in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."
Non so se vi sia mai capitato di imbattervi in qualche gioco cosiddetto educativo. Ce ne sono diversi, e spesso nella nostra carriera scolastica ci sono stati propinati con l’inganno, contrabbandati come semplici giochini divertenti e solo troppo, troppo tardi rivelati come temibili strumenti di istruzione. Orribili, deludenti, ingannevoli cavalli di Troia del ministro dell’Istruzione di turno (ah, gli anni ’80, quando ancora usare la parola troia e ministro nella stessa frase non dava adito a facili battute), marchingegni senza nerbo o narrazioni annacquate, esili pretesti per veicolare concetti e nozioni. Tipicamente il gioco educativo prometteva di insegnare divertendoti, e infine si rivelava un labirinto stampato che Garibaldi doveva attraversare per arrivare a Teano. E tu, bambino, sentivi per le prime volte quelle brutta sensazione di un entusiasmo che si spenge, e capivi a tue spese cosa significa essere traditi. Era lo stesso per i materiali audiovisivi: vi mostreremo un cartone bambini, vi piacerà. Luci che si abbassano, occhi che brillano, manine che sudano in attesa dell’incanto, giovani anime cullate dal frinire del proiettore e – SBAM – parte il filmino sulle proteine fatte a forma di lettera corrispondente che si rincorrono, con annessa voce narrante catatonica e colonna sonora cool jazz di quart’ordine.
Ed è a quello che pensereste probabilmente leggendo dell’uscita di un videogioco ispirato all’Inferno di Dante, segnalatoci dall’amico Gioru. Ma sbagliereste.
La gente della Electronic Arts pensa in maniera diversa. Non intrattenimento asservito alla cultura, ma la cultura asservita all’intrattenimento. Ritenendo Dante il primo scrittore fantasy della Storia, la EA ha lasciato perdere la lezione del Doré e ha sfruttato le terzine del poeta divino per realizzare un gioco di mazzate.
Perdonerete dunque alcune licenze nella storia del gioco, Dante’s Inferno, in uscita nel 2010, che vado testè a raccontare.
Dante, un cazzutissimo signore muscoloso, torna dalle Crociate. Beatrice, la sua amata, è morta. Voi fiorentini di oggi vi scoraggereste subito, gentaglia senza nerbo capace persino di votare Razzanelli, ma Dante decide che nella lingua che si accinge a nobilitare con la sua Opera non ci dovrà essere spazio per la parola “rassegnazione“: prende e va all’Inferno per riprendersela. Prima, però, combatte la Morte, fottendole la falce che userà agilmente insieme a una croce fiammeggiante nei vari schemi successivi per falciare nemici dannati, demoni e quant’altro. Pare lecito aspettarsi – ma andiamo a naso – che il boss finale da sconfiggere sia Lucifero in persona.
E così a quanto pare te la vedi con Caron dimonio, con Minosse, e dato che attraversi il Limbo anche con le anime dei neonati non battezzati, che devi falciare e dilaniare in gran quantità – e voi che pensavate che investire le vecchiette in Grand Theft Auto fosse roba da duri. Se è lecito pensare che dietro sta storia del Limbo ci sia la longa manus del neoconservatorismo vaticano o qualche levebriano infiltrato in EA, uno rimane abbastanza basito dalla riduzione e banalizzazione del soggetto della Commedia. Ma sia come sia, probabilmente questo videogioco avrà solo due conseguenze concrete nel mondo reale:
1. sebbene la EA arts non avesse scopi didattici, proverà che insegnare divertendo è – cazzo se lo è – impossibile. O si prova a insegnare, o si prova a divertire.
2. guadagnerà caterve di 4 sul registro agli sciagurati che durante l’interrogazione confonderanno la Commedia con il videogame, e finiranno col dire castronerie allucinanti di cui i professori si affanneranno invano a capire la genesi.
Ma resistiamo alla tentazione di fare i puristi: l’importante è che il gioco funzioni, per carità, e poi le nostre esperienze videoludiche si limitano a estenuanti sessioni di Pro Evolution Soccer (la droga del fanatismo calcistico avvelena più settori della nostra vita) e qualche partita di Super Mario Kart, in cui piuttosto che falcidiare neonati non battezzati viene da recriminare “CATTIVO!” se la Principessa o un italoamericano baffuto ti hanno sorpassato in curva urtandoti con gusci di tartaruga rotanti. Ci incuriosisce anche il gioco dei Beatles lanciato in questi giorni da Microsoft. Naturalmente speriamo si tratti di uno gioco violentissimo in cui controllando un redivivo John Lennon puoi prendere a mazzate in testa Yoko Ono.
Come Redazione di Slipperypond, ci auguriamo solo che ci sia uno schema in cui le acredini contro Bonifacio VIII diventano ceffoni veri, e da buoni campanilisti speriamo non manchi una combo per lanciare l’invettiva contro Pisa: Dante, falce della Morte in spalla, parte da Piombino al timone di un rimorchiatore per muovere Capraia e la Gorgona e far da siepe all’Arno in sua foce.

Da profano (e mai termine fu più adatto) dico soltanto che il filmato è assai cool. Però non conta il mio parere poiché “giochino” per me è soltanto qualcosa attraverso il quale puoi fare gol e nel quale ti sia data la possibilità di scegliere la Viola. All’Inferno dubito possa accadere.
di G. il 3 giugno 2009 alle 13:45Sembrerebbe ganzissimo
di Anonimo il 3 giugno 2009 alle 15:03Ahah! Bell’articolo, complimenti. In effetti come valvola di sfogo dello studente represso potrebbe funzionare parecchio bene questo gioco, se ci caliamo nei panni dell’alunno liceale.
di Gioru il 3 giugno 2009 alle 20:07Mi domando però che avrebbero detto gli inglesi se la EA avesse proposto uno shooter basato sull’opera di Shakespeare…
“Something is rotten in the state of Denmark” (Carica il fucile a pompa) SBUM SBUM SBUM
oppure:
“Come not between the dragon and his wrath – I’ma kick yer ass” (Carica il fucile a pompa): SBUM SBUM SBUM
di Il Corrispondente dal Contado il 3 giugno 2009 alle 21:12Battute del genere le puoi fare solo te e Donald Barthelme! Mitigo!
di Un Vile Cabaret il 4 giugno 2009 alle 15:54