Music non stop. Technopop. Ovvero, c’è davvero crisi nel mercato musicale?
La crisi dell’industria discografica crea sentimenti contrastanti in noi integerrimi fruitori: dispiacere per gli addetti ai lavori “della base” (spesso grandi appassionati musicali, compañeros finiti in quella precisa fetta di mercato sia per un sano senso di autodistruzione che per passione, e la passione negli utopisti è sempre da ammirare e salvaguardare…) ma anche godimento per gli attacchi di panico che certo hanno colpito in questo oramai tramontante 2007 le più alte sfere dell’esecutivo sonoro nostrano e non, individui come da tradizione orrendi, biechi capitalisti vestiti primo-novecento che fumano sigari grossi come tubi e mettono il profitto davanti a tutto, spesso neanche riuscendoci bene (è questo il dato più drammatico della sit-com che sta delineandosi nell’industria musicale: comportarsi da stronzi per guadagnare -e poi non guadagnare- è ignobile sotto ogni punto di vista, poco da farci.) Ma d’altronde sono i dati a parlare chiaro…
…con un bel cinque percento in meno di fatturato annuo nel mercato della musica in toto, e un buco peggiore se andiamo a rovistare nello specifico settore della vendita dei cd, dove si registrano cali non definibili flessioni ma autentici tzunami. Eppure -si legge sui bollettini di guerra- aumentano le vendite di prodotti “collegabili” al settore musicale, come i-Pod (110 milioni di esemplari venduti dal gennaio al settembre 2007: un record) e le affluenze ai concerti (+14,91, fonte SIAE.) La musica si ascolta anche con le chiavi USB e le chiavi USB vendono sempre più, così come i telefonini riempibili di mp3 all’infinito. Allora la gente continua ad ascoltare la musica, no? La passione non cala. Solo non si comprano più i cd. Soluzione: tocca adeguarsi e cambiare i trend. Sì, ma come? Basterà abbassare i prezzi (già in molti lo fanno) dei cd, anche quelli appena usciti? E iTunes davvero sarà un degno sostituto del cd acquistato al negozio, una controfigura economica e duratura nel tempo capace di garantire entrate al mercato e felicità all’ascoltatore, che evidentemente non sente più la necessità dell’album “fisico” inteso come oggetto munito di libretto e tutto il resto, da mettere nello scaffale e rimirare la sera prima di addormentarsi? (Una nota. Nel 2008 pure i Beatles entreranno a fare parte della grande famiglia iTunes, fonte Rolling Stones n.51. Che vuole dire?) E insomma, mentre gli esperti si lamentano e pensano a come uscire dal pantano creato dalla tecnologia crescente, segnalo il seguente dato buffo e un po’ retrò: sempre la SIAE ci dice che nel 2007 il musical è la forma di intrattenimento che ha registrato un incremento maggiore in Italia -il 60,54 percento- dimostrato delle vendite di roba ridicola tipo High School Musical o film (destinati al botto nel mercato home DVD) del calibro di Across the Universe o Io non sono qui (il primo zeppo di belle bambine hippy -e noi apprezziamo-, il secondo una gara hollywoodiana a chi somiglia più a Bob Dylan, con una donna per vincitrice: Kate Blanchett.)
Riassumendo: la gente ama sempre più la musica (anche se secondo vettori tutti particolari) e dimostra questo amore comprando i-Pod come mai prima, tuttavia poi non acquista un cd nemmeno se si trova la pistola di Rick Rubin puntata alla tempia; la gente si rifiuta di pagare 17,90 euro per l’ultimo album dei Radiohead, ma poi ne spende 80 per vederli live (tra l’altro i Radiohead sono adorabili se messi nello stereo e lasciati andare -In Rainbows docet- ma dopo venti minuti un loro concerto diventa un parto) nonché preferisce sborsare 7,00 euro per un musical al cinema o 18,00 per la versione DVD dello stesso (e si capisce: a casa puoi ballare mentre lo guardi) piuttosto che acquistare l’Original O.S.T. o l’album dell’autore della colonna sonora (vedi: Beatles o Dylan, ma anche Cash.) Situazione ingarbugliata, certo, e come è ovvio le città risultano essere specchi assai esplicativi di questa farsa dai toni della tragedia: per esempio Firenze. C’era una volta un negozio di dischi in Via Martelli nel quale adoravo passare le ore quando non andavo a scuola (cosa che avveniva con una notevole frequenza, devo ammetterlo, altrimenti adesso non scriverei su Slipperypond): ora vende solo macchine fotografiche usa-e-getta, più poster di Spiderman o gli Intoccabili (interessante sarebbe osservare l’andamento del mercato dei poster, vale a dire: gli album dei Pink Floyd non vendono più, ma il poster di Dark side of the moon ha accusato il calo?) Oppure l’esposizione di cd in quell’altro negozio molto grosso in via San Lorenzo: ora in quegli scaffali non ci sono più i cd e al loro posto troneggiano i dvd dei suddetti musical (una mia autentica ossessione: vedo musical ovunque, demoni che mangiano spazio alla sterminata discografia di Frank Zappa o Neil Young, di fatto riducendoli al lastrico.) Inoltre come è possibile sostenere il dolore che mi arriva dalla constatazione che in quella libreria che vende anche musica lo spazio destinato ai cd è sempre meno, mangiato ogni giorno di più dai libri su Osho o dai giochi per bambini (da sempre elementi trainanti di una libreria come-si-deve)? E il sempre minore numero di individui anacronistici -con felpe dei Cannibal Corpse o dei Maiden- a stanziare davanti ai due/tre negozi di dischi nel sottopassaggio alla stazione? Dove andranno a finire loro? Come posso io digerire tutto questo senza contraccolpi per il mio sistema nervoso, già debilitato dall’arrivo del prossimo mostruoso trend musicale, ossia il post-grunge? Davvero a questa strabiliante forma di socialità nerd si preferirà un anonimo download casalingo (per inciso: la presente non è una battaglia al download, sia chiaro. Solo ci rendiamo conto che viene danneggiata inesorabilmente una fetta di mercato troppo importante, e spingiamo perché ne venga danneggiata un’altra, altrettanto importante ma con più risorse: scaricate porno, per esempio, che Jenna Jameson non ha bisogno di soldi -lei ha infinite risorse- mentre Sufjan Stevens e Devendra Banhart sì.)
Ennesimo dato agghiacciante derivato dalla crisi del settore è il sempre più alto divario nelle vendite tra i cinque artisti “che vendono” (italiani e stranieri) e la restante parte del carrozzone, sempre più destinato ad implodere. Esempio: su un totale di cento pezzi, se prima la Nannini ne vendeva cinquanta -e il restante cinquanta se lo spartivano gli altri mille- adesso la Nannini ne vende ottanta, e il restante venti se lo spartiscono gli altri quindicimila, con il risultato che falliscono sul mercato più band di quanto non chiudano case editrici (ad oggi parametro unico di ogni possibile fallimento umano.) Unico elemento di speranza, il sogno (irrealizzabile) che questa crisi del mercato musicale impedisca ai seguenti compaesani di uscire con futuri dischi “di successo” e li costringa al ritiro in un eremo nel bel mezzo del deserto del Takla Makan:
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1) Mario Biondi e simili (vedi: Amy Winehouse.)
2) Giovanni Allevi.
3) Andrea Bocelli.
4) Ludovico Einaudi.
5) Irene Grandi e Francesco Renga (in coppia. Perché? Vi autorizzo ad analizzare il fenomeno alla luce delle più recenti indagini di mercato.)
Purtroppo sappiamo invece che loro saranno le uniche corazzate destinate a durare.

Statistiche da aggiornare: da implacabile snobbatore dell’iPod, ho ceduto al Classic da 160 giga in ottobre.
di Il Puntiglioso Redattore il 31 Dicembre 2007 alle 03:04Epperò, ho comprato più cd da ottobre che in tutto il 2007.
Pure quello dei Radiohead.
Sono una scheggia impazzita delle statistiche?
Forse sì.
In ogni caso, il cd è morto, se non è morto boccheggia.
Farà a brevissimo la fine delle videocassette, forse solo appena più lentamente.
Ricordo che, tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, non appena riuscivo a sgraffignare qualche decina di mila lire dal portafoglio mai troppo rigonfio di mammà, correvo con insana bramosia nel negozio di dischi di fiducia (spesso distante kilometri dal mio paesello natio) a spulciare dapprima i raccoglitori a parete di cassettine, poi più in là i rigogliosi contenitori di cd, anelando introvabili novità o improbabili sonorità rivelatrici…
di l'architetto senzatetto il 31 Dicembre 2007 alle 16:43Bei tempi quelli.
Quando captando da qualche trasmissione radiofonica della notte (alla B-side di Bertallot per intendersi…) suoni sperimentali o astruse composizioni ritmiche sentivo quel magico fervore, quella tempesta emotiva che mi avrebbe immancabilmente proiettato il giorno successivo sulla strada per cercare di saziare la fame musicale…
Ed era tutto uno spulciare etichette, dischi, cassette, cd, libretti sbirciando qua e là nelle dirette adiacenze, sperando di imbattersi in qualche edizione impossibile di impossibili e impronunciabili artisti.
La recherche.
Ecco cosa rendeva magico andare per negozi di dischi.
Ringrazio il Feroce di avermi ricordato quel negozio di Via Martelli, che poi è parte per il tutto (sineddoche? bah…), è il Negozio in cui tutti noi trentenni cercavamo noi stessi o la gioia effimera data dal possesso di cofanetti preziosi in cui la componente sonora sposava la componente visiva in un turbinio di passione quasi morbosa.
Nostalgia canaglia!
Mi auguro e auguro a tutti che la passione (e perchè no, la dolce fatica della ricerca) che accompagnava il rapporto con la musica torni ad allietarci, magari in forme nuove, dialogando maggiormente ed in maniera ragionata con la tecnologia di fruizione (qualunque essa sia…).
E’ stato bello ricordare.
Spero sarà bello ritornare nuovamente ad esplorare.
Ciao Slippery People!
Ringrazio l’Architetto e già che ci sono colgo l’occasione per fare la parte del Puntiglioso (non mettendomi un finto pizzo marrone e vestiti Old England, quanto per aggiungere all’articolo una postilla -mi accorgo- necessaria.) Infatti ad un certo punto straparlo di un nuovo trend musicale per il futuro: il post grunge. Una profezia che deriva dall’osservazione della ciclicità dei fenomeni musicali (al momento il revisionismo sta riportando in auge la new-wave anni 80, e facendo due più due -ed escludendo il ritorno del glam, per altro già accennato- è facilmente postulabile che il prossimo sarà un riproporre continuo di stilemi grunge, magari con basi elettroniche o fichette alla Casiotone…inizio anni 90.) Però ho scoperto che già esiste da un decennio il post-grunge e comprende quelle band che hanno operato in USA più o meno dallo scioglimento dei Nirvana all’inizio del 2000 (vedi Bush, Placebo, Sugar Ray.) Non ne sapevo nulla: ammetto che la (scema) definizione di post-grunge non l’avevo mai sentita. Ovviamente nel pezzo è da intendersi come nuovo trend basato su nenie alla Cobain suonate da una combo di dieci individui tipo Arcade Fire (con una donna al violino) e non come un ritorno in auge dei Nickelback.
di The Director. il 31 Dicembre 2007 alle 17:12Baci e buon anno.
P.s. Un accenno alla musica di Capodanno. Già (e sono le sei meno un quarto del pomeriggio) dalle altre case provengono suoni sinistri tipo roba “conga” a sposarsi con elettronica terribile e qualche ballad alla Phil Collins da solo. Curioso notare che le persone smettono di emettere urli di approvazione musicale circa sulla soglia degli ottanta, a ridosso del decesso.
di The Director pt. two. il 31 Dicembre 2007 alle 17:45A Capodanno si sbattono i piedi più forte sul pavimento (il mio soffitto) a ritmo di una melodia composta per traghettare le persone dal 1994 al 1995 ma ancora in pieno splendore.
Peggio della musica di Capodanno solo gli sms in serie tipo: buon anno a te, un bacio.
Buon anno a tutti, un bacio.
di Il Puntiglioso Redattore il 31 Dicembre 2007 alle 18:28Amici dall’Australia mi hanno garantito che il 2008 è paripari al 2007.
di Fonte Ansia. il 31 Dicembre 2007 alle 19:09Buon anno a tutti, un bacio.
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P.s. Che la Redazione stia attenta alla Palla di Maradona, da accendere e gettare subito, e non stare lì a guardarla da vicino.
E’ un’epoca difficile da analizzare; mentre la tecnologia avanza, in certi campi sembra che il tempo sia fermo a dieci anni fa: la musica di Capodanno ne è un esempio, e non mi stupirei se il veglione di Raiuno fosse presentato dalla Laurito. Gattopardismo di fine anno? (Secondo me è un fenomeno più esteso, ma l’espressione mi piaceva: fa tanto “Nicoletti in erba”, in erba in ambo i sensi).
di Antonello da Messina il 31 Dicembre 2007 alle 19:44Solo un appunto: anche il porno è in crisi, cfr. “Troppa trama”…
Agenda 2008:
Una brutta notizia.
Vi ricordate quando, al vaglio della legge 40 e durante la campagna per il rovinoso referendum, tutti i cattoclericofascistiateidevoti&C. assicuravano che la 194 non c’entrava niente e non sarebbe mai stata messa (e sottolineo messa) in discussione?
Ecco.
http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/legge-194/legge-194/legge-194.html
Una bella notizia.
Il 2008 sarà l’anno della patata.
http://www.potato2008.org/
di Il Puntiglioso Redattore il 2 Gennaio 2008 alle 02:22Il video esplicativo http://www.potato2008.org/en/events/video.html (da cui si evince “the special relationship that exists between women and potatoes”)