La logica del clan.

in "Slipperynet."

Visto che ci sono in giro molti duri di comprendonio:

Luttazzi

Come faccio a sopportare la chiusura di Decameron di Luttazzi? Penso al VanoTecnico in una vasca da bagno, con l’Illuminato e il Corrispondente che gli pisciano addosso, il Puntiglioso che gli caga in bocca e il Feroce Direttore in completo sadomaso (che meraviglia!) che li frusta.

L’incapacità di traslare l’immagine in significato, e viceversa, sarà patologica? Il cervello manca di organi adatti, atrofizzati dalla mancanza di esercizio, o l’affezione è genetica, ereditata dalla nascita?

Daria Bignardi: “la decisione di sospendere Decameron è più che comprensibile: La7 è davvero una famiglia, una rete in cui contano i rapporti, ha una sua identità, non è bello attaccare così chi ne fa parte. La definirei una scelta sentimentale, emotiva”

Cane rognoso

Possiamo accettare anche il cattivo gusto, entro certo limiti, ma qui si attacca uno di famiglia! Il riflesso di chi vive nel clan è automatico; un autore, in una rete commerciale, può limitarsi a fare bene il proprio lavoro, senza doversi sentire legato al corpo mistico dell’azienda, al sacro cuore della famiglia? Bisogna per forza fare squadra, indossare la divisa corporativa, lavorare affiatati e in armonia con la rete? Il cane rognoso, anche se simpatico, deve stare ai margini della tribù: e se sta buono gli tiriamo un osso.

Sperando che gli vada di traverso, e ci si strozzi.


  1. Chapeau per il pezzo e per i link. Ah. Così La7 autoanalizza l’accaduto:
    http://www.la7.it/blog/default.asp?idblog=DIEGO_BIANCHI_-_La7_di_7oro_23
    in un post a firma Diego Bianchi (quello del blog Zoro) ospitato per (suppongo) ragioni di gggiovanilismo sul sito ufficiale dell’emittente.

    di F.d.

  2. Ho letto il post e un pò di commenti - la cosa incredibile è che anche i sostenitori di Luttazzi continuano a parlare di battute, comicità e insulti a Ferrara. Aldo Grasso, il Sofri piccolo, si lamentano della volgarità, altri criticano il Luttazzi perché non fa più ridere (come se la satira dovesse far ridere per forza). L’associazione proposta da Luttazzi sembra sia passata completamente inosservata e incompresa, eppure fa riferimento ad immagini che hanno fatto il giro del mondo, e che dovrebbero essere stampate nel ricordo di qualunque persona dotata di un minimo di dignità personale.
    E’ all’opera un meccanismo di rimozione che sarebbe interessante studiare, a saperlo fare.

    di VanoTecnico

  3. Infatti la cosa grave è che tutti (tutti) i giornali abbiano riportato la notizia con “Luttazzi licenziato dopo le offese a Ferrara”, “Luttazzi insulta Ferrara”, e simili. Offese? Insulti? Luttazzi ha forse detto che Ferrara è una testa di cazzo? Ha forse detto che è un ciccione di merda? Non mi pare proprio. Un conto è l’insulto e un altro è la satira, che giustamente disturba e scuote (ma non offende), che non ha (non deve avere) limiti né risparmiare nessuno. Altrimenti diventa Bagaglino.
    Dare carta bianca e poi ritirarla con delle motivazioni che non esistono è un colpo basso. La libertà si dà o non si dà, non ha senso darla “cum limitem” (espressione latina appena inventata: ma mi piaceva).
    Grave tutto, grave questa mossa, grave la situazione dell’informazione italiana, che ancora una volta ha perso una buona occasione per fare del giornalismo serio.

    di La simpatica traduttrice

  4. Repubblica di oggi (ma probabilmente la maggior parte dei quotidiani) riporta il sospetto -o forse qualcosa di più- che il vero motivo del licenziamento di Luttazzi non sia l’offesa a Ferrara (tra l’altro lo stesso paraculo Ferrara ha confermato la totale estraneità alla vicenda e la speranza che il Decameron continui, sebbene criticandone la “terminologia”…) quanto l’idea di impostare la prossima puntata sull’enciclica papale di recente pubblicazione: di fatto il materiale era già stato girato ma -in fase di montaggio- tutto è stato bloccato da uomini La7, che immaginiamo espressivi come le guardie del corpo del sindaco di Springfield.
    Se la censura in TV arriva per attacchi a Ferrara è ridicolo; se arriva per attacchi al Papa è inquietante.

    di Il Feroce Direttore.

  5. Non ci resta che votare Quimby.

    di La simpatica traduttrice

  6. L’ipotesi enciclica mi pare abbia una sua plausibilità; resta il fatto che tra i tanti commenti nessuno sembra ricordare le immagini citate. Matteo Bordone: ‘la battuta funziona perché delle persone vere sono messe in un contesto merdapiscia e assurdo. Quella è una battuta che la gente ride e si accartoccia sulla poltrona.’ Un contesto assurdo? E’ successo davvero, e c’è abbastanza poco da ridere.

    di VanoTecnico

  7. A proposito di pisciarsi addosso.
    Fonte Corriere.it: Il “Washington Post” ha rivelato come alcuni tra i più importanti congressisti (anche democratici, n.d.r) –compresa Nancy Pelosi– fossero stati informati sulle tecniche impiegate dalla Cia negli interrogatori a presunti terroristi. Sistemi introdotti nel 2002 e svelati tre anni dopo dalla rete Abc.
    La «lista» prevedeva:
    1) Scuotimento: il detenuto viene preso per la maglia e scosso in modo violento.
    -Commento: va beh, questo passi.
    2) Lo schiaffo: una percossa a mano aperta sul volto.
    -Commento: e passi pure questo, dai. Non è carino ma succede anche alle medie.
    3) La pancia: il prigioniero è colpito a mano aperta sullo stomaco; provoca dolore ma non causa danni interni.
    -Commento: qui si comincia ad esagerare.
    4) Il “palo”: la persona deve restare in piedi, in manette, incatenata al suolo per oltre 40 ore. E’ una delle tecniche più temute.
    -Commento: merde.
    5) La cella fredda: il prigioniero è tenuto nudo in una cella dove la temperatura è mantenuta sotto lo zero. Ogni tanto viene colpito con getti d’acqua.
    -Commento: ovvia.
    6) Water-boarding (sottomarino): Il detenuto è immerso ripetutamente nell’acqua, con la testa coperta da uno straccio o da cellophane. Per gli esperti la vittima può resistere una manciata di secondi.
    -Commento: dice che può provocare un panico incontrollato e dunque infarto.

    Tutto questo in territorio USA. Mentre ad Abu Ghraib (che il Vano cita nel post) la faccenda è sempre stata ben peggiore, con frequentissime incursioni nel mondo visualizzato da Luttazzi, un paradiso a base di cacate in faccia e pisciate in bocca. Naturalmente tutti a Washington sapevano dei servizietti (ogni giorno filtrano notizie sui media del tipo “il Senatore X sapeva che il generale Y autorizzava umiliazioni a detenuti del genere bla bla bla…)
    Manca nelle fonti la Santanché in latex, forse ritenuta troppo anche dagli aguzzini.

    di Fonte Ansia.

  8. “E’ all’opera un meccanismo di rimozione che sarebbe interessante studiare, a saperlo fare.”

    Un po’ lo spiega Naomi Klein in “Shock Economy”…

    di Luca

  9. bada vì

    http://www.nazioneindiana.com/2007/12/10/personaggi-precari-2007/

    di deh

  10. Un personaggio precario in tema:
    Daniele.
    Quarantasei anni. Negli ultimi tempi è stato trattato come un martire: gli hanno tolto la parola, poi gliel’hanno resa. Lui è tornato a fare il suo mestiere in TV (la satira) e di nuovo gliel’hanno tolta. Vai a capirli.

    di Slipperypond.

  11. vedo che anche il tecnico quando parla dice cose serie
    bel segnale

    di MOSSAD

  12. questa nuova (facciamo recente) definizione di Vano Tecnico mi fa pensare a una stanza più che a una persona… tipo quella dove si tiene il contatore del gas, ecco.

    di Ju

  13. Confermo che nessuno ha capito il riferimento e azzardo alcune ipotesi:
    1)Il già citato meccanismo di rimozione.
    2)Le immagini più diffuse (dico quelle diffuse fino alla nausea) erano altre.
    3)Era in risposta a una frase di Berlusconi sull’intervento dell’Italia, non si parlava delle torture, occorreva un passaggio in più.
    4)Stupidità.
    O forse tutte queste cose insieme. Se non fosse chiaro, cerco scuse perché io non l’avevo capita.

    di Antonello Da Messina

  14. Ma non volevo dire che l’associazione fosse scontata, anzi probabilmente era impossibile da cogliere leggendo solo la battuta in sé. Dopo però veniva un monologo di almeno mezz’ora, a occhio e croce, e una galleria di immagini di Abu Ghraib veniva pure esplicitamente riproposta in tutta la sua crudezza. Ovviamente della cosa non si è minimamente riparlato, non ha fatto alcuno scandalo, ci si è occupati solo della frase incriminata (quella si scandalosa!). Credo che il senso del post volesse essere questo.

    di VanoTecnico

  15. Non vorrei sbagliarmi ma mi pare che le foto dei soldati britannici che urinano addosso a un prigioniero iracheno, fossero una bufala.

    Rimane il fatto che episodi simili accaddero (accadono tutt’ora?) a iosa in Iraq.

    Comunque, complimenti per il tuo post: molto educativo.

    di Greg

  16. Anche io ho sempre pensato che il “Vano Tecnico” fosse la stanza dei bottoni!

    di La simpatica traduttrice

  17. due amici al bar più uno della Redazione di Radio Radicale.

    http://download-2.radioradicale.it/cache/MP464023.MP3

    di Il Puntiglioso Redattore

  18. DARIO FO SUL CASO DECAMERON
    “In questi giorni nei vari articoli apparsi sui quotidiani a commentare la censura di cui è stato vittima Daniele Luttazzi, si sono susseguiti a iosa termini come “buongusto”, “stile”, “opportunità”, “decenza”, “trivialità”, ecc..

    All’istante, di contrappunto mi sono venute in mente caterve di espressioni e situazioni scurrili a dir poco feroci, impiegate da maestri storici della satira, a cominciare da Mattazzone da Calignano, grande giullare lombardo del XIII secolo, che, in un suo fabulazzo sulla lamentazione dell’uomo per la pena che Dio ha imposto a lui e alla sua femmina, elenca le fatiche e le mortificazioni nonché i continui flagelli e morbi a cui le creature umane sono sottoposte fin dalla creazione. Il Padreterno si lascia convincere dalle invocazioni dell’uomo e, ipso facto, decide di creare a suo vantaggio il villano, che lo servirà “in ogni bisogna” al par d’uno schiavo. In quell’istante passa di lì un asino e il creatore con un gesto della sua mano santa lo ingravida. Al nono mese, preannunciato da “un trempestar tremmendo de fulmini e saiette, de la panza de l’anemal, traverso el so’ cul de lü, sbotta de fora ol vilan spussento, tüto empastao de merda sgarosa e: stralak! Sto cul sforna criante ol servante creat da Deo. Una piova sbatente se spraca contra el corpazon del vilan scagazzao spussente, perché se faga cosiensa de la vita de merda che ve se presenta. ‘Da po’ che l’è nato egnudo’ ordena el Segnor ‘deghe un para de brache de canovasso crudo, brache spacà in del messo e dislassà, che no’ debbia pert tropp tempo in del pissà!’.”

    Subito appresso mi appare Bescapè, un contemporaneo di Mattazzone da Calignano, che ci accompagna, mezzo secolo prima di Dante, nell’Inferno, dove personaggi ben noti della società del tempo vengono immersi a testa in giù nello sterco fumante, costretti a compiere gargarismi, trillando in gola secchiate di escrementi prodotti da animali fra i più fetenti.

    E poi ancora vedo scorrere i milanesi longobardi sconfitti da Carlo Magno, che un anonimo fabulatore descrive costretti dall’Imperatore a “nettar co’ la lengua l’arco treonfal, costruit da lori mismi a onor da lu venzedor franzoso. Sü l’arcon tüti i soldat de Carlo gh’hann pissat sovra per una jornada entera e anco smerdao con cüra. Das po’ a ognün de’ Longobar fue ordenat de catar rospi, ratti e pantegan de fogna, e cusinarseli per far gran banchetto. I poverazz, boni cosiner con erbe parfumate, hann insaporit i boccon del pasto, engorgià tuto con gran fatiga e despo’ all’entrassat, tuto ch’avien magnat, gh’hann vomegado fora. L’emperador, desgostà, l’ha criat: ‘Ma cos’è ‘sta porcaria? No’ voi védar per le mee terre ‘sto vomegame! Lecadevelo subetamente e che tuto sia ben polido!’. Oh ch’el regal potestà!”.

    Di certo si tratta di brani poco noti, che però Dante Alighieri ben conosceva per averli addirittura raccolti nel suo De Vulgari Eloquentia. Attraverso queste testimonianze, è risaputo, il sommo poeta, insieme ad altri autori che l’hanno preceduto, costruì il nuovo linguaggio, o Dolce Stil Novo, che ognuno di noi impara a considerare la base assoluta della nostra cultura.

    Lo stesso Dante usa immagini similari per colorare di veemente indignazione la presenza di certi notissimi personaggi in cui incappa nell’infernale viaggio osceno. “A chi servirà quel buco vomitante fuoco?” chiede il tosco poeta a Virgilio. E quegli risponde: “Là dentro verrà fra poco infilato testa in giù, un Pontefice che ben merita di starsene a cottura lenta e le natiche al vento a sbattacchiar gambe al par d’un forsennato!”. Quel Pontefice è nientemeno che Bonifacio VIII, quello che incarcerò, costringendolo a vivere incatenato tra le proprie feci, Jacopone da Todi che si era permesso di insultare il Santo Padre in questione urlandogli: “Ahi! Bonefax! Hai iogato ben lo munno! Ahi! Bonefax! Che come putta hai traito la Ecclesia!” cioè, come una puttana hai ridotto la Chiesa!

    Oggi, si sa, nessun cardinale si permetterebbe di porre mano pesante su questi scritti… è questione di opportunità e stile… oggi!

    Ma di certo vi farà sussultare di stupore scoprire che anche il santo giullare Francesco di Assisi spesso si lasciasse andare a espressioni di un linguaggio azzardato, per non dire sconveniente. Infatti in una delle storie testimoniate da suoi seguaci, si racconta che un giovane discepolo un giorno si recò da lui disperato, sconvolto, giacché continuava ad apparirgli un orrendo demonio che lo tormentava con lusinghe e minacce, perché si lasciasse indurre nel peccato. Francesco, dopo averlo ascoltato, da autentico giullare quale era, disse al suo tormentato fratello: “Sai che debbi fare? Quando verrà l’enfame demonio, tu digli spietato: ‘Veneme appresso che eo te abbranco per l’orecchi, ti vo’ a spalancà la bocca e in quella ci caco dentro tutto lo smerdazzo che me riesce d’emprignatte!’. Così il giovine seguace repetette a lu demonio quella menaccia che Francesco li avea soggerita: ‘Te vo’ cacando in la bocca finché t’annego de merdazzo!’ Quello diavolo, preso de lo terrore, fuggì, annanno a sbatte contro rupi de le montagne che se sgretolaveno, come sotto tremmamoto, e tutto lo covertirno, seppellennolo per l’intero.”.

    È inutile sottolineare che di questa leggenda non si trova traccia nella versione ufficiale della vita di Francesco, quella riscritta quarant’anni dopo da fra Bonaventura da Bagnoreggio, eletto a generale dell’ordine dalla Chiesa di Roma, che censurò l’originale, anzi lo distrusse addirittura mandandolo alle fiamme.

    Ma quello di mascherare le notizie e le testimonianze che danno impaccio alle elegie è cosa di tutti i giorni da sempre. Al contrario spesso si scelgono bell’apposta, come nel caso di Luttazzi, le espressioni e i lazzi satirici palesemente scurrili e si mettono in bella mostra allo scopo di abbassare il livello di dignità dell’autore. Conosciamo bene questa pratica davvero ipocrita e furbesca: ti si accusa di usare forme oscene di linguaggio per censurarti o addirittura eliminarti dalla scena.

    A me e a Franca è accaduto con Canzonissima quando ci permettemmo di parlare di morti bianche sul lavoro e della mafia criminale. Nessuno, fino ad allora, sto parlando di quarant’anni fa, aveva mai trattato l’argomento. Anche in quell’occasione, fra le tante accuse, quali quella di buttarla in politica, ci si scaraventò addosso anche l’accusa di scurrilità e di non rispettare il comune sentire degli spettatori.
    Lo ricopio pari pari perchè è interessante:

    Luttazzi non a caso stava preparando una puntata sull’enciclica del Pontefice. Come eliminarlo senza mettere in primo piano l’autentico soggetto? Si fa la carambola: si spara su un bersaglio laterale per poterti di rimando colpire in piena fronte o, se volete, in piene chiappe. A parte che un bersaglio come Ferrara, è così generoso, da non potersi sbagliare!

    Esulta, mio caro Daniele! Così ti hanno eletto a classico della satira, e anche della letteratura! Complimenti!

    Dario Fo”

    di Marcodalpaesello

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