Immigration song.

in "East Köast."

“Oggi la Commissione Europea pubblicherà un rapporto
dal quale emergerà che l’allargamento ad Est non ha turbato il lavoro
dei vecchi paesi UE: la temuta invasione degli idraulici polacchi
non si è verificata.”
Repubblica  18-11-2008, p. nove.

Goerlitz è una cittadella al confine tra Germania e Polonia. Quando venni minacciato di passare da lì per un weekend la cosa che più mi convinse a declinare l’invito fu l’attitudine degli abitanti ad organizzare spaventosi presepi viventi la notte, nonché il fatto che a Goerlitz le case hanno gli occhi. E comunque Goerlitz non è che la metà d’un grosso complesso urbano che comprende anche la città polacca di Zgorzelec, luogo meno spaventoso ma con uno stemma cittadino che fa riflettere sul concetto di instabilità degli scudi. Naturalmente Zgorzelec prima della Conferenza di Potsdam era la parte orientale di Goerlitz, e solo grazie a Schengen da qualche tempo le due città non hanno più alcuna dogana a dividerle. Però, come spesso accade, le cose filano lisce solo sulla carta. Infatti da quelle parti sorgono spessissimo enormi problemi in fatto di immigrazione.

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Varie domenicali a tema.

in "East Köast."

Il Vano Tecnico -versione 2.0 della Sibilla Cumana- mi ha bacchettato qualche giorno fa perché non avrei concesso dignità di post ad un mio breve commento sulla faccenda dello scudo missilistico USA in Repubblica Ceca, e gli enormi radar polacchi poco distanti. Provo a rimediare cavalcando l’onda della parole di Gorbačëv ieri su Obama, riportate velocemente dai quotidiani italiani, ma molto dibattute sulla stampa estera. Per chi avesse avuto di meglio da fare nella serata del venerdì, il concetto espresso da Gorbačëv potrebbe essere così riassunto in due righe: Obama per prima cosa dovrà ricucire il rapporto con la Russia, deteriorato da Bush e compagnia bella dopo anni e anni di meticoloso lavoro, e dovrà farlo attraverso la realizzazione delle tante promesse statunitensi non mantenute, lasciando stare una volta per tutte l’allargamento costante della NATO, idea che ai russi non è mai piaciuta granché. Quindi continuare sulla strada della democrazia esercitata realmente e non solo ficcata nei discorsi in maniera astratta (concetto anch’esso un filo astratto, ma lasciamo perdere.) Dovrà essere il popolo sempre al centro del lavoro di Obama, e massimo referente dell’operato presidenziale, perché è il popolo che comanda punto e basta. E proprio qui Gorby cita la faccenda dello scudo missilistico USA in Repubblica Ceca, dicendo che…

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Non per Natale, Dmitrij.

in "East Köast."

Nel suo intervento di ieri al Parlamento Federale anche il leader di Mosca Dmitrij Anatol’evič Medvedev ha contribuito al nuovo corso mondiale inaugurato con l’elezione di Barack Obama. Però l’ha fatto a modo suo, ossia dichiarando che verranno presto installati nell’enclave russa di Kaliningrad sul Baltico un bel po’ di missili Iskander, in risposta al dispiegamento dello scudo antimissile statunitense in Polonia e Repubblica Ceca. Questo è ciò che in zona chiamiamo tendere la mano. Ma non solo. Verrà anche effettuata una ‘operazione di disturbo radio degli impianti del sistema Usa’ e verranno mantenuti in ‘stato di massima operatività’ i tre reggimenti missilistici nella città di Koselsk, Russia centrale. Non si sa mai. ‘I missili Iskander saranno schierati nella regione di Kaliningrad per neutralizzare il sistema missilistico di difesa americano’ ha spiegato al mondo Dmitrij Anatol’evič Medvedev, augurando ad Obama tutto il bene possibile e fugando qualsiasi dubbio riguardo l’eventuale funzione di quei razzi altissimi e grigi che sbucano dagli alberi (fossero serviti per aiutare Putin a uccidere le tigri siberiane, non sarebbero stati puntati verso la Repubblica Ceca ma dall’altra parte.)

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‘Bello, eh. Ma cambia poco.’

in "East Köast."

In queste ore c’è un rumoroso fermento attorno alla mia dacia, poiché certamente anche le faccende esteuropee potrebbero subire grandi cambiamenti con l’elezione di Obama o McCain. Come ovvio, gli argomenti più discussi risultano essere i più inerenti alle zone in questione: per esempio Obama indietreggerà sulla faccenda delle postazioni missilistiche in Repubblica Ceca, armate contro l’Iran ma casualmente puntate dritte contro il Cremlino, o i radar polacchi appena tirati a lucido dalla signorina Rice? Viceversa McCain quale contributo potrebbe dare alla fermissima volontà georgiana e ucraina di entrare nella NATO? (Data l’esperienza in Vietnam, viene naturale pensare che McCain, a differenza di Bush, conosca un po’ di geografia e sappia indicare i luoghi richiesti su una cartina, sotto tortura o meno.)  Ma soprattutto quali differenze comportamentali emergerebbero nei confronti della Russia?

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Guidate piano per l’amor di Dio.

in "East Köast."

Le pubblicità-progresso ceche sono un filo brutali.

Miroslav Dvorácek.

in "East Köast."

In relazione alle attualissime vicende uscite oggi sui giornali, Kundera risponde qui che non ha denunciato proprio nessuno nel cinquanta (mi è stato garantito che il lettore-medio di questo sito mastica il ceco con facilità.)

In effetti ci ha provato.

in "East Köast."

Oggi è il sedicesimo anniversario della morte di Willy Brandt e non stupisce il fatto che nessuno riporti la notizia (non è una cifra tonda, alla fine, e in casi simili bisogna avere pazienza. Più curiosa invece l’assenza dalle colonne dei maggiori quotidiani di articoli sui sette anni dal disastro di Linate. La gente adora le stragi di civili e l’occasione sarebbe ghiotta.) Ad ogni modo parrebbe un buon momento per ricordare il tizio della ostpolitik, nonché il proprietario della lapide con l’epitaffio più cool: “ci ho provato.”

Brevi.

in "East Köast., Firenze.co.uk"

1. Espressione di Hugh Grant a Corri la Vita. Espressione di Hugh Grant beccato a maiale. L’entusiasmo è pressappoco simile; sarà contenta la Provincia di Firenze.
2. Questo è interessante.
3. Questo è curioso.
4. Questo (per la Presidenza ceca dell’EU) è ben fatto.
5. Rompicoglioni a Firenze e Colonia.
6. Prende forma.
7. Walter Veltroni: “Viviamo un tempo che ha in sé gravi rischi. Se non ci sarà una sufficiente controreazione, rischiamo di veder realizzarsi anche in Italia il modello Putin. È il rischio di tutto l’Occidente.” No, solo dell’Italia.