«Se hai avuto un’educazione da anormale, vedi almeno di usarla.»
in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."
«Si tratta di tutti quanti. Tutto ciò che la gente fa è così…non so: non sbagliato, no. Neppure stupido, e nemmeno meschino. Solo così insignificante, così minuscolo, così deprimente.- [...] Tacque. Scrollò il capo per un istante e per una frazione di secondo si tastò la fronte con una mano. Era sbiancata. -Mi sento così strana- disse. -Forse sto diventando matta. Forse lo sono già [...]- disse Franny. -Sono stufa di tutti questi ego, ego, ego. Del mio e di quello di tutti gli altri. Sono stufa delle gente che vuole arrivare da qualche parte, fare qualcosa di notevole, essere tipi interessanti. È disgustoso. È disgustoso è basta.-»
***
«Franny respirò adagio, continuando a tenere l’orecchio sul ricevitore. Il segnale di libero, naturalmente, seguì la fine della comunicazione. E Franny parve considerarlo bellissimo da ascoltare, quesi fosse il miglior surrogato possibile al silenzio primevo. Ma pareva anche sapesse, ora, quando smettere di ascoltarlo, come se tutta la piccola o grande saggezza del mondo fosse improvvisamente sua. E quando agganciò il microfono sembrò anche sapere cosa avrebbe fatto dopo. [...] Per alcuni minuti, prima di cadere in un sonno profondo e senza sogni, rimase distesa, tranquilla, sorridendo al soffitto.»
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giovedì 28 gennaio 2010 alle 19:41 da la Redazione
A domanda rispondo.
in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."
Cara Monia [terzo commento al post precedente],
in quanto abbonata meriti onestà da parte mia: nonostante i rapporti tra il sottoscritto e Luca Barbareschi non siano così idilliaci come certa stampa scandalistica vorrebbe dare ad intendere [a breve tutto ti sarà più chiaro] realmente non posso fare fuoco sui presunti furti del fascinoso uomo politico liberale ai danni di Spinoza, e questo poiché non ho seguito affatto la cosa [così come la polemica tutta interna al Corriere Fiorentino tra Ametrano e Semmola sull'utilità delle librerie-caffè: pardòn.] Tuttavia colgo l’occasione per confessarti quanto segue: ebbi l’onore di stare un mesetto spalla-a-spalla con Barbareschi nella estate del duemilacinque. Ci trovavamo a Roma e lui era l’étoile di una ficition chiamata [ma potrei sbagliarmi] «Giorni da leone due.» Io invece stavo lì assieme ad alcuni amici/colleghi in veste di schiavo di un ufficio-stampa con l’unico compito di riassumere plot e avanzamento dei lavori dell’opera per le disinteressate testate locali [nonostante mi fu concesso anche l'onore di una comparsata: casomai ti capitasse l'occasione di vedere «Giorni da leone due», sono il giovanotto che dà i soldi al mendicante nella struggente scena alla Coop.] E insomma in quel periodo di stretta convivenza Luca Barbareschi mi è parso un tizio decisamente senza il dono della battuta pronta; assai portato per gli aneddoti [la gran parte dei quali irripetibili in questa sede, specie quello della barca e del nano] ma con scarsa propensione alla satira tagliente. Sono dunque piuttosto propenso a credere che abbia fregato materiale a Spinoza convinto di gabbare tutti, e sia stato poi sputtanato. Però più in là di questo non posso davvero andare.
Saluti.
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mercoledì 27 gennaio 2010 alle 15:07 da Il Feroce Direttore
Sulla slush-pile.
in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."
Limitandomi alla mia esperienza bazzicatoria in casa editrice, la slush-pile* esiste ancora, gode di ottima salute e non potrebbe essere altrimenti**: magari è vero che nella norma si valuta soltanto o sempre più i manoscritti suggeriti, segnalati e sponsorizzati da conoscenti [non necessariamente agenti letterari, per altro] o tizi attivi e riconosciuti su internet, tuttavia è inevitabile che si formi una simile catasta da qualche parte in ufficio se persino una piccola casa editrice riceve in media due manoscritti la settimana, più o meno una dozzina al mese, e l’orribile cifra di circa duecento l’anno: hai voglia a sconsigliare l’invio e segnalare l’andazzo a chi di dovere. Pacchi spediti da tizi impermeabili a tutto arriveranno sempre formando collinette che, se ben sponsorizzate, certo potrebbero far riflettere anche i più esagitati sull’idea di provare a dare visibilità al capolavoro che covano da anni nel portatile. Epperò è anche vero che in un lustro di collaborazione con una libreria ho potuto ascoltare -senza esagerare- almeno mille presentazioni di autori al netto dei gusti francamente impresentabili, gente che deduco sia franata giù da una slush-pile più o meno per caso e non a seguito del consiglio di qualcuno, che altrimenti meriterebbe la forca.
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sabato 23 gennaio 2010 alle 17:59 da Il Feroce Direttore
Nessuna indicazione su eventuali interventi alla Coop.
in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."
«Per Theweleit* il fascista o maschio soldato [soldatischer Mann] non può essere compreso in termini di psicoanalisi freudiana; bisogna piuttosto fare ricorso alla psicanalisi dell’infanzia [Melanie Klein, Margaret Mahler] e della psicosi [Michael Balint e altri] e concetti mutuati da Deleuze e Guattari. Il modello freudiano dell’Es, Io e Super-Io, quindi dell’Edipo, non è applicabile al fascista poiché in realtà il fascista non ha mai effettuato compitamente la separazione dalla madre e non si è mai costruito un Io nel senso freudiano del termine. Il fascista è il “non completamente nato”. Tuttavia non è uno psicopatico; ha effettuato una separazione parziale, è socialmente integrato, parla, scrive, agisce nel mondo spesso efficacemente e purtroppo talvolta prende persino il potere. Per riuscirci si è costruito o fatto costruire -tramite la disciplina, l’addestramento- un Io esteriorizzato che si presenta come una “corazza”, un’”armatura muscolare”. Tale armatura…»
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domenica 17 gennaio 2010 alle 16:21 da Il Feroce Direttore
Slipperymovies. Parte diciannovesima.
in "Slipperymovies"
Ultimo Django a Parigi.
Ultimo Django a Parigi, di Bruno Corbucci e Bernardo Bertolucci, con Franco Nero e Maria Schneider. ITA, col., 1972.
Un reduce della guerra di secessione, rimasto vedovo della moglie suicida, si aggira per Parigi trascinandosi dietro una cassa da morto. L’incontro con Jeanne, una giovanissima ragazza borghese e il loro fulmineo rapporto sessuale cambierà la vita di entrambi. Ma l’uomo sembra imprigionato in una sorta di ossessione erotica, che solo in un primo tempo è condivisa dalla giovane. Quando l’interesse della ragazza per quel rapporto senza futuro con Django scemerà, gli farà spappolare le mani passandoci sopra con dei cavalli. Pur gravemente menomato, Django deciderà di affrontare Jeanne una volta per tutte: il confronto finale sarà nel cimitero di Montmartre, sulla tomba della moglie.
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venerdì 15 gennaio 2010 alle 12:08 da L'Illuminato del Quartiere
Tony Judt vs. John L. Gaddis 2.0*
in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."
Il capitolo ventunesimo del libro dello storico Tony Judt «L’età dell’oblio. Sulle rimozioni del novecento» è una lunga recensione decisamente sfavorevole [testuale] alla «Storia della Guerra Fredda» scritta da John L. Gaddis, il tizio con il medaglione al collo qui impettito al fianco di George W. Bush e signora Laura. Cito dalla note di apertura: «questa recensione è stata pubblicata nel marzo 2006 sulla New York Review of Books. John L. Gaddis si è comprensibilmente offeso per la mia mancanza di entusiasmo verso la sua versione più recente e commercialmente redditizia dei decenni della Guerra Fredda, ma ciò non cambia il fatto che il suo libro contribuisca in maniera significativa a diffondere negli Stati Uniti malintesi e ignoranza sulla vera natura della Guerra Fredda, sul suo esito problematico e perdurante nel nostro paese e all’estero.» Ok, diamoci un’occhiata.
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mercoledì 13 gennaio 2010 alle 14:31 da Il Feroce Direttore