Slipperymovies. Parte dodicesima.

in "Slipperymovies"

wonka2Come l’acqua per la fabbrica di cioccolato.

Como agua para la fábrica de chocolates, di Mel Stuart e Alfonso Arau, con Gene Wilder, Lumi Cavazos, Peter Ostrum. MEX/USA, col., 1992.

Tratto da un libro erotico di Roald Dahl. L’azione si svolge nel Messico del primo Novecento, scompigliato dai venti della rivoluzione. Willy Wonka, ultimo di tre figli, è destinato a non maritarsi per gestire la sua favolosa fabbrica di cioccolato. Così, pur di stargli vicino, il piccolo Charlie si rassegna a essergli cognato, sposando la sorella maggiore Rosaura.

I giorni mascherati: il calcio messicano?

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

sportortasMai avrei pensato che nelle mie cronache messicane vi sarebbe potuto essere spazio per qualcosa che, da snobbistico iettatore alla cene per le finali dei Mondiali, ho sempre tenuto lontano dai miei interessi: il calcio*. Al limite mi sarei soffermato su quella rivincita antesignana dei perdenti che era il juego de la pelota (chi vinceva veniva sacrificato, chi perdeva tirava il fiato e andava a casa sano). Ma il buon emigrante deve faticare per trovare un posto nella società in cui si installa, anche arrischiandosi in luoghi impensabili. Incapace di formulare uno jargon joyceiano supercazzolo come quello del nostro Antonietto, mi avventuro così in una timida recensione attorno a quella che pare, dico pare a proposito, la finale della Liga messicana, o più correttamente la Primera División messicana. Un campionato che, rispettando il barocchismo casinista (il noto relajo) dei messicani, si divide in un Torneo (Comex) di Apertura e in un Torneo (Comex) di Chiusura. In quest’ultimo, almeno per quello che mi è stato permesso di capire, le prime 8 squadre in classifica si confrontano in quarti di finale, semifinale e finalissima. Quella appunto di cui mi appresto a dirvi qualcosa di sensato: Pumas contro Pachuca. Innanzitutto, alla mia domanda “Ma non bastavano i punti come in Italia invece di fare un altro torneo?”, mi sono sentito rispondere “Sì, ma è per portare più gente allo stadio.” Questi messicani sono degli incurabili fanatici degli incontri massivi, c’è poco da aggiungere.

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