“Aliene da ogni civile e honesto vivere”

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

167-87Mi scuserete se continuo a tediare il lettore con storie ormai vecchie e passate di vita fiorentina. Lungi da me l’idea di mettere a paragone quegli antichi tempi illiberali e incivili con la moderna, progredita e luminosa età contemporanea. Un qualche interesse, anche solo per soddisfare un certo gusto per l’aneddoto tipico del lettore medio di Slipperypond, può essere offerto da una breve disamina delle leggi e dei bandi che il Ducato – poi Granducato – di Toscana escogitò per frenare il problema sociale numero uno: quello della povertà e del disagio che essa arrecava al quieto vivere.

Dei benestanti, ovviamente.

In linea con le disposizioni in voga all’epoca in tutta Europa, se uno degli elementi fondamentali delle norme sugli indigenti era l’insistere sulla differenza tra veri e falsi poveri, l’altro elemento onnipresente era la determinazione a non ammettere nello Stato forestieri poveri, per poi punirli e cacciarli quando beccati.

Un posto speciale era occupato da una classe di indesiderati ancora in gran voga, gli zingani. Nominati, per la prima volta in Toscana, in un provvedimento a loro dedicato, in realtà bazzicavano l’Europa “occidentale” già dal XIV secolo; nel Bando Sopra i Zingani, e Zingane del dì 3 Novembre 1547 si legge che:

considerando di quanto danno siano stati per il passato, & di presente ancora sieno i Zingani, & Zingane, che si sono alloggiati, & alloggiano appresso alla città di Fiorenza, & per il Contado, & Dominio di essa, & quanto sinistro con li loro cattivi portamenti arrechino alli Cittadini artefici, & Contadini, per li assai immoderati danni, che da loro si sono ricevuti, & ricevono giornalmente, & quanta comune utilità, tenendone purgato il ducale stato di S. E. I. ne habbi a risultare“,

si informavano chiaramente gli Zingari

che infra un Mese prossimo futuro debbino havere sgombro il detto Dominio Ducale di Fiorenza, sotto pena di essere fatti prigioni & mandati in galera a beneplacito del loro ufficio [specificando che ] si è rivocato, & revoca per virtù della presente provvisione, & bando ogni patente, salvacondotto, & autorità, che gli havessino insino a questo presente giorno“.

In pratica, non avrebbero avuto più effetto le tante lettere e autorizzazioni che con fatica gli Zingari si erano procurate. In un bando che interessa Siena, a dire il vero, si specifica che ci si riferisce solo a quegli Zingari “quali non siano accasati, e ridotti ad habitare con esercizi, & abiti leciti, e non Zingareschi da molti anni addietro in alcuna delle terre del dominio, e stato di questa Città“.

Il documento clou, che sarà più volte aggiornato e irrigidito nei decenni, è pero il Bando pubblicato contro Vagabondi, Birboni, Cantimbanchi, Cerretani, & simili del dì 21 luglio 1590. Una perla di cui mi piace sottoporvi alcuni stralci:

Il Serenissimo Gran Duca di Toscana, & per S. A. S. gli spettabili, e dignissimi Signori Otto di Guardia, e Balia della Città di Firenze. Per ovviare a molti inconvenienti e disordini di latrocinij, assassinamenti, e scandoli, e massime di quelli che vengano di stati alieni a
mendicare in pregiudizio de’ poveri della città inabili a lavorare, e guadagnarsi il vitto. Però dalle prefate cause, mosse per ordine espresso della prefata S. A. S. per il presente bando bandiscano dalla città di Firenze e dominio Fiorentino e da ogni parte di esso
includendo la città, e montagna di Pistoia, e qual si voglia luogo esente, e privilegiato tutti gli vagabondi, furfantoni, birboni, cerretani, cantimbanchi, e tutti gli huomini, e donne quali sieno inabili a poter lavorare, o far qual si voglia esercizio permesso, e che vivono
otiosamente, che fra tre giorni doppo la pubblicatione del presente bando, debbino aver sgombrato delli stati di S. A. S. con comminatione che vi saranno trovati, incorrino in pena della Galea li huomini che saranno maggiori di anni 15 a beneplacito della prefata S. A. S.
e li minori di anni 15 compiti, per la prima volta ad essere frustati, e quanto alle donne sotto pena della frusta
“.

Ma uno dice: e se qualcuno li faceva entrare o, peggio, se sapeva della loro condizione e non li denunciava? Bene:

E parimente prohibiscano che tali persone ne altri mendicanti forestieri di qual si voglia età, o sesso siano lassati entrare nelli stati di S. A. S. ne passati a Porti, e barche particolarmente del Serchio, sotto pena ai barcaioli e portinari di scudi dieci e tratti tre di fune per ciascuno, e ciascuna volta che passeranno sopra lor barche, o Navice, li detti mendicanti forestieri, e persone non habili a lavori, o qualche esercitio, non siano lassati entrare nelli stati di S. A. S. ma ne siano cacciati, e non raccettati da osti, ne da tavernieri, o spedali ne da qual si voglia altra persona sotto pena dell’arbitrio di loro Signorie, nella qual pena incorreranno le guardie della Sanità, e ministri delle porte della
Città, tutti gli altri ofitiali di qual si voglia sorte che questo permetteranno, sendo mente delle Signorie loro, che le limosine, e opere pie quali si fanno in detta Città e stato servino per li poveri di esso stato, e non per birboni, e mendicanti che vengono a sfamarsi
“.

Il problema, però, era che questi stranieri erano sì birboni, ma quando serviva molto utili all’economia del Granducato. Lo si vede nel successivo Bando per conto dei forestieri del dì 26 giugno 1591:

considerato che nella presente mietitura detta proibizione, e Bandi possono portare qualche incomodo a riporre Grani, e Biade [...] sia lecito dalla pubblicazione del presente Bando in avanti a tutti gli forestieri che vorranno venire a stare nelli Stati dell’A. S., e passare per Essi particolarmente per andare in Maremma, quali forestieri siano atti ad aiutare la ricolta particolarmente per la lega, e mietitura che possino farlo, e sieno tollerati, e permessi come se detti bandi fatti non fussero, o già fusse il loro Offizio finito, intendendo il tutto a puro, e sano intelletto, e per quelli che veramente avevano intenzione di venire, e passare per affaticarsi, e lavorare, e non per quelli che volessero andare furfantando non ostante &c. mandantes &c“.

Per maggior sicurezza e controllo il Bando sopra al non dar nota di forestieri per li albergatori del dì 11 ottobre 1593 prevedeva che:

Il Serenissimo Granduca di Toscana, e per S. A. S. gli spettabili Signori Otto di Balia della Città di Firenze, fanno per il presente pubblico Bando notificare a ogni, e qualunque Albergatore della Città di Firenze, & a qualunque altro, che tenga Camere, Locande, & alloggino a prezzo, che debba, e sia tenuto sera, per sera portar distinta nota in buona forma in sur un foglio delli Forestieri con li nomi propri loro e di loro padre, e della patria donde saranno, & tal nota portare al Magistrato deglʹOtto, o al Bargello di Firenze, sotto pena di scudi 25 per ciascuna volta che trasghediranno. E dʹaltre pene, sino alla Galera, inclusive a dichiarazione del Magistrato, e secondo la qualità de casi, e delle persone, avvertendo che se ne terrà diligente inquisizione, e contro a trasgressori si procederà al castigo con ogni rigore &c“.

Figurarsi. Pregiudizio verso gli stranieri (a meno che che non si dedicasserostagionalmente – a qualche lavoro faticoso), particolarmente feroce verso un popolo etichettato genericamente come “zingaro”, minacce e punizioni a chi non li denunciasse, compilazione di liste con nomi da consegnarsi agli organi di giustizia dello Stato.

Che tempi.


  1. Casca a puntino. Oggi ho scoperto una cosa che ho pensato peccato non essere un giornalista di libero: c’erano quella specie di mimi/suore (sono in effetti tre, anche se identiche tra loro) che scuotono un fiore e chiedono l’elemosina e piacciono tanto alle colonne di turisti crucchi (a noi che ci abitiamo rompono i coglioni quanto tutti gli altri, anche se mai quanto quelli della comunità Lautari). Le ho guardate passare e sotto le tuniche bianche ho notato paia di sandali con tacco a zeppa di corda, praticamente l’uniforme della donna rom. Feltri mi senti?

    di IdQ

  2. Non so come mai (eppure me l’hanno spiegato) ma a Milano davanti alla sede di Libero c’è sempre un corposo schieramento di polizia. Penso che Feltri tema un attacco di donne con tacco a zeppa di corda.
    Magari…

    di Gab.

  3. Preciso inoltre che il titolo di Balia della Città di Firenze, tuttora di massima importanza negli equilibri istituzionali locali, è dal 2005 appannaggio del Feroce Direttore di Slipperypond

    di VanoTecnico

  4. Albanesi e zinghi. Mi sa che SP sta con Spini.

    di IdQ

  5. “Quella festa del Premier in Sardegna con cinquanta veline e starlette.”
    [...]
    No, via. Uno può dire tutto. Però resta fuori di dubbio che a Berlusconi debba essere tributato il giusto riconoscimento per avere sdoganato nella cultura c.d. occidentale il concetto di harem.
    Certo ci aveva provato Craxi con le pornostar ma ogni harem che si rispetti deve essere formato da teen-ager e al massimo ‘una’ tardona.

    di G.

  6. P.s. Scusate l’off-topic ma forse neanche poi tanto. Può essere infatti che i signorotti (o i religiosi) della Firenze che fu si misurassero in esercizi del genere.

    di G.

  7. Chissà cosa avrebbe fatto il Serenissimo Granduca al posto di Donzelli

    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2009/29-maggio-2009/i-tremila-volantini-donzelli–1501408979803.shtml

    di CdC

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