Segnalazione.

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

«Il Wall Street Journal conferma: l’amministrazione Usa rinuncia a costruire un sistema antimissile in Polonia e Repubblica Ceca.» A seguire, qualcosa sulla faccenda finita nei mesi scorsi sul Válečky.

Non per Natale, Dmitrij.
6 novembre 2008.

Nel suo intervento di ieri al Parlamento Federale anche Dmitrij Anatol’evič Medvedev ha contribuito al nuovo corso mondiale inaugurato con l’elezione di Barack Obama, dichiarando che verranno al più presto installati nell’enclave russa di Kaliningrad sul Baltico un po’ di missili Iskander in risposta al presupposto dispiegamento dello scudo antimissile statunitense in Polonia e Repubblica Ceca. Questo è ciò che in zona chiamiamo tendere la mano. Ma non solo: verrà anche effettuata una ‘operazione di disturbo radio degli impianti del sistema Usa’ e saranno mantenuti in ‘stato di massima operatività’ i tre reggimenti missilistici nella città di Koselsk, Russia centrale. Sia mai. ‘I missili Iskander saranno schierati nella regione di Kaliningrad per neutralizzare il sistema missilistico di difesa americano’ ha spiegato Dmitrij Anatol’evič Medvedev ieri, augurando ad Obama un buon lavoro e soprassedendo sul fatto che lo scudo ancora non c’è ed in molti dubitano persino che mai ci sarà. (Per la cronaca gli Iskander sono missili con un raggio fino a cinquecento chilometri. Nella norma li ritengono abbastanza precisi però vai a sapere. Ecco l’ottimo motivo per il quale a Praga negli ultimi tempi si preferisce girare con ombrelli molto larghi e resistenti agli urti. Inoltre per adesso sono sprovvisti di testate nucleari ma in futuro chissà; porsi limiti in questo settore sarebbe deprimente e pochissimo russo. O almeno russo nell’accezione che il nuovo corso moscovita intende dare al termine.)

 

Varie domenicali a tema.
9 novembre 2008.

Il Vano Tecnico di Slipperypond -versione 2.0 della Sibilla Cumana- mi bacchetta da qualche giorno perché non avrei concesso dignità di post ad un mio breve commento sulla faccenda del posibile scudo missilistico USA in Repubblica Ceca e gli enormi radar polacchi progettati a poca distanza. Provo a rimediare cavalcando l’onda della parole di Gorbačëv ieri su Obama, riportate velocemente dai quotidiani italiani ma molto dibattute sulla stampa estera. Per chi avesse avuto di meglio da fare nella serata del venerdì, il concetto espresso da Gorbačëv potrebbe essere così riassunto in due righe: Obama per prima cosa dovrà ricucire il rapporto con la Russia deteriorato da Bush e compagni dopo anni e anni di meticoloso lavoro diplomatico sopra e sottobanco, e ciò dovrà essere fatto attraverso la realizzazione delle tante promesse statunitensi non mantenute, lasciando stare una volta per tutte l’allargamento costante della NATO, idea che ai russi non è mai piaciuta granché, e tenendo conto di quel settanta percento della popolazione ceca che non vuole un impianto missilistico in un boschetto a sessanta chilometri dalla capitale (il boschetto di Brdy.) […] Tuttavia nei fatti quanto Obama potrà fare di ciò che l’ex presidente sovietico si auspica? Poiché avere sempre un occhio di riguardo per il popolo e le volontà che esprime è un discorso, ma interrompere i lavori di un nuovo scudo spaziale (qualsiasi cosa sia, alla fine) parrebbe altro e ben più complicato, sebbene siano in molti -anche tra gli stessi repubblicani autori del capolavoro- a sostenere che si tratti di una faccenda del tutto inutile e che mai verrà ultimata.

L’oblast’ di Kaliningrad.
27 gennaio 2009.

L’oblast’ di Kaliningrad del quale tanto si è parlato nei mesi scorsi scopro oggi essere una regione ben più corpulenta di quanto potessi immaginare: sostanzialmente in scala con la madrepatria dove ogni cosa è enorme, questo avamposto russo in territorio europeo, trattato da tutti come un fazzoletto di terra buono solo per essere riempito con missili, è grosso quanto metà Slovacchia. Ma procediamo con ordine.
Kaliningrad è un oblast’ (in russo si scrive область, in ceco oblast, uguale ma senza l’accento finale inserito nella traslitterazione italiana) vale a dire una suddivisione amministrativa assimilabile ad una provincia nostrana, unica exclave (non enclave) di Mosca in territorio europeo; la ribalta l’ha trovata qualche tempo fa per quel fatto degli Iskander puntati sui polacchi e via dicendo.
Esteriormente pare più un panorama baltico che sovietico (la vicina Lituania, per renderlo più appetibile ai visitatori, in una guida turistica dell’anno scorso l’ha tramutato in un profondo lago azzurro) sebbene essendo territorio russo i confini siano extraeuropei dunque sottoposti a controlli rigididissimi sia sul versante polacco che lituano. La ventilata presenza all’interno dei suddetti missili è stata causa o conseguenza di quella accelerazione che a metà duemilaotto si è avuta nei progetti di scudo missilistico americano, radar e impianti di lancio che dovrebbero essere ultimati a breve in territorio ceco e polacco. (Ah, ancora riguardo la zona di Kaliningrad c’è da dire che qualche anno fa Putin la propose addirittura come laboratorio per la costruzione di buoni e prosperi rapporti tra EU e Russia, sebbene tramutandola in un arsenale il progetto sarà da rivedere un filo nei prossimi mesi, immagino.)
Ad ogni modo Zbigniew Brzezinski torna oggi sull’argomento confermando quelle voci in giro che danno tutta la storia dei radar ancora in alto mare a causa del cambio di amministrazione a Washington e la crisi economica mondiale che probabilmente farà rivedere i piani di spesa destinati alla faccenda: sarebbe una ennesima conseguenza ottima della recessione. [...] I radar USA in territorio ceco, e le postazioni radar in Polonia, per adesso dunque parrebbero fermarsi accontentando così seppur involontariamente quel settanta percento di cittadini cechi fermamente contrari alla operazione, organizzatori nei mesi scorsi di una serie di colorate manifestazioni in giro per Praga vestiti da razzi o antenne, roba capace di mettermi addosso una contagiosa allegria, nonostante tutto.

Eu2009 a Praga c’è ma non si vede.
12 gennaio 2009.

Per quanto possa avere un valore, vedo una Praga piuttosto distaccata dalle faccende euro-presidenziali di questi tempi. O meglio una Praga che si fa trovare pronta all’evento evitando tuttavia di essere risucchiate nel vortice comunitario, monopolizzando vite e prostituendosi al semestre. Forse questo è un buon segno, non so. Solo nella zona dei ministeri si intuisce che qualcosa è diverso dal solito. Ma per il resto tutto tace.
Di fatto ad ogni latitudine i poliziotti in borghese brillano al buio e in questi giorni effettivamente ce n’è qualcuno in più agli angoli delle strade e nelle piazze; qualcuno che ti ordina di camminare sul lato opposto se vuoi evitare guai, e ogni tanto rimbrotta gli autisti dei bus per manovre spericolate. Però tutto qui. Il logo della presidenza appare unicamente in ristrette aree del centro per scomparire subito in periferia. Telegiornali e giornali ne parlano ma con discrezione. L’eurobarometro -qualsiasi cosa sia- spiega che il settantotto percento dei cechi considera importante la presidenza dell’Unione Europea [...] e comunque da un bel pezzo in zona non si parlava della vecchia storia dei missili puntati verso Mosca, dunque ha visto bene di abbandonarsi ieri al gusto vintage pure il colorito ministro degli esteri Schwarzenberg, il quale proprio nella capitale russa ha dichiarato che lo scudo USA non servirà -se mai sarà ultimato- contro la Russia ma contro l’Iran. A simile bugia polverosa il corrispettivo russo ha naturalmente glissato ripetendo che ne parleremo questo benedetto scudo verrà finito. Se mai verrà finito. Ma per adesso, vi prego. Basta così. Godiamoci le parate, le trombrette, o qualsiasi altra cosa ci sia in programma oggi.

Obscured by clouds.
3 marzo 2009.

Il presidente Obama ha offerto alla Russia di fermare l’installazione nell’Europa dell’Est di un nuovo sistema antimissile se Mosca collaborerà a fermare la costruzione da parte dell’Iran di armi atomiche.” Lo scrive il New York Times citando non meglio precisate fonti interne alla amministrazione americana. La notizia ha poi trovato conferma da altri esponenti dell’esecutivo federale Usa. Venerdì il segretario di Stato Clinton ha in programma un incontro con il ministro degli Esteri russo Lavrov a Ginevra. Incontro che è stato preceduto dalla visita fatta il mese scorso a Mosca dal direttore del dipartimento di Stato, l’ex ambasciatore in Russia Burns. “Il quale ha già ventilato la possibilità di un compromesso sul sistema antimissile se il Cremlino accetterà di contribuire a fermare il programma di armamento nucleare iraniano. Scambio che rientrerebbe nel cambiamento annunciato dall’amministrazione democratica per quanto riguarda i rapporti con la Russia.” Per ora dunque si respira ottimismo. Poi si vedrà.

Si torna oggi.
27 marzo 2009.

Il governo di Topolanek è saltato e Klaus barcolla tra le eventualità, limitandosi ad affermare che serve una soluzione in tempi brevi sia per la crisi economica sia per quel fatto della Presidenza Europa. [...] Naturalmente -a Praga come ovunque- in situazioni di questo tipo il Presidente della Repubblica usa ricevere i leader della opposizione per verificare lo stato delle cose e sincerarsi che nessun golpe o roba del genere sia all’orizzonte: Jiří Paroubek e Jiří Cunek saranno chiamati al Castello oggi stesso per essere giustiziati, poiché Klaus resta ancora dell’idea fermissima che la Presidenza EU debba finire con Topolanek al timone e non con possibili sostituti in gamba. Eventuali cambi potranno verificarsi in ottobre, casomai. (Terza e ultima nota del breve post: per me l’aspetto più carino della vicenda resta comunque l’eco delle voci che arrivano in città da fuori, e nello specifico da Mosca, luogo dal quale il ministro russo Nesterenko si affretta a dichiarare che il principale motivo della caduta di Topolanek siano i passi falsi sulla sicurezza nazionale ceca, in particolare -e come poteva essere altrimenti?- l’idea di consentire la base-radar americana a Brdy. La cosa è oltretutto confermata anche da Dmitri Rogosin, ambasciatore russo presso la NATO: lo stallo del Primo Ministro, sommata all’elezione e all’arrivo a Praga di Obama, faranno certo rivedere i piani del governo ceco sulla base USA.) Intanto sabato a Praga si continua a manifestare contro la base.

Hřebeny.
30 agosto 2009.

La faccenda dello scudo missilistico statunitense in Polonia e Repubblica Ceca appare e scompare dalle cronache più come un soldato infilato nella macchia di un territorio ostile che come un grosso impianto (o meglio, due grossi impianti) statici ed a pochi km. da popolosi centri urbani, dei quali tutti conoscono l’esistenza e l’esatta ubicazione. C’è infatti molto di militaresco nelle dichiarazioni spesso contraddittorie al riguardo, così come nei rapidissimi cambi di programma talvolta ventilati da questo o quel giornale. Ieri -ma dobbiamo riconoscere il fatto che da molto tempo tutto taceva- è stato il turno del New York Times, che dedica alla vicenda un pezzo bello lungo per spiegare come forse i piani di Obama siano un filo differenti da quelli dell’amministrazione Bush, prevedendo opzioni alternative nei confronti di possibili attacchi iraniani (o russi, questo dipende dai punti di vista) ai danni di quelli che la Casa Bianca definisce gli alleati europei. Vale a dire spostare la patata bollente in Turchia o nei Balcani, quindi fuori dall’ex cortile sovietico, oppure montarla su quattro ruote o una nave, adottando delle postazioni semovibili per non scontentare nessuno (inoltre resta pure viva l’ipotesi di non fare proprio un tubo, ovviamente, e lasciare quei bei campi mitteleuropei agli alberi e alle istrici che stanno ripopolandoli con costante e meritorio impegno.) E comunque sia, l’aspetto più interessante di questo infinito ping-pong di dichiarazioni e previsioni non è per adesso cosa si proponga di fare da Washington volta per volta, ma le reazioni dei singoli a questa o quella proposta; se per la Russia infatti lo spostamento o l’annullamento dei missili e dei radar sarà un successo, per Polonia e Repubblica Ceca le voci restano un filo discordanti e stonate. Infatti, a discapito di una buona fetta di popolazione civile soddisfatta dell’eventuale arresto dei lavori, starebbero rimanendoci molto male i rispettivi governi che ci rimetterebbero qualcosina in termini economici e per questo prontamente già alcuni esponenti di questi hanno ricominciato a sventolare lo scarso interesse di Obama per l’Europa Centrale (Slawomir Debski, direttore dell‘Istituto di Affari Internazionali di Varsavia, ha però subito corretto il tiro sottolineando che non erigere rampe di lancio americane in territorio polacco sarebbe indice di tutela americana nei confronti della Polonia, e non viceversa: detta così parrebbe sensato ma qualcuno stenta lo stesso a crederci. La guerra-lampo russo/georgiana di un anno fa e la crescente crisi tra Mosca e Kiev di questi mesi richiederebbero infatti una presenza costante statunitense in territorio centroeuropeo, dicono, e non arretramenti o aggiustamenti conseguenti a pressioni russe, cui Obama avrebbe evidentemente ceduto.) Ma c’è anche il fattore economico da mettere in conto: secondo il Government Accountability Office -cifre riportate sempre dal NY Times di ieri- il costo globale della faccenda potrebbe arrivare a 4 miliardi di dollari, dal miliardo preventivato in partenza. Ad ogni modo Dmitry Rogozin, ambasciatore russo presso la NATO, garantisce che tutto sarà più chiaro a settembre quando a New York si incontreranno Medvedev e Obama.


  1. Brillant, comme d’habitude. Peut-être même trop.

    di Sophie

  2. Un accorto uso dei link potrebbe rendere il tutto un po’ più leggibile, penso.

    di Il Puntiglioso

  3. Un accorto uso dei link farebbe leggere agli sfortunati sicuramente “même trop”…ho selezionato solo le parti dei post attinenti al tema.

    di G.

  4. “ANSA. MOSCA 18 SET – Mosca ha annunciato che congelera’ le misure militari programmate in risposta allo scudo antimissile Usa nell’Europa dell’Est. Lo ha detto una fonte diplomatico-militare all’agenzia Interfax.”

    di Slipperypond.

  5. trop brillant pour un blog, voulais-je dire … :->

    di Sophie

  6. : )

    di Gabriele.

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