Vacanze in Canada.

in "Slippery Routard."

Tra i tanti mostri creati da 11/9/2001 uno dei più visibili è senza dubbio il fatto che gli statunitensi (guai a generalizzare e chiamarli “americani”: un qualsiasi canadese potrebbe risentirsi assai della svista) hanno preso a girare il mondo con una foglia d’acero ben impressa sullo zaino. Infatti ovunque -da Baghdad a Oxford- nessuno può provare rancore verso questi simpatici e piuttosto inoffensivi coloni inglesi o francesi (leggi: anglofoni o francofoni, ma anche molti italiani facilmente riconoscibili) detti canadesi, al contrario del diffuso rancore indirizzato verso i cittadini USA, i quali all’estero vivono sempre con il terrore di un imminente linciaggio (maschi) o palpata (femmine) causa una politica di guerra discutibile, Kid Rock e l’usanza di portare le infradito ai piedi anche con la neve. E proprio il Canada sarà l’oggetto di questo nostro post domenicale, che partirà con qualche parola sulla geografia del paese, e come questo appare dall’aereo quando atterri.

Ecco, per inciso il Canada è enorme e dall’aereo appare bianco, escluso i cinque minuti prima di toccare il suolo (Montreal) che invece cominci a vedere tutto grigio e marrone (il colore della neve che si mischia al fango, creando così l’adorabile sfumatura-merda che tutti qui percepiscono come una cosa molto personale e intima): se a Montreal chiedi a qualcuno quanto dista il mare, quel tizio dirà “pochissimo. Solo quattordici ore di viaggio” e già questo dovrebbe rendere abbastanza bene l’idea degli spazi. La periferia di Montreal è orrenda tanto quanto il centro è splendido e indicativo di decenni di grande architettura. Le persone a Montreal sono cattivissime se non parli francese come loro -quindi male- e se ti becchi una pallottola -pourquoi la tua langue non è corretta- al Pronto Soccorso non ti danno neanche un’aspirina. Situazione scomoda per la viabilità a seguito dei mille cambiamenti topografici susseguenti ai mille cambi di ordinamento in ambito linguistico (inglese e francese prima, inglese poi, francese adesso, francese in futuro, inglese mai più) le strade ogni giorno cambiano nome. Durante il mio soggiorno in città ho abitato nell’ordine in Bishops Street, Avenue Jean Talòn, Graham Road e Victoria Square, senza mai cambiare casa. Il bowling all’angolo è stato per qualche mese una misteriosa sale de quille, mentre gli hot-dog erano chien-chaud e morte a chi sgarrava. Stessa ossessione è però anche riservata alla cultura inglese, sebbene in ambito folkloristico e non urbanistico: il Canada è l’unico paese al mondo nel quale il compleanno della Regina Elisabetta è festa nazionale (la Regina Elisabetta confonde sempre il Canada con Hong-Kong, per somma gioia del Primo Ministro di turno) e dice molto sulla nazione -nonché sul binomio tra cultura tradizionale e forza coloniale- il conio delle monete, che da una parte hanno la Regina, dall’altra un castoro/un orso/una specie di papero. Influenze inglesi quindi, e storpiature francesi, senza comunque mai dimenticare il simpatico apporto della comunità italiana (che -assieme ai nativi indiani- gestisce i migliori racket del paese: asce da guerra e ragù, principalmente) con retaggi statunitensi sviluppatisi attraverso le bislacche usanze di passare la domenica nei centri commerciali o al McDonald’s, con l’unica variante che in Canada mentre mangi un McChicken puoi criticare Bush quanto ti pare, o dire che in effetti Condoleeza Rice è proprio una merda, e non essere accusato di terrorismo (secondo postumo effetto da 9/11: in Canada negli anni scorsi sono cominciati a tornare i dissidenti statunitensi per sfuggire all’Iraq, così come accadeva ai celebri tempi del Vietnam.)
Al pari dei gloriosi paese dell’ex-blocco sovietico, anche il Canada è una nazione alla perenne ricerca di una propria identità (per quanto i paesi dell’ex-blocco sovietico cerchino una loro identità e un rilancio internazionale a causa di anni e anni di regime, al contrario del Canada che non ha mai avuto niente di tutto questo, ed è perciò senza scusanti) combattuto tra le sopraccitate influenze diverse: curioso notare come il Canada abbia saputo prendere, nel corso dei secoli, il peggio da ogni cultura che approdava sui suoi lidi, visto che i francofoni si sento più francesi dei francesi (che tra l’altro disprezzano il Canada tempestandolo con migliaia di battute e barzellette oscene, e la cosa alla lunga si fa imbarazzante…) mentre l’amore patrio per la Gran Bretagna si esemplifica in sporadiche parate di gente vestita da Guardie della Corona, infreddolite a trenta gradi sotto zero. Eppure non mancano i punti di forza nel paese. Infatti, come pochi altri stati, il Canada negli ultimi anni si è rivelata una enorme potenza culturale, capace di sfornare numerosissimi artisti in ogni settore. Ecco una breve lista di famosi nazionali.

1) Attori canadesi: Leslie Nielsen, Brendon di Beverly Hills, Dan Aykroyd, Mike Myers (quello di Austin Powers), Jim Carrey, Michael J. Fox, Rick Moranis, Keanu Reeves (giuro), William Shatner e il clan Sutherland per intero.
2) Attori pornografici canadesi: Lanny Barby, Nikki Benz, Sunny Leone, ma soprattutto l’intramontabile Peter North, con il suo collo di cigno.
3) Musicisti canadesi: Broken Social Scene, Leonard Cohen, Joni Mitchell, Arcade Fire, Avril Lavigne, Celine Dion, Melissa Auf Der Maur (che salutiamo), Nelly Furtado, K.D. Lang, Diana Krall, Loreena McKennitt (ebbene non è irlandese) e Neil Young.
4) Scrittori canadesi: Mordecai Richler, Margaret Atwood, Douglas Coupeland, Naomi Klein, Saul Bellow.
5) Terroristi canadesi: quelli che dirottavano i treni nel febbraio del 1989 in USA durante la crisi energetica, Huseyin Celil (un uighur sino-canadese condannato all’ergastolo da un tribunale di Urumqi, Xinjiang, per avere partecipato “ad azioni terroristiche ed a trame per dividere il Paese” e creare un Turkestan orientale indipendente) nonché la famiglia Khadr, un clan canadese-musulmano la cui assoluta devozione ad Osama bin Laden tende un po’ ad intimorire i vicini di casa, specie a Halloween.
6) Cuochi canadesi: il Team Foie Gras, celebre nel Quebec per avere indicato nel fegato d’oca un elemento d’orgoglio nazionale, al pari di Pierre Trudeau.
7) Santi (o martiri) canadesi: Jean de Brébeuf, Gabriel Lallemant, Antoine Daniel, Charles Garnier, Noel Chabanel, Isaac Jogues, Jean de la Lande. Alla comitiva è stato fatto lo scalpo dagli indiani Huroni tra il 1642 ed il 1649. Proclamati beati da papa Benedetto XV il 21 giugno 1925, vennero canonizzati il 29 giugno 1930 da papa Pio XI.

Quindi vive le Canada, calderone di culture, fiero come sono della scritta (delle scritte) sul mio passaporto: Ad mari usque ad mare. The bearer of this passport is a canadian citizen / Le titulaire de ce passe-port est citoyen canadien.
Per quello che conta, da quelle parti Slipperypond è di casa.


  1. Il Canada, il paese del politicamente corretto.

    NB: Altri musicisti canadesi : Glenn Gould, Paul Bley (forse un tantino più signifactivi dei Broken Social Scene o di Avril Lavigne)

    di Anonimo

  2. E allora siamo puntigliosi e mettiamoci pure Alanis Morissette.

    di Il Puntiglioso Redattore

  3. E i godspeed you black emperor!, do make say think, e tutta quella banda di capelloni sudicioni postrocchisti?

    di Il Corrispondente dal Contado

  4. Una difficilissima: Paul Shaffer del David Letterman Show.

    di Il Corrispondente dal Contado

  5. Michael Bublé, Sebastian Bach degli Skid Row, brian Adams, Whitney Houston, NEIL YOUNG, BRAN VAN 3000 (What the hell am I doin drinkin in LA?).

    di Il Fanatico Fonetico

  6. Il Direttore risponde.

    Ringrazio Anonimo per la segnalazione: Glen Gould in effetti mi era sfuggito. Invece, per quanto riguarda Sebastian Bach degli Skid Row, lui l’avevo appuntato in fase di stesura sul mio quadernetto in pelle di pitone ma poi (sappiamo come è fatto quel capellone) me lo sono perso (la cosa -ahimè- ha un nome, ed è Alzheimer.)
    Canada paese del politicamente corretto, dici? Vero, ma purtroppo sempre meno. Ecco qui due righe di spiegazione.
    Nell’ultimo periodo la crisi nera del mercato del lavoro (causa referendari secessionisti quebecchesi, gente spietata e senza un minimo di senso pratico) è molto diminuita e quasi del tutto rientrata, però certo quel buco nero governativo durato più di un decennio ha creato strascichi tuttora ben visibili nella società (sanità…welfare e altro.) Dicono i miei informatori che la generazione figlia di coloro che hanno perso molto (non tutto…ma molto) a Montreal nella seconda metà degli 80-inizio 90, se da una parte adesso contribuisce al rilancio culturale del paese con la sua verve artistica-figlia-della-rabbia-da-ex-disoccupati, dall’altra ha anche fomentato un inaspettato aumento della criminalità e altre tensioni sociali non previste e certo non tanto corrette politicamente. Se ai tempi la leggenda diceva che le porte delle case in Canada restavano tutte aperte, adesso magari qualche serratura è scattata e il classico buonismo locale purtroppo rischia di tramutarsi in un fastidiosissimo sospetto mentre spali la neve o togli il ghiaccio dal vetro anteriore della macchina. Speriamo di no e che sia solo un’impressione di analisti disattenti, ma soprattutto speriamo che il governo la smetta con l’accondiscendere chi in Canada ancora uccide le foche monache a bastonate, nelle regioni del nord.

    di La Redazione.

  7. Una soluzione intelligente sarebbe cacciare i figli degli ex disoccupati al posto delle foche, con grossi bastoni.
    Scusate se vi sembra una soluzione un po’ estrema, ma sono un po’ scosso perché ho appena visto su Blob l’On. Mario Borghezio che in un comizio parlava di “tangentopoli, calciopoli, FACCIADIMERDOPOLI”. Chapeau.

    di Il Corrispondente

  8. incalcolabile il numero di americani che ho evitato di odiare en passant, grazie a quel trucco.

    di IdQ

  9. Ringrazio il Feroce, che mi ha portato indietro nel tempo quando anche io andai in Canada (ma a Toronto) per un mese… ricordo un bel pallosissimo match di baseball (Minnesota Twins vs Toronto Blue Jays - ebbene sì, prima gli AWAY e poi gli HOME: questo è il galateo)… un gran mazzo di palle!

    di Giampiero (NOW... AT POLIMODA!)

  10. il regista geniale e ben poco conosciuto
    guy maddin

    di rizzo


  11. di rizzo

  12. http://www.youtube.com/watch?v=p3xrCe5joWw

    di rizzo

  13. Personalmente ho sempre brutalizzato i Canadesi che ho frequentato come se venissero dagli States: un po’ per snobistico qualunquismo, un po’ per la convinzione ch’essi siano le ‘zecche’ dell’Occidente; quelli che pigliano tutti i vantaggi (leggi petrolio etc…) senza sporcarsi le mani. Putroppo devo altresì ammettere che tutti i Canadesi da me conosciuti erano persone civilissime e degnissime.
    Non so che altro aggiungere (ho perso il filo…). Un salutone a Sliperypond.

    di Luca

  14. Opps, vedo ora che ho saltato una ‘p’ in Slipperypond. Chiedo venia…

    di Luca

  15. La storia, o meglio la geografia, chiama el’Illuminato risponde. In arrivo l’inevitabile “Vacanze in Isvezia e Fynlandia”

    di L'Illuminato del Quartiere

Scrivi un commento