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	<title>Commenti a: Nessuna indicazione su eventuali interventi alla Coop.</title>
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	<description>Una nicchia vuota</description>
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		<title>Di: Nicola di Bubu</title>
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		<dc:creator>Nicola di Bubu</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:13:12 +0000</pubDate>
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		<description>Nemmeno io.

Comunque nel cuore io ho sempre conservato una certa tenerezza per i film in cui il termine &quot;beaver&quot; viene tradotto letteralmente con &quot;castora&quot; o &quot;castorina&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nemmeno io.</p>
<p>Comunque nel cuore io ho sempre conservato una certa tenerezza per i film in cui il termine &#8220;beaver&#8221; viene tradotto letteralmente con &#8220;castora&#8221; o &#8220;castorina&#8221;.</p>
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		<title>Di: G.</title>
		<link>http://www.slipperypond.co.uk/archivi/post3817/comment-page-1#comment-7197</link>
		<dc:creator>G.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 16:56:27 +0000</pubDate>
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		<description>Il termine &quot;topa&quot; per descrivere i genitali femminili ci fa passare in scioltezza da Littell a Leslie Nielsen nella Pallottola Spuntata, opera sulla quale invece non nutro alcun dubbio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine &#8220;topa&#8221; per descrivere i genitali femminili ci fa passare in scioltezza da Littell a Leslie Nielsen nella Pallottola Spuntata, opera sulla quale invece non nutro alcun dubbio.</p>
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		<title>Di: Nicola di Bauhaus</title>
		<link>http://www.slipperypond.co.uk/archivi/post3817/comment-page-1#comment-7196</link>
		<dc:creator>Nicola di Bauhaus</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 16:53:39 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Stuart, per descrivere i genitari femminili il tuo omonimo usa questa metafora: &quot;“a Gorgon’s head … a motionless Cyclops whose single eye never blinks … If only I could still get hard, I thought, I could use my prick like a stake hardened in the fire, and blind this Polyphemus who made me Nobody. But my cock remained inert, I seemed turned to stone.” E ha anche preso un premio per questa frase.

Ti farà piacere sapere che ho sempre considerato &quot;topa&quot; un termine più adeguato di &quot;gorgone&quot; per descrivere i genitali femminili.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Stuart, per descrivere i genitari femminili il tuo omonimo usa questa metafora: &#8220;“a Gorgon’s head … a motionless Cyclops whose single eye never blinks … If only I could still get hard, I thought, I could use my prick like a stake hardened in the fire, and blind this Polyphemus who made me Nobody. But my cock remained inert, I seemed turned to stone.” E ha anche preso un premio per questa frase.</p>
<p>Ti farà piacere sapere che ho sempre considerato &#8220;topa&#8221; un termine più adeguato di &#8220;gorgone&#8221; per descrivere i genitali femminili.</p>
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		<title>Di: Stuart Littell</title>
		<link>http://www.slipperypond.co.uk/archivi/post3817/comment-page-1#comment-7195</link>
		<dc:creator>Stuart Littell</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 16:40:13 +0000</pubDate>
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		<description>I miei dubbi derivano dall&#039;invidia: al confine tra Germania e Polonia non ho trovato nessuna gang bang ad attendermi. Non essendomi mai spinto fino alla Pomerania (costi dei treni eccessivi) ho letto dell&#039;orgia onanistica con il dovuto distacco.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I miei dubbi derivano dall&#8217;invidia: al confine tra Germania e Polonia non ho trovato nessuna gang bang ad attendermi. Non essendomi mai spinto fino alla Pomerania (costi dei treni eccessivi) ho letto dell&#8217;orgia onanistica con il dovuto distacco.</p>
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		<title>Di: Nicola di Bauhaus</title>
		<link>http://www.slipperypond.co.uk/archivi/post3817/comment-page-1#comment-7194</link>
		<dc:creator>Nicola di Bauhaus</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 16:27:09 +0000</pubDate>
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		<description>Molto, molto interessante.

Così su due piedi citerei quella che una volta era la tautologia preferita dei massmediofili più scafati, e ora è diventato un immancabile topos da conversazione da bar: &quot;se stiamo qui a discuterne da mezz&#039;ora, un valore ce lo deve avere&quot;.

Nello specifico questo estratto di Littell mi sembra abbastanza consonante con il romanzo: idee magari non assolutamente originali (vedi anche quella del nazionalsocialismo come versione 2.0 del sionismo, esplorata da molti, alcuni in modo serio, altri puramente diffamatorio), ma poste in fiction con un certa incisività.

A me il libro ha colpito, più che per egli evidenti richiami alle Eumenidi e alla psicanalisi (che comunque non sono in grado di cogliere a pieno) o per le innumerevoli scene assolutamente rivoltanti (palma d&#039;oro ex-aequo all&#039;orgia onanistica nel palazzo abbandonato in Pomerania e alla gang di bambini maniaci al confine tra Germania e Polonia), per come porta l&#039;immedesimazione (di chi scrive e di chi legge) con il discorso culturale nazista ad un livello di complessità che non ricordo in molti altri libri.

Anche per il fatto che il protagonista è una sorta di filosofo del diritto che opera nelle nerd-satz delle SS, Le benevole è veramente un tour de force che ti fa sentire complice intellettuale di quei crimini prima ancora di raccontarteli in rivoltante dettaglio.

Cito un saggio significativo sul problema dell&#039;identificazione con il discorso del male che si imita (o si parodizza, anche se Le Benevole è tutt&#039;altro che una parodia): Stefano Brugnolo, La tradizione dell&#039;umorismo nero, Bulzoni, Roma, 1994.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Molto, molto interessante.</p>
<p>Così su due piedi citerei quella che una volta era la tautologia preferita dei massmediofili più scafati, e ora è diventato un immancabile topos da conversazione da bar: &#8220;se stiamo qui a discuterne da mezz&#8217;ora, un valore ce lo deve avere&#8221;.</p>
<p>Nello specifico questo estratto di Littell mi sembra abbastanza consonante con il romanzo: idee magari non assolutamente originali (vedi anche quella del nazionalsocialismo come versione 2.0 del sionismo, esplorata da molti, alcuni in modo serio, altri puramente diffamatorio), ma poste in fiction con un certa incisività.</p>
<p>A me il libro ha colpito, più che per egli evidenti richiami alle Eumenidi e alla psicanalisi (che comunque non sono in grado di cogliere a pieno) o per le innumerevoli scene assolutamente rivoltanti (palma d&#8217;oro ex-aequo all&#8217;orgia onanistica nel palazzo abbandonato in Pomerania e alla gang di bambini maniaci al confine tra Germania e Polonia), per come porta l&#8217;immedesimazione (di chi scrive e di chi legge) con il discorso culturale nazista ad un livello di complessità che non ricordo in molti altri libri.</p>
<p>Anche per il fatto che il protagonista è una sorta di filosofo del diritto che opera nelle nerd-satz delle SS, Le benevole è veramente un tour de force che ti fa sentire complice intellettuale di quei crimini prima ancora di raccontarteli in rivoltante dettaglio.</p>
<p>Cito un saggio significativo sul problema dell&#8217;identificazione con il discorso del male che si imita (o si parodizza, anche se Le Benevole è tutt&#8217;altro che una parodia): Stefano Brugnolo, La tradizione dell&#8217;umorismo nero, Bulzoni, Roma, 1994.</p>
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