Liberi tutti: il terribile presenzialismo di Slipperypond macchia pure Facebook.

in "Slipperynet."

Il recente approdo slipperypondiano sulle coste di Facebook ci ha portato inevitabilmente ad alcune ingarbugliate constatazioni, noi che siamo -e che sempre saremo- un branco di sterili rompicoglioni (anche se il sottoscritto qui tenterà la difficile arte dell’analisi oggettiva, provando dunque a non cadere nella fortissima tentazione di prendere per il culo l’intero trend), sebbene il sermone massmediatico che seguirà sarà basato solo su un paio di domande facilifacili, alle quali farà eco una serie di risposte piene zeppe di concetti fumosi e dunque in pieno slipperypond-style. In primis: cos’è questo dannato Facebook? La verità la potrete sapere andando sul sito ufficiale del prodotto, o tramite le due righe facebookiane su Wikipedia. Quindi -domanda numero due, e qui arriva il bello: tutto questo Facebook serve davvero? Lasciando parlare i numeri -Facebook è tra i primi dieci siti più visitati al mondo- dovremo dire di sì, con la stessa lucidità che ci ha portato nei giorni scorsi ad ammettere quanto il nostro amatissimo Youporn stia perdendo posizioni, assieme alla passione per le MILF o i cani che fanno skate.

Infatti attraverso Facebook si comunica -e comunicare è la cosa più bella che ci sia, vero?- vendendo una immagine (la nostra magari, e se poi non corrisponde alla verità chi se ne frega, poiché nonostante la crescente importanza del web 2.0. fortunatamente ancora esistono luoghi nei quali mentire è complicato e dobbiamo esporci sul serio per quello che siamo, tipo le Case del Popolo 1.0. o la Questura) con la possibilità di ricercare altre immagini che corrisponderanno -si spera- ad altri individui come noi, potenziali amici o colleghi o vampiri assassini.

I campi da riempire sono molteplici e spaziano tra informazioni personali e passioni di gruppo, la possibilità di scegliere contatti tra coloro che già conosciamo, o accettarne di nuovi -ma, sia ben inteso, solo dopo avere vagliato attentamente la scheda del richiedente (tuttavia tranquilli: anche in questo caso la possibilità che ciò aumenti le aspettative dei gggiovani nei rapporti interpersonali e che -nella vita reale- nessuno voglia più fare nuove conoscenze in assenza di schede-web per la pre-valutazione, ci sembra ancora remota e un filo troppo pessimistica…)
Su Facebook poi c’è una intrigantissima homepage (di fatto, assai simile a una cartella clinica) nella quale è possibile aggiungere extras tipo mappe del mondo con puntine per indicare dove siamo stati, la musica che preferiamo, le foto che preferiamo, l’orientamento sessuale che vorremo avere, o inviare regali virtuali (da millenni siamo abituati a ricevere regali merdosi nelle tre dimensioni, dunque perché lamentarci per l’immagine di un fiore che cresce ricevuta sullo schermo?) ma anche simulazioni di atterraggi d’emergenza e filmati delle nostre esperienze migliori non erotiche (nel caso si uploadi una scena gang-bang in un ascensore credo che intervenga una apposita commissione di censura, che noi a priori ostacoliamo definendola squadrista.)

Il fatto che i più banali omicidi degli ultimi tempi siano stati in qualche modo annunciati su luoghi simili (Facebook, MySpace, ecc…) nella norma serve da biada solo agli opinionisti cavernicoli dei maggiori giornali mainstream paesani che non hanno nient’altro cui aggrapparsi, o capacità maggiori di calarsi nell’intrigante universo della rete: purtroppo avere una propria pagina web non fa di nessuno un pazzo pericoloso e immaginiamo che, se uno ama accoltellare la gente, in assenza di Internet misurerà il suo ego brandendo lame davanti ad uno specchio o una cinepresa Super-8 e poi -una volta uscito di casa- il risultato non cambierà (la cosa può sembrare banale ma è sempre bene ripetere che parliamo di un mezzo e basta, una faccenda senza vita propria assai diversa dal protagonista di Corto Circuito.) Anche se nello specifico slipperypondiano Facebook col tempo ci aiutera senza dubbio a conoscere ragazze svedesi dai nomi intriganti e magari scambiarci pure due chiacchiere -situazione che mai si verificherebbe nella vita reale, essendo noi terribili nerds capaci solo di tirarsi le dita, scoreggiare e ridere ai tavolini dei pub- oppure incontrare altri che come noi amano la libera e laica informazione on-line (gente che tuttavia purtroppo dovremo subito imparare a odiare poiché pensiamo che sul web ci sia spazio solo per Slipperypond, o almeno nella nicchia della libera e laica informazione on-line.) Ma soprattutto una simile apertura alle nuove tendenze web (per quanto Facebook sia già vecchissimo, se non addirittura marcio come Second Life) espanderà il nostro bacino d’utenza -la nostra tifoseria organizzata, i nostri ultras buoni senza sassi in tasca- così che in un futuro non remoto -al tempo di una equa spartizione dei diritti web- pure noi inizieremo a ricevere i soldi che adesso solo Grillo, Sofri, Mastella e Letta prendono dallo stato per i loro blog. Quindi God Bless Facebook, MySpace e compagnia danzante -anche se i nostri dubbi, e soprattutto quelli del Puntiglioso, a riguardo sono enormi- o almeno così sia fino al giorno nel quale non si avvererà la tremenda profezia del nostro acerrimo nemico Elton John, che prevede un mondo migliore in assenza di luce elettrica, televisioni, giornali, e soprattutto Slipperypond, la cui luce salvifica si espande giorno dopo giorno sempre più sul web 2.0.


  1. Il FACEBOOK, che è meglio del MYSPACE (che è meglio del NETLOG, ma questo si sa).
    Bei tempi quando uno, per baccagliare le bimbe, doveva iscriversi a CUPIDO.IT (e perlomeno esporsi riguardo le sue intenzioni).

    di L'Illuminato del Quartiere

  2. Dignene quattro!

    di Giampiero (NOW... AT POLIMODA!)

  3. Purtroppo non ho mai usato Cupido.it perché -prima del MySpace o del Facebook- il mio unico vettore di innamoramento on-line erano le gallery pornografiche. Assolutamente secondario il settore in quanto -mi preme una certa onestà, al riguardo- riuscivo a innamorarmi sia delle cheerleaders che di quelle che portavano a spasso il cane e inevitabilmente incontravano il tizio del Bang Bros sul pulmino (strano ma –per quel simpatico ometto con il pizzo- non ho mai provato una particolare gelosia.) A conferma di questo, i più stretti collaboratori di Slipperypond conosco il mio amore oramai decennale per la pornostar Maya Gold e (ma forse in questo caso c’entra la mia volontà di essere Vittorio Sgarbi) per l’intramontabile Milly D’Abbraccio.

    di The Director.

  4. Mmmm…ragazze…Ne ho sempre sentito parlare ma, come per facebook, non ci ho mai avuto troppa familiarità.

    di Il Corrispondente dal Contado

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