A’ Polna! E facce ‘a poupée!

in "Slipperypop. La musica."

Alcuni lettori da Haiti (gente un po’ superstiziosa, si sa) si sono lamentati dei troppi necrologi su Slipperypond: per questo abbiamo deciso di fare un post su un personaggio assolutamente vivo (sebbene non si possa dire lo stesso della sua carriera) che per di più non sta facendo parlare di sé in questo momento.
Una sera di qualche mese fa, verso la fine di una di quelle cene in case dotate di wi-fi, al cui desco sempre più spesso si infiltrano laptop e i-books, qualcuno nazzicando su youtube alla ricerca di qualcosa che potesse intrattenere i commensali, se ne esce con un vecchio video. Questo.

Complice il vino, in un attimo esplode una vera e propria polnareff-mania. Vengono stampati parole e spartiti…

…si canta e si suona “la poupée qui fait non” fino all’inevitabile telefonata di quelli del piano di sotto, infastiditi da trenta persone che cantano in francese a squarciagola alle una di notte.
La sete di Polnareff ci porta a provare l’ascolto delle altre sue canzoni, ma nessuna, nessuna, nessuna ha il fascino rassicurante di quelle tre notarelle messe per ritto e di quel testo beat-naïf. Anzi, a guardar bene le sue altre canzoni fanno proprio schifo. Fortunatamente possiamo placare la nostra sete di poupée grazie al fatto che non siamo gli unici ad averne subito il fascino: il club di coloro che hanno interpretato la poupée include vecchie glorie del coverbeat come i Rokes e i Quelli, ma anche la sempiterna Patti Pravo, il “re del Rai” Khaled fino a gente del calibro dei Byrds, di Jimmy Page e di Jimi Hendrix (gran bella cover).

Ma a noi di Slipperypond, notoriamente umanisti, la musica interessa innanzitutto perché fatta dagli uomini. E la storia dell’uomo Polnareff è di quelle insieme fortunate e drammatiche: fortunata perché ha vissuto negli agi per tutta la vita grazie a tre note ripetute ad libitum; drammatica perché la poupeé qui fait non è stata la sola e unica cosa che il mondo ha voluto da lui.
Provate a immaginare.
A cena - Polnareff: “salve ragazzi” Amici: “Facci la poupée!” … Al concerto - Polnareff: “e ora…” Pubblico: “POUPEEEEEE!” … Con l’agente: Polnareff: “avrei pronte abbastanza canzoni per un lp.” Agente: “c’è la poupée?” Polnareff: “canzoni nuove!” Agente: “Michel, ma scherzi?”
Pare che Polnareff, intervistato da un settimanale transalpino, alla classica domanda “esprimi un desiderio,” avesse dichiarato “non dover più fare la poupée.”

L’impossibilità di uscire dal personaggio di “quello della poupée” ha avuto effetti terribili sulla percezione di sé del buon Polnareff (sicuramente un ragazzo fragile). Ecco una galleria fotografica di cosa possano fare quarant’anni di poupée a un uomo (cliccate per ingrandire) che non ha mai smesso di cercare sé stesso:

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Particolarmente inquietante è l’immagine #8, che documenta un momento drammatico della carriera monocanzone di Polnareff: nei primi anni ‘90, quando la house music stava spaccando e la club culture stava rinascendo, il nostro (in buona fede, ci sentiamo di dire, in quanto si è sempre detto affascinato dalle potenzialità dell’elettronica in musica) finì tra le grinfie di un produttore che intendeva coinvolgerlo in un progetto electro-pop. Cosa gli si chiese di fare? Indovinate. Se non ce la fate, questo è il video:

Povero Michel. Attualmente, ci dicono, vive in esilio in California per non pagare le tasse. Ogni tanto va in tour, e il suo pubblico, che è lo stesso del 1966 con quarant’anni in più sulla groppa, si sorbisce tutto il concerto solo perché brama un preciso momento: quello in cui Polanreff attaccherà con il suo immortale re-la-sol. Perché abbiamo parlato di tutto questo? Riflettete: “la poupée qui fait non” era lieve, romantica, frizzante, divertente, era un po’ stupida ma piaceva ai grandi. “Come Slipperypond!”, direte voi. Ecco svelato l’arcano. Un presagio oscuro incombe su di noi: che per tutta la vita ci chiedano di “fare Slipperypond.” Grazie di tutto Michel: ora per favore facci la poupée.


  1. Per completezza ecco alcuni stralci della “Lezione del capellone” di Michell Polnareff.

    Arriva da molto lontano
    è pronto a darti la mano
    per te suonerà
    e canterà
    viva la libertà.
    Poi dopo un bel mattino
    riprenderà il cammino
    fa il giro di tutta la terra
    per dire non fate la guerra
    ovunque andrà
    lui canterà
    viva la libertà.
    E’ questa la lezione
    che ti dà un capellone
    [...]
    Lui grida noi siamo fratelli
    finiamola con i macelli
    ovunque sta lui canterà
    viva la libertà.
    Abbasso le frontiere
    la fame ed il dolore,
    è pronto a dividere il pane
    col primo venuto e chi ha fame
    non gode mai
    quello che ha
    se non ne dà metà.
    E’ questa la lezione
    che ti dà un capellone
    [...]
    E’ vero non va dal barbiere
    e spaventa le belle signore
    ma se non fosse così com’è
    chi lo ascolterebbe mai?
    Arriva da molto lontano
    è pronto a darti la mano
    per te suonerà
    e canterà
    viva la libertà.
    E’ questa la lezione
    che ti dà un capellone…
    (Ripeti ad libitum.)

    di Il Feroce Direttore.

  2. E’ una bambolina
    che fa
    no no no no no no

    che ovvove

    di Venusia Valcani

  3. WASHINGTON - Da una attenta analisi delle fotografie inserite nel post dall’Illuminato (un sovversivo che seguiamo già da tempo) riteniamo possibile stabilire quanto segue: M. Polnareff non esiste. Al suo posto undici sosia.

    Foto numero uno: Polnareff interpretato da Dario Franceschini (Margherita) durante un congresso di Comunione e Liberazione nel 1972 (al fianco del sosia -dietro la chitarra- potete notare un giovanissimo Walter Veltroni.)

    Foto numero due: Claudio Santamaria interpreta Rino Gaetano mentre interpreta Polnareff.

    Foto numero tre: il cantante dei Kinks Ray Davies (spesso Davies si camufferà da Polnareff, nel corso degli anni) ripreso in una strada di Londra.

    Foto numero quattro: Tom Petty.

    Foto numero cinque: Caterina Caselli.

    Foto numero sei e sette: Kurt Cobain incontra David L. Roth che si traveste da Polnareff.

    Foto numero otto: Dave Stewart degli Eurythmics in poltrona imita Polnareff.

    Foto numero nove: ancora Cobain.

    Foto numero dieci: Hulk Hogan.

    Foto numero undici: il presidente della Virgin Richard Branson interpretato da Joe Pesci che imita Polnareff.

    di Un esperto FBI.

  4. montando su un noctambus a parigi alla volta del mio bel quartiere bellevillienne collinaire dopo une fete à la cité U … sentiiiiiiii le note della bambolina e invece di addormentarmi … cantai… destai l’attenzione di un connazionale gay di bologna e me lo ritrovai scroccantemente amico…

    di rizzo

  5. grazie ESPERTO FBI. Confermi i miei sospetti, specie per la 1, la 8 e la 10

    di tenue

  6. E’ una bambolina
    Si difende come puo’
    (TEMA DEL SOPRUSO: LO STRANIERO CI SPAVENTA?)
    Dietro alla vetrina
    Dei suoi no no no no…
    (COMMERCIALIZZAZIONE DELLA DONNA E SUO SMINUIMENTO.)
    Pero’ un tipo come lei
    Non l’ho incontrato mai
    (L’AVVERSITA’ DEL FATO E SUE CONSEGUENZE.)
    E’ una bambolina
    Che fa no no no no
    E’ cosi’ carina
    Ma fa no no no no
    (PROTO-FEMMINISMO?)
    E gia’ un tipo come lei
    Non l’ho incontrato mai
    E’ una bambolina…
    …pero’ imparera’ da me
    un bacio che cos’e’
    (SUPEROMISMO NIETSZCHIANO.)

    di L'Uomo Nesso.

  7. siete delle merde polnareff è il mio idolo e i suoi occhiali sono MITICI

    di claudia magi

  8. Ho letto e riletto, ma non ho trovato alcun accenno agli occhiali di Polnareff (per quanto mi sarebbe piaciuto parlarne). Coda di paglia?

    di L'Illuminato del Quartiere

  9. si noti che la canzone citata dal direttore è uscita sul lato B di un 45 giri de la pupeè

    di v

  10. O’ Redazione, che mi fate “Slipperypond”? Per piacere!

    di Il saccente scandinavo

  11. http://www.youtube.com/watch?v=JmdVmtdkQOA&feature=related

    di v

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