Tutti abbiamo bisogno di una barca più grande.

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Roy Scheider.
Orange, 10 novembre 1932 – Little Rock (Arkansas) 10 febbraio 2008.
Cacciatore di squali.

Ecco sono cambiato. Non sei più quello di una volta.

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6-sam-giancana.jpgQuando i luoghi comuni sono veri è sempre una fregatura. Nel senso che puoi batterti una vita per smitizzare l’iconografia classica dell’italo-americano ridicolo presso gli statunitensi (a dire il vero i media c’erano quasi riusciti, basti vedere il cuoco di Ratatouille Alfredo Linguini, con i capelli rossi e senza i soliti baffoni neri) però poi ci pensa la realtà a farti tornare sulla terra, tramite il solito funzionale metodo del ceffone sulla guancia. Di fatto basta guardare le foto dei nuovi padrini beccati a New York carichi di buste tipo Pretty Woman a sorridere davanti alle macchine fotografiche: e poi uno ha il coraggio di indignarsi per come negli USA raffigurano gli italo-americani in serie-TV del genere Sopranos, o al cinema? Il romantico e idealista castello di carta dylaniano del Times they are a-changing crolla in maniera vergognosa per quelle immagini allucinate di dinosauri usciti dalla notte dei tempi: i tempi non cambiano affatto, giovane Bob, e l’idea dell’Italia rimane sempre la stessa perché alla fine è giusto sia così. Guardate le foto di Frank Calì, Nicola Mandalà e Gianni Nicchi, o italiani all’estero: sono facce che si pensavano estinte con gli anni settanta, no? Un po’ come i mammut dopo lo scioglimento dei ghiacci. Ma era un errore, evidentemente. Confrontatevi, o viaggiatori italiani alla Dogana dell’aeroporto JFK, con loro: loro sono i vostri ambasciatori all’estero, e non quelle migliaia di ricercatori, professionisti serissimi e qualificatissimi che riempiono le università americane: e lamentatevi poi se lo Spiegel rimetterà una pistola sul piatto di spaghetti, tra qualche giorno, quaquaraquà
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Yes, we can

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Per distrarci dalle miserie della politica di casa nostra, l’ormai celebrato video ispirato dal discorso di Barack Obama (da gustarsi in versione integrale), tenuto a Nashua, dopo la sconfitta nelle primarie dei democratici del New Hampshire. Realizzato da un’idea del leader dei Black Eyed Peas, con la partecipazione tra gli altri di Scarlett Johansson (ahhhh..), John Legend, Herbie Hancock, Kate Walsh, Kareem Abdul Jabbar, Adam Rodriquez, Kelly Hu, Adam Rodriquez, Amber Valetta, Nick Cannon

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“In nome di Galileo, fateci parlare”: domani Slipperypond innaugura l’anno di Blog Notes.

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assemblea.jpgNonostante le contestazioni dei laicisti, domani la Redazione di Slipperypond si sposterà in Valdarno per partecipare alla serata di apertura di Blog Notes, serie di incontri sul web organizzati dalla rivista Sms.
(Per eventuali manifestazioni di protesta contro il nostro oltranzismo, cliccare qui, qui e qui.)

La logica del clan.

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Visto che ci sono in giro molti duri di comprendonio:

Luttazzi

Come faccio a sopportare la chiusura di Decameron di Luttazzi? Penso al VanoTecnico in una vasca da bagno, con l’Illuminato e il Corrispondente che gli pisciano addosso, il Puntiglioso che gli caga in bocca e il Feroce Direttore in completo sadomaso (che meraviglia!) che li frusta.

L’incapacità di traslare l’immagine in significato, e viceversa, sarà patologica? Il cervello manca di organi adatti, atrofizzati dalla mancanza di esercizio, o l’affezione è genetica, ereditata dalla nascita?

Daria Bignardi: “la decisione di sospendere Decameron è più che comprensibile: La7 è davvero una famiglia, una rete in cui contano i rapporti, ha una sua identità, non è bello attaccare così chi ne fa parte. La definirei una scelta sentimentale, emotiva”

Cane rognoso

Possiamo accettare anche il cattivo gusto, entro certo limiti, ma qui si attacca uno di famiglia! Il riflesso di chi vive nel clan è automatico; un autore, in una rete commerciale, può limitarsi a fare bene il proprio lavoro, senza doversi sentire legato al corpo mistico dell’azienda, al sacro cuore della famiglia? Bisogna per forza fare squadra, indossare la divisa corporativa, lavorare affiatati e in armonia con la rete? Il cane rognoso, anche se simpatico, deve stare ai margini della tribù: e se sta buono gli tiriamo un osso.

Sperando che gli vada di traverso, e ci si strozzi.

Liberi tutti: il terribile presenzialismo di Slipperypond macchia pure Facebook.

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Il recente approdo slipperypondiano sulle coste di Facebook ci ha portato inevitabilmente ad alcune ingarbugliate constatazioni, noi che siamo -e che sempre saremo- un branco di sterili rompicoglioni (anche se il sottoscritto qui tenterà la difficile arte dell’analisi oggettiva, provando dunque a non cadere nella fortissima tentazione di prendere per il culo l’intero trend), sebbene il sermone massmediatico che seguirà sarà basato solo su un paio di domande facilifacili, alle quali farà eco una serie di risposte piene zeppe di concetti fumosi e dunque in pieno slipperypond-style. In primis: cos’è questo dannato Facebook? La verità la potrete sapere andando sul sito ufficiale del prodotto, o tramite le due righe facebookiane su Wikipedia. Quindi -domanda numero due, e qui arriva il bello: tutto questo Facebook serve davvero? Lasciando parlare i numeri -Facebook è tra i primi dieci siti più visitati al mondo- dovremo dire di sì, con la stessa lucidità che ci ha portato nei giorni scorsi ad ammettere quanto il nostro amatissimo Youporn stia perdendo posizioni, assieme alla passione per le MILF o i cani che fanno skate.
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A scuola di giornalismo

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mini_giornalista.jpgSiete ancora in tempo per assaporare un raro boccone di giornalismo che mischia virtuosamente inchiesta, costume e tempismo.

Entro la fine del TG5 (in onda ORA!) potrete vedere in ANTEPRIMA un prezioso servizio sulla rissa tra bestiole avvenuta in una pozza d’acqua vicino Pretoriuskop Camp, Mpumalanga nel Kruger National Park in Sudafrica.

Spacciata per una freschissima curiosità, si tratta in effetti di una ripresa effettuata nel settembre 2004 da Jason Schlosberg e David Budzinski.

Ulteriori dettagli qui, segnalato da tempo qui.

Il nuovo corso del telegiornale dell’ammiraglia di Mediaset lascia davvero ben sperare; in cuor mio sognavo che l’innesto del personale di Studio Aperto portasse più tette e culi nel sobrio e austero tg di Mimun. E invece, sempre questi noiosi reportage d’indagine…

PS. a seguire, un bel marchettone sull’ultimo DVD di Vasco Rossi.

Michela Brambilla scrive a Slipperypond.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo. L’autrice è direttrice dell’emittente Tv delle Libertà, caporedattrice della testata Giornale della Libertà e presidentessa nazionale dei Circoli della Libertà.
[...]
img-1.jpgEbbene sì, caro Slipperypond: la Tv della Libertà finalmente è nata. Ecco a voi la tv per la gente fatta dalla gente. E’ qui la festa? Beh…certo che è qui! Poiché si tratta di una tv giovane e necessaria, la nostra. Un vero e proprio fenomeno politico più che mediatico. Poiché, caro Slipperypond, la gente ha voglia di partecipare, la gente ha bisogno di far sentire la sua voce, e non appena i mezzi di comunicazione si aprono alla gente, ecco che la gente parla, dice, racconta. E la tv della Libertà si propone proprio di fare da ponte tra la gente e i Palazzi della politica. Vedrete che alla fine la risposta della gente ci darà ragione. E poi è una responsabilità in più per noi, che abbiamo aperto un canale di comunicazione così importante con la gente: finalmente la gente avrà la tv che ha sempre desiderato, no? Una battagliera tv di strada che…
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