Robert Fisk: Lo strano caso della biografia artefatta
in "I beg your pardon..?"
Proseguiamo il ciclo delle slippery-traduzioni con un inusuale e godibile pezzo di slippery-journalism di Robert Fisk, all’inseguimento di un imprendibile falsario cairota. Qui il pezzo originale sull’Indipendent online.
Quando Robert Fisk apprese che la sua vita di Saddam Hussein stava vendendo molto bene, rimase scocciato per un particolare: non ne aveva mai scritta una. La sua indagine lo trascinò tra i più tenebrosi angoli del Cairo.
Mi arrivò a Beirut incartato in modo ordinario, una busta marrone contenente un piccolo tascabile patinato in Arabo, accompagnato da un’annotazione di un’amica egiziana. “Robert!” - cominciava - “Lo hai veramente scritto tu?”
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Mercoledì 6 Febbraio 2008 alle 9:08 da VanoTecnico
Slippery Internazionale
in "I beg your pardon..?"
La redazione di Slipperypond approfitta del clima festoso per inaugurare una nuova sezione dello slippery-archivio dedicata alle nostre traduzioni dei migliori inconsapevoli-slippery-autori-ad-honorem, cominciando con questo pezzo di Charlie Brooker del Guardian.
Così l’Iran non è più una minaccia nucleare? Una buona ragione in più per scatenare l’Armageddon
Diritti al punto. Un rapporto dei servizi segreti USA stabilisce che l’Iran non è una minaccia grande quanto ci si sarebbe aspettato, e così Bush stabilisce che in realtà, è fuor di dubbio, certamente lo è, e sicuramente sarà dimostrato in seguito. C’è da restare ammirati dal suo irremovibile rifiuto di prendere atto di qualsiasi cosa esuli dalla sua monocromatica visione del mondo. Ha un campo visivo veramente limitato. I fatti più inopportuni gli rimbalzano addosso, come proiettili di cerbottana che si staccano inoffensivi dalla pelle di un elefante. Sa bene in cosa credere, e continuerà a crederci finché non lo uccide.
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Mercoledì 26 Dicembre 2007 alle 11:47 da VanoTecnico