rimozioni del ’900. Laterza 2009.
    3)Aust Stefan – Rote Armee Fraktion. Il caso Baader-Meinhof. Il Saggiatore 2009.
    4) Engleheart Murray e Durieux Arnaud – AC/DC. La biografia. Arcana 2009. “Provate ad immaginare un mondo senza AC/DC.”

    di Gab.

  2. Nota buffa:
    paese ospite->Egitto
    unico cibo disponibile in situ->Maiale (porchetta o hot dog suini)

    di IdQ

  3. Mai titolo fu più adatto ai giorni in cui Torino ha ospitato il Salone. In quei dì, infatti, si consumava l’eroica protesta contro il G8 delle Università (manco ne conoscevo l’esistenza). L’Onda si è tuttavia infranta sugli scogli della solita conclusione gratuitamente violenta. Come da copione. Peccato. Nel mio quartiere, al centro del tifone, nessuno capiva per cosa si protestava, cosa ci facessero tutti quei bidoni rovesciati in mezzo alla strada e perché alcune automobili son state vandalizzate. Per fortuna, la frangia più seria dell’Onda ha poi fatto una colletta per risarcire i danni, almeno in parte. I picchiatori rivoluzionari invece son tornati a casa felici e contenti.

    di lucaborello

  4. Senza per questo negare l’inutilità degli scontri, aggiungerei al novero delle cose difficili da capire l’aver scelto un nome così infelice per una riunione tra rettori, l’aver militarizzato il castello del Valentino e tutta la zona circostante e l’aver chiuso Palazzo Nuovo senza alcun preavviso.
    Segnalo il punto di vista di un docente che spesso dice cose interessanti:
    http://tinyurl.com/obmcc3
    Quanto al salone (fiera), mi sto ancora chiedendo cosa abbia impedito alla manifestazione nazionale dei lavoratori Fiat di concludersi lì e non duecento metri più in là, davanti a una palazzina deserta e tra inutili battibecchi.

    di Antonello Da Messina

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