Sulla slush-pile.

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

Limitandomi alla mia esperienza bazzicatoria in casa editrice, la slush-pile* esiste ancora, gode di ottima salute e non potrebbe essere altrimenti**: magari è vero che nella norma si valuta soltanto o sempre più i manoscritti suggeriti, segnalati e sponsorizzati da conoscenti [non necessariamente agenti letterari, per altro] o tizi attivi e riconosciuti su internet, tuttavia è inevitabile che si formi una simile catasta da qualche parte in ufficio se persino una piccola casa editrice riceve in media due manoscritti la settimana, più o meno una dozzina al mese, e l’orribile cifra di circa duecento l’anno: hai voglia a sconsigliare l’invio e segnalare l’andazzo a chi di dovere. Pacchi spediti da tizi impermeabili a tutto arriveranno sempre formando collinette che, se ben sponsorizzate, certo potrebbero far riflettere anche i più esagitati sull’idea di provare a dare visibilità al capolavoro che covano da anni nel portatile. Epperò è anche vero che in un lustro di collaborazione con una libreria ho potuto ascoltare -senza esagerare- almeno mille presentazioni di autori al netto dei gusti francamente impresentabili, gente che deduco sia franata giù da una slush-pile più o meno per caso e non a seguito del consiglio di qualcuno, che altrimenti meriterebbe la forca.

[Ad ogni modo traguardo difficile ma non impossibile la pubblicazione, almeno se si è sufficientemente vispi o vendibilmente coglioni, astuti pianificatori di strategie o solo fortunati, riservati/chic o troie esasperanti, disposti a pagare qualsiasi cifra -tanto spesso costa pochino- o magari persino talentuosi. In tutto ciò comunque la slush-pile non penso corra alcun pericolo.]

 

* Citando la Lipperini [Repubblica di oggi, pag. 41] il “cumulo di manoscritti non sollecitati e inviati direttamente dall’autore o da un agente sconosciuto all’editore.”

 

** In relazione al presunto decesso della slush-pile ventilato da illustri testate come il WSJ e precedentemente analizzato anche dall’ Almanacco americano.


  1. Incollo ulteriormente il mio commento di un momento fa, giusto per aizzare un po’ il dibattito:

    “Questa discussione mi ricorda un po’ il discorso sui “bamboccioni”. Come se semplicemente insultando i trentenni che stanno a casa uno potesse spronarli a risolvere da soli un problema sociale e demografico che esiste a prescindere dal singolo bamboccio.

    Oggi sempre più gente vuole scrivere (e sempre meno gente vuole leggere, forse), o darsi ad altre forme artistiche; è un fatto antropologico.

    Si mettessero in pila, e buona fortuna.”

    di "Troia Esasperante" di Bowery

  2. http://www.mediabistro.com/galleycat/self_publishing/are_selfpublishing_companies_monetizing_the_slush_pile__149954.asp?c=rss

    di Gianni Pila

  3. In qualità di vostra fedele abbonata, pretendo due parole sul caso Barbareschi/Spinoza.

    di Monia

  4. Non posso dire nulla su Barbareschi senza rischiare di invitare lo stesso al suo sport preferito, la querela di gente a caso.
    Non so dire se Barbareschi l’abbia fatto apposta per cercare pubblicità, se abbia provato a farla franca, o chissà cosa. So che comunque sia ne penso tutto il peggio possibile, e rientra nella stessa risma della Carlucci.
    D’altra parte anche io avrei a cuore il destino del copyright se dovessi tutelare mie performance di questo livello:
    http://www.youtube.com/watch?v=eCFKJ6AqhMw

    di La Terésa Ròcchi in pershona

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