Magical mystery shopping.

in "Sala Lettura."

Quella pratica così amabilmente Ddr che il dorato mondo del marketing sta provvedendo a mantenere a galla si chiama mystery shopping (cliccate sul nome per farvi un’idea dello sport in questione, nel caso non sappiate di cosa si tratti.) Un andante paracattolico recita: chi fa la spia non è figlio di Maria. Di fatto le grandi aziende stravedono -e si fidano ciecamente- di coloro che non sono figli di Maria. Inutile sottolineare che anche le catene di distribuzione libraria impazziscono per il mystery shopping e pare non avere alcun peso il fatto che i mystery shoppers (coloro che praticano il mystery shopping) usino esprimersi in modi ridicoli tipo: grazie ad una tecnologia web-based day by day forniamo massima rapidità in tutte le fasi dell’indagine, dal briefings all’effettuazione visite in incognito.

Tradotto: dopo essere stati un pò su Internet ci mettiamo gli occhiali da sole ed entriamo in una libreria. Zitti zitti scriviamo su un foglietto una valutazione della stessa (scala: da uno a cento) seguendo parametri del genere aspetto estetico del commesso, capacità di invogliare l’acquirente a comprare un libro alternativo a quello che cerca se quello che cerca non c’è, dedizione dalla Causa e spontaneità del sorriso della cassiera, più altre amenità. Quindi spediamo tutto in busta chiusa alla società che gestisce la libreria in questione -o il negozio di salami, è uguale- per fare sì che al prossimo c.d.a. sia possibile trarre conclusioni illuminate tipo comunicare alla cassiera di rifarsi la messa in piega, che ne va del futuro dello shop. (Ah, questo è un servizio a pagamento. I mystery shoppers che valutano una concessionaria Toyota o l’Oviesse sono gli stessi che valutano le varie Feltrinelli, Edison e Melbookstore: snob voi che pensate trattarsi di faccende diverse.) Tutto preventivato e prevedibile eppure conosco ragazze davvero abbattute perché è stato detto loro che -mentre erano lì a consigliare quel libro di Calvino- avevano indosso sandali proprio orrendi.


  1. Voglio fare il mystery shopper. Sento che e’ il mestiere per me.

    di the mystery correspondant

  2. Slipperypond è un mystery-sito per coprire chissà cosa.

    di Mister Ics.

  3. E io che, prima come cartolibraio a tempo perso e poi come impiegato comunale precario, avevo sempre classificato certi clienti (e poi utenti*) semplicemente come “spaccacazzi”…
    *)Esistono anche nel pubblico, almeno da quando l’allora ministro Costa tentò di dare, in incognito, l’esame teorico di scuola guida.

    di Antonello da Messina

  4. Cazzo! Se questa la si racconta a Genna da di matto. In venti giorni ci fa su un romanzo di 790 pagine. Personaggi, che domande: enrico cuccia, la corda che ha impiccato calvi ai black friars, la tendinite di tardelli a spagna 82, marco tardelli in rai 2008, giuseppe genna lo scrittore di fiction-non-fiction, e alfredino di vermicino come mistery shopper per bush padre e la arbusto corporation.
    E sticazzi.

    di joe

  5. Come la Stasi (che veniva chiamata “la Ditta” o “MfS” o “la Mamma”) così anche la pratica di spiare i lavoratori ha diversi nomi:
    1) Mystery Shopping.
    2) Ghost Shopping.
    3) Secret Shopping.
    4) Mystery Customers.
    5) Spotters -e questa sembra roba porno-.
    6) Anonymous Audits e via di seguito.
    Evitare di mandare a fanculo un cliente non si dice “educazione” ma “customer retention.”
    Adesso siete pronti per la professione.

    di G.

  6. Approposito… dal lampredottaro in piazza del porcellino c’ è la locandina del libro dell’ esimio IdQ, per questo oltre alla qualità del lampredotto ho dato una votazione più che positiva all’ esercizio.

    di filabacco da oggi mystery shopper

  7. Quanta superficialità nella definizione di mystery shopper, la prossima volta meglio documentarsi se proprio si vuole (s)parlare di qualcosa, altrimenti si rischia di fare figure davvero barbine….

    Cordialità.

    A.

    di antonia

  8. Nonostante mi sforzi - la Redazione prova un piacere notevole nel fare le pulci agli articoli del Direttore - non rintraccio alcuna definizione di mystery shopper nel post. Mi pare che l’articolo non abbia pretesa né di analisi, né di introduzione al marketing, né di riflessione. È piuttosto una nota ironica lunga due paragrafi.
    La prossima volta se proprio si vuole tirare le orecchie a Slipperypond meglio fare un tentativo di cogliere il tipico gusto per l’ironia, l’iperbole e la dissacrazione che rendono questo sito una delle cose per cui l’Italia è apprezzata nel mondo, insieme alla pizza, la malavita e i vestiti del Papa. Ché altrimenti si rischia di fare come quel tizio che non ci ha ancora perdonato di aver sparlato di Scott Baio.

    Slipperypond si impegna comunque a fare sempre di meglio, sperando di continuare ad avere tra i propri lettori più affezionati Antonia, che anzi invitiamo ad argomentare e a darci un’idea più chiara sul mystery shopping.

    Un caro saluto a Lei e ai nostri sempre cari Giginho & Giginho, lettori della prima ora: un nostro personale mystery shopper ci riferisce infatti che siate molto vicini.

    di Il Corrispondente dal Contado

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