Ecco sono cambiato. Non sei più quello di una volta.
in "Slipperynet."
Quando i luoghi comuni sono veri è sempre una fregatura. Nel senso che puoi batterti una vita per smitizzare l’iconografia classica dell’italo-americano ridicolo presso gli statunitensi (a dire il vero i media c’erano quasi riusciti, basti vedere il cuoco di Ratatouille Alfredo Linguini, con i capelli rossi e senza i soliti baffoni neri) però poi ci pensa la realtà a farti tornare sulla terra, tramite il solito funzionale metodo del ceffone sulla guancia. Di fatto basta guardare le foto dei nuovi padrini beccati a New York carichi di buste tipo Pretty Woman a sorridere davanti alle macchine fotografiche: e poi uno ha il coraggio di indignarsi per come negli USA raffigurano gli italo-americani in serie-TV del genere Sopranos, o al cinema? Il romantico e idealista castello di carta dylaniano del Times they are a-changing crolla in maniera vergognosa per quelle immagini allucinate di dinosauri usciti dalla notte dei tempi: i tempi non cambiano affatto, giovane Bob, e l’idea dell’Italia rimane sempre la stessa perché alla fine è giusto sia così. Guardate le foto di Frank Calì, Nicola Mandalà e Gianni Nicchi, o italiani all’estero: sono facce che si pensavano estinte con gli anni settanta, no? Un po’ come i mammut dopo lo scioglimento dei ghiacci. Ma era un errore, evidentemente. Confrontatevi, o viaggiatori italiani alla Dogana dell’aeroporto JFK, con loro: loro sono i vostri ambasciatori all’estero, e non quelle migliaia di ricercatori, professionisti serissimi e qualificatissimi che riempiono le università americane: e lamentatevi poi se lo Spiegel rimetterà una pistola sul piatto di spaghetti, tra qualche giorno, quaquaraquà…
Certo uno può dire che da queste parti -ora poi che l’indie-rock impera, con la sua estetica di privazioni- a nessuno salterebbe in testa di noleggiare una
Limousine e girovagare per la città di notte fumando un sigaro: nessuno più -criminale o meno- oramai si diverte così, e quei tizi sono endemismi un po’ buffi figli di sottoculture datate, tipo le conchiglie di qualche sperduto isolotto nel Pacifico. Puntini senza valore. Ma davvero le cose stanno così, si domanda l’Acuto Osservatore in visita a Slipperypond dal New Jersey? Oppure, era lecito e logico pensare che nessuno più avrebbe comprato seriamente camicie con il colletto rigido/enorme e gilet a righe, per passare (tutto questo a ventisei anni, non ottanta) conciato in un simile modo la notte, specie se sei ricercato: errore. Stesso discorso per le signorine ritratte nelle foto: ma perché le fidanzate dei nuovi padrini sembrano ancora le mogli dei tizi di Goodfellas, statue volgari ferme all’inizio degli anni ottanta, con stampato in fronte la fine ingloriosa che faranno? Una risposta ragionevole potrebbe essere trovata nell’impermeabilità della cultura mafiosa verso il mondo esterno, anche se rischiamo di finire in campi minati, banalizzando. Però analizziamo ancora un secondo questa foto qui: cosa si vede se non sei stereotipi, sei dolorose banalizzazioni dell’italianità fuori-confine? (Il sospetto che sia una immagine finta, come la storia della hostess che si spoglia, è fortissimo.) Nell’ordine un ragazzone che se Scorsese l’avesse scelto come comparsa in un suo film sulla mafia tutti avrebbero detto “ma cazzo…ancora così li rappresentano!”, seduto ad abbracciare la classica colored ignara del triste futuro che l’aspetta.
Poi la trita biondina carina abbarbicata a qualcosa che sta nel mezzo tra Gerry Scotti e Alfredo Biondi da giovane (che mai abbiamo visto, ma immaginiamo senza fatica) più una qualsiasi bonazza e lo stereotipo più classico del giovane rampollo siciliano (anche il nome non è male: Gianni Nicchi, si chiama. Personalmente avrei preferito Ricky Nicchi, ma l’assonanza con Riccardo Schicchi lo salva dal baratro.) Oppure questa foto qui. Altri stereotipi: la macchinona, il whisky, il sigaro. Non può essere vero: io allora continuo a pensare che tutte le svedesi siano bone, e tutti gli inglesi puzzolenti.
A seguito i dati biografici su questi tizi, raccolti in anni e anni dalle agenzie investigative. In grassetto i luoghi comuni per forza fasulli: “A Brooklyn Francesco Paolo Augusto diventa Franky Boy. Quindi sposa Rosaria, la sorella di Pietro Inzerillo, uno della “famiglia” di Passo di Rigano, che proprio a New York serve piatti stracolmi di anellini al forno e sarde a beccafico sui tavoli del suo Nino’s Restaurant. Da ragazzino Franky Boy si lega a Jackie D’Amico, il capo della “decina” di Cosa Nostra sulla 18° Strada, e comincia la scalata. Sul suo conto gli investigatori americani hanno qualche sospetto.” Qualche sospetto? (Ma in effetti si tratta di una biografia adatta a qualsiasi tipo di personaggio.) Sempre dalle fonti investigative: “Il 26 novembre del 2003 vanno a NY Nicola Mandalà e Gianni Nicchi, il primo della “famiglia” di Villabate e il secondo di quella di “Pagliarelli”, fazioni corleonesi dure e pure. Nicchi ha soltanto 25 anni ma è già considerato una stella mafiosa. Il 23 dicembre del 2003 partono per il New Jersey Giuseppe Inzerillo, figlio di Santo, e Salvatore Greco. Il 22 gennaio del 2004 è Giovanni Inzerillo, il figlio di Totuccio, che va in America accompagnato da un personaggio importante. Si chiama Filippo Casamento, un boss di 82 anni. Prima di sbarcare a New York però i due si fermano per qualche giorno a Toronto, in Canada.
Prendono una stanza allo Sheraton, poi si fanno portare al ristorante Peppino al 2201 della Finch Avenue, e lì partecipano a un summit. Per nove ore stanno intorno a un tavolo con alcuni siculo americani: ci sono anche Michele Modica e Michele Marrese, noti esponenti mafiosi originari di Casteldaccia dimoranti in Canada.” Ossia: ma guarda questi americani, che ancora fanno film in cui gli italo-americani si comportano da scemi…vanno negli alberghi di lusso e fanno riunioni a tavola che durano secoli! Chi mai può essere così fesso? E poi se fossero così scemi li prenderebbero subito, no? Sarebbero generalizzazioni, e con quelle si va da poche parti, no?

Colpa di confindustria e della incessante propaganda sul valore intrinseco dell’atavico “made in italy”…
di ciumeo il 8 Febbraio 2008 alle 13:10Comunque sì: le svedesi SONO tutte bone e gli inglesi puzzano. Ah: e i francesi sono tutti finocchi.
L´apparizione di Ciumeo mi impone di segnalare al pubblico slipperypondiano l´uscita del nuovo turbinante racconto sicche, qui:
http://www.scritturacollettiva.org/blog/post/nuovo-racconto-alba-di-piombo
di L'Illuminato del Quartiere il 8 Febbraio 2008 alle 14:14Si direbbe Spam all’Italiana, come gli spaghetti, la mafia, il mandolino, i cornetti di Mastella e la bandana di Berlusconi. Mi convince poco invece la limousine all’italiana…
di Un Vile Cabaret il 8 Febbraio 2008 alle 14:35Ah, Francesco Calì ha avuto pure il tempo di essere il primo capitano della Nazionale italiana di calcio, nascosto dietro un bel paio di baffoni: http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Cal%C3%AC
di Un Vile Cabaret il 8 Febbraio 2008 alle 14:45Dio, come li odio.
di Il Corrispondente il 8 Febbraio 2008 alle 15:45Io invece odio i nazisti dell’Illinois.
di J.W.B. il 8 Febbraio 2008 alle 16:17I nazisti dell’Illinois sono sempre clienti scomodi per gente come Slipperypond, che va sempre in giro in missione per conto di Dio.
di Il Corrispondente il 8 Febbraio 2008 alle 16:59