Utilizzo strumentale di assurde letture.

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

C’è questo articolo* che riporta le somiglianze e le differenze tra il Maggio Francese del sessantotto e la Primavera cecoslovacca dello stesso anno; per quanto riguarda me, ne scrivo poiché ho avuto modo di dibattere sull’argomento con una parigina qui a Berlino arrivata in veste di provocatrice. Proverò a riportare quanto è emerso dalla lettura del pezzo e dalla chiacchierata che abbiamo avuto in un piccolo salotto di Kreuzberg, facendo filtrare solo in minima parte la mia innata fascinazione per gli eventi della Pražké jaro e la connaturata antipatia verso il Maggio Francese, incrementata da film orrendi come «The Dreamers.»

Allora tra le somiglianze viene infilata nel testo -ed io fedelmente ribadisco, accavallando le gambe e dandomi arie da grande esperto dalla faccenda- la natura e struttura delle maggiori città che fecero da palcoscenico agli eventi: Parigi e Praga, città «magiche, ricche di significati, rappresentative ognuna nel proprio modo della cultura europea, delle proprie radici e traumi» [benché, ulteriore somiglianza, in Francia non si ribellarono solo i parigini, così come l'impulso decisivo del riformismo cecoslovacco partì da Bratislava e non dalla capitale.]
Parimenti il grande impatto che entrambi gli eventi ebbero sui media. Per la mia adorabile dirimpettaia una storia assai semplice: l’eco dei moti francesi arrivò fino in Cecoslovacchia secondo vettori oscuri, convincendo i locali alla rivolta [al solito, tutto è una emanazione francese.] Ne consegue quanto, senza i tizi della Sorbona, nessuno avrebbe mosso un dito in nessuna parte del globo, compresa la Cecoslovacchia.
I brontolii parigini si fanno a breve emblema delle storture che tormentavano da tempo i borghesi di una società «apparentemente felice, ordinata e di successo», così come i progetti di Dubček contro il potere totalizzante di Mosca e la ricerca di una terza via tra socialismo e capitalismo. Tutto, in Cecoslovacchia, per provare a risollevare una società apparentemente infelice, sicuramente ordinata e -chissà- potenzialmente di successo.**
Quindi la mia composta interlocutrice prosegue spiegandomi che senza il Maggio Francese molto probabilmente la nostra conversazione non sarebbe potuta avvenire perché le nostre rispettive madri sarebbero state costrette ad abortire da terribili agenti segreti, oppure invece che a studiare in giro per una Europa finalmente unita staremo a marcire in una galera guardando compagni deceduti appesi alle pareti per i piedi. -Può essere- le dico, prima di unirmi al suo coro dichiarando che per fortuna sono stati inventati i parigini.
Sottolinea l’autrice del testo [senza il cui aiuto avrei sicuramente utilizzato altri metodi di approccio con la francese] quanto in entrambi i casi si trattò di movimenti nei quali i giovani svolsero un ruolo fondamentale, e in special modo gli studenti. Cerco di capire se la parigina sia stupita o meno del fatto che le università fossero state inventate anche altrove, e non si tratta dunque di peculiarità tutta francese.
Vero inoltre -sebbene un po’ fine a sé stesso- il parallelismo che ne segue, vale a dire «tutti e due i movimenti appaiono come una ribellione al potere costituito», poiché a ben guardare ciò capita quasi sempre nelle rivolte, idem il fatto che siano entrambe onde «caratterizzate da un marcato anticonformismo».
La signorina -alla quale si illuminano gli occhi parlando di ciò che a Parigi ebbe luogo e che onora i padri tracannando birra come un portuale- mi domanda poi se ho visto la foto di quella bella ragazza che protesta portata in braccio da altri sexy contestatori; le rispondo che l’ho vista ma la ritengo un falso [e la tizia, in definitiva, pure bruttina.] Niente più che gli scatti di Loch Ness o la provetta di Colin Powel all’ONU.
Capitolo differenze, quindi. E qui ci mettiamo i diversi tipi di potere e la direzione presa dai due movimenti: linea ascendente, di crescita, per il Maggio; discendente per l’avanzata del riformismo cecoslovacco.
A Praga esisteva un piano definito come alternativa al potere, «quali fossero le sue reali possibilità di riuscita» [l'alternativa allo stalinismo si trovava nel Programma di Azione e nei piani di riforma economica di Ota Šik] mentre a Parigi non esisteva un piano B da contrapporre alla società di consumo capitalistica [idem viene scritto per le divergenze tra le figure dei leader, fumose in Francia con Cohn-Bendit e Sauvageot, chiarissima a Praga con Dubček.]
Scopro -e non poteva essere diversamente- di avere a che fare con una grande amante di Danny il Rosso, poi divenuto Danny il Verde e ora non so che Danny, la quale tuttavia tentenna inspiegabilmente su Dubček e la capacità del leader cecoslovacco di tuffarsi da trampolini altissimi come dimostrato da alcune foto in rete. E forse proprio da questo fatto della leadership l’ultima differenza tra i movimenti citata nel testo e che io ancora ribadisco con dedizione, ossia gli ingredienti-base dei rispettivi minestroni: entrambi collage da piazzare «nella parte più a sinistra del tradizionale asse destra-sinistra» ma se a Praga si amalgamano solo «l’autogestione di stampo jugoslavo, l’umanismo di tradizione ceca e il socialismo più classico», nel Maggio Francese si mischiano «marxismo, situazionismo, Marcuse, Adorno, Horkheimer, Freud, Mao, Trockij» e qualcun altro tizio di Hollywood.
Ma adesso è tardi e l’abbozziamo qui. Sorriso di circostanza e quando ci salutiamo la mia mente torna a The Dreamers, pellicola nella quale salvo unicamente [in parte] Eva Green. Come preventivato la serata finisce con una tangibile freddezza tra me e la francese che nemmeno un’ennesima birra riesce a scalfire.

* Praga, Parigi, Primavera: le sfide del 1968 e il comunismo occidentale, di Trinidad Noguera Gracia, in «Era sbocciata la libertà?» edito da Carocci.

** Dice comunque una nota del testo [e anche qui io riporto fedelmente] che, se è vero come entrambi gli eventi furono all’istante innalzati a livello di narrazione mitologica e ci fu una forte identificazione collettiva consequenziale, fu senz’altro più semplice per gli europei occidentali immedesimarsi nel francesi rispetto che nei cecoslovacchi, ai quali sì andava l’appoggio di molte parti della società ma verso cui rimaneva sempre un certo distacco figlio del fatto che, alla fine, chissà davvero cosa diavolo succedeva da quelle parti.


  1. Ma vuoi mettere il vello di Maria Schneider? Altro che la giangiacòma depilata.

    di Narciso Barigi

  2. Il post era comunque molto interessante. Ignora il commento sopra.

    di Narciso Barigi

  3. Quella di Eva Green salva [in parte] The Dreamers. Liv Tyler che balla sulle Hole in “Io ballo da sola” non ha lo stesso effetto, essendo vestita, anche se poco. A Bertolucci i miracoli non riescono sempre.

    di Aldo Krasso

  4. So che ti riferivi a noi quando dicevi “in parte”. Smack!

    di Le tette di Eva Green

  5. [...] [con titolo «Utilizzo strumentale di letture assurde»] su Slipperypond. Era marzo [...]

    di Nöstalgia [tre.] « Válečky.

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