in "Slippery Routard."
L’Italia è sul viale del tramonto, pare. Tutti a cercare i segni del declino, le stigmate dello sbando. Qualcuno li vede nel fatto che stiamo per eleggere un parlamento in cui quasi tutti hanno già il posto sicuro. Qualcun altro nei trasporti pubblici allo sbando e nei tagli ai treni (o nelle bombe sui treni, ma quella è un’altra storia). Qualcun altro ancora nel sorpasso da parte della Spagna e nelle nostre infrastrutture fatiscenti. Gli spiriti più artistici si preoccupano perché una volta c’erano Pasolini e Monicelli e oggi Muccino e Pieraccioni. C’è chi vede le stigmate del declino nel fatto che in Italia teniamo cocainomani in parlamento e arrestiamo i ragazzini per una canna, e chi nel fatto che siamo una delle poche
teocrazie rimaste al mondo.
Ma la redazione di Slipperypond no. Il declino non si vede da queste cose, per quanto terrificanti: l’Italia non ha mai brillato in democrazia, lavori pubblici, diritti civili, rapporti stato-chiesa. Certo, le cose stanno andando sempre peggio, ma
il declino vero si vede quando si cade sulle cose che si è sempre saputo fare.
Al”aeroporto di Stoccolma (gente che si è nutrita di segale e pesce affumicato per secoli) puoi scegliere tra il wok di pollo fatto lì per lì o l’insalatone misto self-service. A quello di Pisa paghi una fortuna per un pezzo di pizza industriale.
Alla stazione di Basilea (gente che si è nutrita di caciotte per migliaia di anni) mangi crostini agli asparagi bianchi, al salmone, al tonno, frutta di stagione, falafel di ceci freschi fritti sul posto. A quella di Firenze puoi scegliere tra il McDonald’s e i panini mesti dello ‘Chef Express.’
A Parigi vai a caso e mangi bene. A Roma vai a caso e vieni rapinato.
A Londra mangi quello che vuoi ad ogni ora. A Milano dopo le undici di sera è grassa se riesci a ottenere un kebab lurido.
L’Italia è allo sbando.
Rimangono gli amatori, dirà qualcuno. L’italiano all’estero ne esce ancora decentemente, anche grazie al contributo di Slipperypond nel difendere questa eccellenza, ma come se la cava l’italiano che gioca in casa? Abbiamo intervistato una esuberante ragazza americana incontrata di fronte al Lion’s pub:
“I’s so gross! You talk to a guy in a disco, he unfolds his tongue in your throat. Outside, either they scream like fucking apes or don’t even dare to approach you. Since I am in Florence i made out with four guys: one was american, one spanish, one japanese and one said he was italian but was actually north african.”
Pure il giapponese! O’ non facevano solo le foto? Che ci rimane? Ah, già! La mafia. Investiamoci prima che sia troppo tardi.


di G. il 26 Marzo 2008 alle 10:38—
Gli/le americani/e sono il popolo più rumoroso del mondo, e la faccenda è verificabile a più livelli: per strada ridono per cose che non sono affatto spiritose, e in casa sbattono i piedi. Il dato, lo specifico, è da leggersi senza il minimo accenno di razzismo, per quanto spesso il razzismo sia decisamente liberatorio. Ergo una lamentela riguardo l’alto tenore di voce di eventuali italiani fuori dal locale (sicuramente ad urlare era il nostro Corrispondente dal Contado, unico fiorentino a spacciarsi per nord africano) pare fuoriluogo. Per il resto concordo con l’Illuminato, specificando tuttavia che l’Apollo degli Autogrill per me è il piatto italiano più meritorio di lodi all’estero.
L’americana che sta prendendo la bottiglia nel deretano solitamente è abituata alle damigiane…
di giampiero (now at POLIMODA!) il 26 Marzo 2008 alle 15:18Effetti positivi della globalizzazione: il cibo cinese migliore al mondo si mangia a Montreal, Quebec. La pizza a Napoli fa schifo. In Inghilterra non cade una goccia di pioggia da tre settimane, mentre nel Belpaese grandina da un mese initerrottamente. Però qualcosa rimane delle sane abitudini di un tempo: interpellata a riguardo, una mia amica Erasmus ha dichiarato che sta con il suo ragazzo italiano non per la bellezza (in effetti trattasi di rospo) ma perché “canta benissimo.”
di Il Feroce Direttore. il 26 Marzo 2008 alle 17:10segno del declino e’ non avere un cazzo di posto in cui incontrarsi per fare cultura
di nuul il 27 Marzo 2008 alle 12:47beh
di Yannick Noah il 28 Marzo 2008 alle 03:08Non che c’entri un cazzo col topic, ma noto che l’IdQ ed io misteriosamente bazzichiamo gli stessi luoghi (aeroporto di Stoccolma, stazione di Basilea, Firenze…). Per dirla con Patrick Bateman, la cosa mi riempie di un terrore senza nome.
di Il saccente scandinavo il 29 Marzo 2008 alle 17:17Ho capito chi sei! Sei il signore lungo, senza un occhio, in tweed grigio, che legge L’Osservatore Romano. Maledetto, avevo capito che mi seguivi.
di IdQ il 30 Marzo 2008 alle 20:13Mi dispiace ma ti sbagli; nonostante i primi tre dettagli siano sorprendentemente esatti, infatti, in vita mia non mai ho letto altro quotidiano che Ciociaria Oggi
di Il saccente scandinavo il 31 Marzo 2008 alle 20:30