in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."
“Per carità, poveracci”.
“Va buò”.
“Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto”.
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Uno degli indici più impietosi della situazione allarmante dell’Italia attuale è il logorio e scolorimento delle parole.
Ci sono parole che si stanno consumando, spegnendo, volatilizzando.
Da un lato, per l’abuso maligno e doloso che ne viene fatto: libertà, democrazia, ideologia. Si tratta di un abuso che è sia qualitativo (ad esempio, nelle leggi liberticide fatte passare per baluardi della democrazia) che quantitativo (il dibattito politico è ridotto alla ripetizione parossistica di poche parole-chiave). Dico l’ovvio: questa è la conseguenza terribile di una comunicazione politica che punta ormai quasi esclusivamente su tecniche di marketing e comunicazione di massa, e non aspira a nient’altro che a vendere un partito o un candidato come un detersivo, o a fare entrare concetti elementari nelle menti pigre degli italiani, sotto forma di locuzioni preconfezionate e già note.
Dall’altro, però, c’è anche l’allucinante spostamento in avanti del senso del pudore. La linea della decenza viene costantemente e bellamente oltrepassata e con ciò cancellata e ridisegnata un po’ avanti. Una certa classe politica del post-Mani Pulite ha scoperto un uovo di Colombo che quella, pur corrupta in extremo, della Prima Repubblica non conosceva: il segreto è essere indecenti fino in fondo. Il fenomeno è osservabile anche al di fuori della vita politica: tempo fa sentivo una concorrente del Grande Fratello dire qualcosa di riprovevole e poi, messa alle strette da qualche obiezione, tornare all’attacco rivendicando orgogliosamente il valore dell’onestà. “Almeno io non sono ipocrita”. Evoluzione mostruosa e deforme del cliché da rivista per adolescenti “sono del Leone e la cosa che odio di più è l’ipocrisia”, questa distorsione del valore della sincerità in sfacciataggine appesta tutta la nostra società civile, gemellandosi al qualunquismo antipolitico da “Ah, X ruba? Ma tanto lo fanno tutti”.
Le conseguenze di questo disintegrarsi del senso del pudore sono devastanti per il paese sul piano morale, politico, civile – anche se un paese che accetta tutto questo lo si potrebbe dire già devastato su ognuno di questi livelli; ma il corollario è appunto questo consumarsi delle parole. Davanti alle intercettazioni di Balducci uno vuole dirsi disgustato, indignato, offeso; vuol dire che la situazione è inaccettabile, oltraggiosa, vergognosa, vomitevole. Ma uno si è trovato a dire quelle stesse cose tante volte, che le parole non bastano più. Drammaticamente, altrettante volte si è ripetuto che siamo oltre tutto questo: oltre il disgusto, oltre la vergogna, oltre l’indignazione; e persino che siamo senza parole, che non c’è modo da commentare, che non si sa più cosa dire. Come negli spot del detersivo degli anni ’80, in cui il bianco era il più bianco in assoluto ma poteva sempre diventare ancora più bianco, la nostra malapolitica non pare conoscere limiti allo squallore. Siamo nel bianco più bianco, sprofondiamo nel bianco accecante di un vuoto incommensurabile.
Ed è così che succede la cosa più triste: non abbiamo più parole per dirci indignati, e forse per questo il senso stesso dell’indignazione sta decrescendo in molti. Bisogna trovare la forza di indignarsi, e anche di vergognarsi un po’ per chi non sa più vergognarsi.

a proposito di abuso e svuotamento del senso della parola, adesso manca il duro monito di qualcuno sulla vicenda
http://monitomonitor.blogspot.com/
di Il puntiglioso il 12 febbraio 2010 alle 01:33“Anemone” prima era un fiore, ora un magnaccia.
di Neukölluso coi poteri forti il 12 febbraio 2010 alle 09:45Essere di spirito “malinconico” indica che tendi alla riflessione sconsolata ma anche sai trovare alberghi in Sardegna per puttanieri.
“La ripassata” si può dare indistintamente al capitolo di storia come alla Francesca.
Come sempre siete solo dei complottisti.
di Bagarino il 12 febbraio 2010 alle 10:19Ecco la verità. E’ stato un semplice misunderstanding:
http://www.corriere.it/politica/10_febbraio_12/La-ripassata-No-avra-detto-rilassata_ecc1b0bc-17a0-11df-b8a8-00144f02aabe.shtml
Guardate che Regina esiste veramente, è Regina Profeta, ricordate le ragazze del Cacao Meravigliao? Lei lavora per noi, è una nostra dipendente, anzi è la responsabile dell’eventistica danzante, un giorno a settimana la Noche de Salsa è roba sua, con le penne all’arrabbiata a mezzanotte.
di Il Corrispondente dal Contado il 12 febbraio 2010 alle 13:53