Vivezza che non v’è mai ove non si moltiplicano i viventi
in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."
L’estate fiorentina sta per entrare nel vivo e noi, da inguaribili insoddisfatti, affiliamo i coltelli, felici – come solo i fiorentini sanno essere – di non divertirci in modo da poter compiutamente criticare e lamentarci. Con un occhio triste al passato, spesso una vaga e indefinita età dell’oro in cui la città brulicava di eventi di ogni genere e tutti erano liberi di godere dei mille sollazzi che Firenze concedeva senza sosta.
Mi sento quindi autorizzato a continuare col mio noioso esercizio (che farebbe inorridire ogni storico coscienzioso) e mettere a paragone la Firenze di oggi con quella di un paio di secoli e mezzo fa. Del tutto arbitrariamente, come piace a noi di Slipperypond.
Trovo soccorso nella “Descrizione del viaggio di Giovan Battista Malaspina nell’anno 1785 e 86″, casata da sempre amica di Slipperypond. Giovan Battista, partito da Napoli e diretto in Portogallo, trovò occasione per una visitina a Firenze, da cui mancava da 32 anni. Come la trovò?
“Eravi [...] una volta un numero di mendicanti insopportabile, ed erano le strade assai guaste per mancanza di cura e lorde a un grado da far ribrezzo. Ora tutto è nel miglior possibile sistema, cosicché combinandosi la magnificenza e buon gusto del materiale cogli attuali vantaggi provenienti da più saggi regolamenti del governo, io conchiudo, che Firenze sia città non solo delle primarie d’Italia, ma bensì delle migliori dell’Europa tutta”.
Non male. Il Nostro continua con un gran lodare monumenti, costumi cittadini, squisitezza e economicità dell’ospitalità (già, a Firenze…). Ma è sul finale che cala la mazzata:
“Il divertimento del teatro è quasi continuo in Firenze nel corso dell’anno. Fuori di questo, poco vi è di alimento alla società. In detti siti ho potuto vedere buona parte della nazione, ed ho ivi osservato che le donne di Firenze, nel modo di accomodarsi, sono le più perfette imitatrici di quelle di Parigi. La nobiltà a cui io fui presentato è di un tratto garbatissimo, e la civilizzazione di tutti i ceti del paese è tale che non potrebbe immaginarsi la più perfetta.
Parlo però della bonomonia della nazione, qualità a lei generale, mentre in quanto ai talenti, mi è parso che tutto il progresso sia nella classe del popolo; nelle rimanenti classi ho creduto di veder piuttosto diminuzione per questa parte; io non vi ho veduto quel dono di eloquenza, quell’estro vivace di cui il toscano andava una volta fornito, ed una monotona freddezza sembravami essere il carattere generale della nazione. Soleva io perciò dire che la città di Firenze era un paese montato colla sordina.
In Firenze non vi sono delitti perché non vi si alimentano i vizi. Una nazione arrivata ad uno stato di sì invidiabile depuramento dee reputarsi felice. Ella però a tali condizioni non brillerà molto al cospetto del mondo; e Firenze, nello stato suo presente, sembra realizzare l’opinione dello scrittore inglese Mandeville“*.

“In Firenze non vi sono delitti perché non vi si alimentano i vizi” è stupendo.
di Gab. il 9 luglio 2009 alle 19:22“In Firenze non vi sono delitti perché non vi si alimentano i vizi” è chiaramente riferito al periodo precedente la fondazione di Slipperypond.
P.S. ed anche un po’ O.T.: La Redazione ed il sottoscritto sono da ieri ufficialmente amici su Facebook – aspetto fiducioso la mia quota-omaggio di adesivi
di ZAL (ex Saccente Scandinavo, causa trasferimento) il 10 luglio 2009 alle 00:01“In Firenze non vi sono delitti perché non vi si alimentano i vizi”
di ANTONIETTO da SCANDICCI il 10 luglio 2009 alle 06:27Est uni frasario VELOCIPARO de senpiero modernoso!