in "Sala Lettura."
Nella norma il fine intellettuale da sfilata diffida dei best-sellers a priori, spesso neanche prendendosi la briga di leggerli: si tratta di una attitudine snob, odiosa, aggressiva e esclusivamente sterile che noi di Slipperypond sposiamo appieno. Eppure stavolta è successo qualcosa di strano, dettato certo più dalle contingenze che da una qualsiasi forma di volontà. Nello specifico infatti è capitato che mi sia trovato tra le mani Le Benevole di Jonathan Littel, quel newyorkese fatto e rifinito che si è preso la briga di scrivere un malloppo enorme in francese sul nazismo [...]
…visto dalla parte degli sconfitti; un testo di smisurato successo, volutamente ambiguo e provocatorio, dove l’andazzo è chiaro da subito. In copertina quell’opera di Lucio Fontana con la tela tagliata (Concetto spaziale, attese. Idropittura su tela, 1965) tutto rosso che sembra (lo è?) un simbolo vaginale (la vagina, in effetti, tornerà spesso nel romanzo. Con i nazisti e i blogger femmina succede spesso, si sa.) Il tutto ha l’aspetto di un mattone o una piccola scatola da scarpe. On-line potrete trovare molto sul testo: ne hanno parlato perfino i Wu-Ming, dunque ogni parola spesa da me sarebbe fuori luogo davanti agli Altissimi, Dio li benedica. Però una sottolineatura permettetela anche a Slipperypond: si tratta di roba marginale e vi prenderà solo cinque minuti, finiti i quali noi torneremo a parlare di Exogini e preti, e voi ricomincerete a occuparvi di economia globale. La considerazione è la seguente: confermiamo che finito di leggere le Benevole si è nettamente più stronzi di quando si è cominciato. Il che -sotto molti punti di vista- dà enormi soddisfazioni.

Oh c@xxo, mi avete proprio fatto venire voglia di leggerlo (ma ancor più stronzo di come sono adesso? Ma non sarà pericoloso?)
di Il saccente scandinavo il 12 Febbraio 2008 alle 19:02Come cagare sul bordo di un burrone: pericoloso ma liberatorio.
di G. il 12 Febbraio 2008 alle 19:05“Come cagare sul bordo di un burrone” è il titolo ideale per un romanzo di successo.
di Un Vile Cabaret il 13 Febbraio 2008 alle 10:05A breve J. Littell sulle pagine di Slipperypond in un accorato appello pro-tramvia.
di La Redazione. il 13 Febbraio 2008 alle 10:41per un romanzo di Eggers
di perchè non sono americano??? il 13 Febbraio 2008 alle 15:16Oh, ragaz, ma che cazzo dicete?! Anche il Genna Jemeson ne parlò bene. Dio bono! Non vi legerò più. Più. Più.
di giovanni da modena il 16 Febbraio 2008 alle 04:31Non ne parlo bene. Dico sono che alla fine si è più cattivi che all’inizio. Il che può essere un merito dell’autore, non lo metto in dubbio. Però anche no. Sai cosa, a volte succede lo stesso con le malattie gravi: uno ne esce più incattivito, mai ne parlerebbe bene, però magari a qualcosa servono. Non so. Stiamo spingendoci in un campo minato. Per quanto riguarda il Genna Jameson, non ho letto la sua recensione ma quella (mi pare) del Wu Ming. Oltretutto solo il fatto che da noi Giuseppe Genna è Genna Jameson già dovrebbe bastarti per convincerti di rimanere.
di Il Feroce. il 16 Febbraio 2008 alle 13:21