Vacanze in America

in "Slippery Routard., Slipperyfood."

Your appetite has signed a check

only a sandwich of this magnitude can cash.

Spot per la catena Subway, 2007

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Spazientiti dalla mia piagnucolosa insistenza riguardo alla necessità di tornare a fare una corrispondenza dall’estero come ai bei tempi, i membri della Redazione di Slipperypond hanno venduto tutto l’oro della comunione e mi hanno pagato un biglietto per spedirmi Oltreoceano. In effetti i soldi erano pochi, ma per fortuna alla Brown ho trovato un lavoro che faceva per me.

Il Feroce Direttore mi ha messo su quell’aereo come un padre che mandi il figlio a studiare fuori sede accollandosi onerose rette universitarie: con lo sguardo fiero e la malcelata speranza di una promozione sociale per sé e per questo sito che è un po’ la sua famiglia. Invece io, ragazzo di campagna superficiale e abbagliato dalle mille luci al neon della grande città, traviato dai tumulti come Renzo Tramaglino, mi sono perso tra canne, feste Erasmus e giri su giri di rum e pera, e non ho dato nemmeno un esame, con il risultato che Il Feroce ha dovuto rinunciare all’articolo alla Baudrillard che si aspettava da me. Eppure, sono uno dei pochi della cricca di Slipperypond che ha guardato negli occhi quello che sia Il Feroce Direttore sia Osama Bin Laden (che salutiamo) amano chiamare il Grande Satana: devo a tutti un breve resoconto di viaggio.

In questa mia singolare Bildung ho capito molto dell’America.

Una cosa che ho scoperto all’amaro prezzo di imbarazzanti momenti durati piani e piani di smisurati grattacieli, per esempio, è che negli Stati Uniti non bisogna assolutamente dare il buongiorno a chi sale in ascensore: vi guardano come se foste dei pazzi criminali (nel mio caso ci hanno azzeccato, ma è stata solo una fortunata coincidenza). Altra cosa: o New York ha delle fogne così pulite che vi possono transitare treni, oppure la metropolitana della Grande Mela è orrendamente sudicia, con quell’acquina grigio scuro che stagna tra i binari e ciclopici topi da soma che vi guardano con aria di sfida. Un luogo comune da sfatare è quello del fast food che asseconda i frenetici ritmi metropolitani. Il MacDonald’s di Manhattan alle cui lusinghe ho ceduto per uno spuntino di mezzanotte vanta il servizio più lento del mondo, arricchito dalla presenza di un commesso che imbusta cheeseburger ripetendo di continuo: “I’m not lovin’ it, I’m not lovin’ it”.

Ma il raffinato uditorio di Slipperypond mi insegna che l’italiano medio all’estero resta affascinato soprattutto dalle abitudini alimentari del paese che visita. Da un punto di vista gastronomico, noi siamo la civiltà classica e tutti gli altri sono barbari, con abitudini assolutamente abominevoli.

Che poi alla prova dei fatti è una grande verità.

Ma lasciate perdere tutti i consueti discorsi sulla società dell’opulenza e sul consumismo cieco e bulimico, le solite battute scontate sui fat Americans, i luoghi comuni che tanto vanno di moda tra i comunisti. In tutta onestà, agli Stati Uniti vanno riconosciuti alcuni meriti. Primo, se amate caramelle dai colori improbabili, succose bombe di zucchero gusto frutta, snack, barrette al cioccolato caramellate ricoperte di arachidi e nocciole, il tutto ripieno di un’altra barretta identica ma più concentrata, gli U.S.A. saranno il vostro paradiso - e insieme, ça va sans dire, la vostra tomba. Secondo, se come me credete che non esista nulla in questa dimensione che non valga la pena friggere, adorerete abbandonarvi al letale fluttuare del caldo ed accogliente mare di unto che bagna il continente, from sea to shining sea. Voi sbarcate a JFK con il sopracciglio alzato di chi in cucina le ha viste tutte, ma già al bar dell’aeroporto date un’occhiata ai panini alti 15 centimentri e subito capite chi comanda. Vi ritrovate allo stesso gate a fine soggiorno con la triste consapevolezza che ne avete di strada da fare.

Non si parla abbastanza per esempio dei tipici cibi da fiera: mentre noi una volta che abbiamo finito di giobbarcela sul Tagadà o di vincere giri gratis sul Calcinculo ci buttiamo su brigidini e croccante, nella patria di Elvis prima ci si emoziona con l’ottovolante o la corsa dei tagliaerba e per il dopo si preferiscono cose come Blooming Onions (intere, grandi, enormi cipolle fritte), o il mio preferito, il Corn Dog. Ricetta: prendete un wurstel, lo ricoprite di una panatura alta un centimetro e mezzo, e lo friggete infilato in uno stecchino tipo ghiacciolo. Servite caldo e ben unto. Poi chiamate un dottore che con un’apposita ventosa vi stappi le arterie, ma vi assicuro che il rischio non è corso invano. (Il Corn Dog è così importante che merita giustamente una pagina su wikipedia).

Se invece siete i soliti italiani figli di mammà che dopo due giorni hanno bisogno di pasta, resterete piacevolmente sorpresi dalla varietà dell’offerta di tagli di pasta corta e lunga. Per rompere la monotonia del cannellone e lo spaghetto, potete scegliere di cucinarvi un bel piatto di radiatori; se siete in vena di sperimentazioni potreste optare per una scodella di cavatappi; se volete fare un simpatico omaggio a un amico idraulico potete preferire i manicotti; se avete nostalgia dei tempi della via Gluck suggerisco invece dei Cellentani Barilla. Innaffiate il tutto con una lattina di Rola Cola, una banana cola, una versione etica della Coca Cola, estratta dalla banana ma che non sa affatto di banana, che costa 50 cents meno di una bottiglietta d’acqua ed ha una confezione (e un nome) ben più accattivante.

Se invece avete voglia di pizza e siete in vena di buffi anagrammi che diano spunti per i vostri abituali lazzi da lupanare, puntate decisi verso il più vicino Sbarro. Per i nostalgici e gli Ultras laziali, c’è sempre Benito II.

Oppure, raggiungete Little Italy e godetevi un pasto tipico a base di calamari, gamberoni e scungilli. Così finalmente scopriremo che cazzo sono gli scungilli, ché io non ho mica avuto il coraggio.

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Un ringraziamento va alla mia cara Nipote d’America, cui devo molte delle foto linkate, nonché l’introduzione al fantastico mondo del Corn Dog.


  1. http://en.wikipedia.org/wiki/National_Corndog_Day

    di v

  2. Dopo pressanti richieste da parte del vasto pubblico di immigrati (o figli di immigrati) slipperypondiani, a breve la seconda parte del reportage sul Nuovo Continente: “Vacanze in Canada -ossia come godersi il Paese dei Laghi dopo quindici giorni nella stiva di una nave”. By Feroce Direttore.

    di La Redazione.

  3. I Cellentani, con la loro caratteristica forma che sembra un piccolo ricciolo o un cavatappi, testimoniano la creatività dello stile italiano in cucina. C’è chi dice che il loro nome derivi proprio dal celebre “molleggiato” della TV; quello che è certo è che rallegrano la tavola di tutti i giorni come le cene più raffinate.
    Tempo di cottura: 10 minuti.

    di Barilla Man.

  4. vinta dalla follia del luogo.. a coney island.. anch’io ho sfidato la sorte e ho gustato l’untosità morbida di un corn dog…
    poi ho pianto

    di rizzo

  5. ah ah ah la foto della redazione… ma Black Mass la sapete fare?

    di MetalloCavallo

  6. ti fanno una sega siusy blady e patrizio roversi…

    di MetalloCavallo

  7. Anche noi -come i Death SS- siamo fiorentini e amanti dei nomi d’arte: sull’onda del successo di Steve Sylvester (Stefano Silvestri) e Paul Chain (Paolo Catena) da oggi in poi saremo Gabriel Littleblackbird, Vain Bigsaints, Lawrence Orlandeeny, Francis (Frank) Ammannborn, Thomas Checchucci and Alexander the Rave-G.

    di La Redazione.

  8. un’immagine agghiacciante [vale per entrambi i commenti]

    di Il Puntiglioso Redattore

  9. in effetti il brizzolato roversi che te lo mena non è un granchè come immagine… anche se potrebbe essere un soggetto per uno scatto di oliviero toscani…

    di MetalloCavallo

  10. Quello che consiglio al Feroce, è di mandare un po’ la propria Redazione in Cina, metà tanto amata da voi comunisti. E’ l’ora di finirla con questo attacco multilaterale al Paese della Libertà. An iuniversal messeg of fridom end dimocrashi.

    Per il corrispondente suggerirò la parte del kapò al regista di un film che si sta girando a roma in questi giorni.

    E ricordo che noi al massimo la gente la mandavamo in vacanza al confino.

    di Berlusconi Silvio

  11. La Redazione tutte ringrazia il Presidente Berusconi per il consiglio, anche se in effetti già la Cina era stata visitata da Slipperypond in tempi non sospetti: nello specifico ricordiamo un attento reportage del nostro Ardito Cosmonauta Comunista Xassenna, con tanto di foto al logo slipperypondiano in ideogrammi. Per quanto riguarda gli attacchi all’America siamo inoltre del tutto in sintonia con lei -Presidente- visto che abbiamo organizzato già da mesi alcuni gazebo nel ranch di Bush a Crawford con l’intento di anticipare le elezioni italiane.

    di Il Feroce Direttore

  12. Presto Slipperypond non esisterà più: al suo posto, http://www.ilsitodellelibertà.it.
    Il progetto decollerà appena i capelli del Feroce Direttore si saranno allungati al punto giusto, e la nostra parucchiera di fiducia avrà trovato il giusto punto di rosso/arancio.

    di Il Corrispondente

  13. Mi dissocio dall’intervento di Berlusconi in tutto e per tutto, ma non esiterò a entrare nella coalizione solo in prossimità della campagna elettorale (cioè, come direbbe Roger Rabbit “Quando fa ridere”).

    di Fini Gianfranco

  14. Con lo spirito di servizio al consumatore che da sempre permea la Redazione, mi sto preparando un buon piatto di Radiatori del premiato pastificio Garofalo, conditi con broccoli di stagione.

    di Il Puntiglioso Redattore

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