Lettera aperta a M. che ha visto «Il divo» e adesso è curiosissima al riguardo.

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

Dunque, è storia nota: incontrai Giulio Andreotti in un paesino del Valdarno nel quale era atteso per una commemorazione. A riprova dei tempi «che sono cambiati» e di come il tizio sia «uomo all’antica», diabolico quanto ti pare ma con un fulminante senso dello Stato, per prima cosa si prese la briga di giustificare alla platea il proprio ritardo con un problema del treno sul quale viaggiava. Niente auto blu da Roma o volo privato: spostandosi per cazzi propri si prende il treno e stop. Ma i treni in Italia, si sa, talvolta ritardano. Applausi a scena aperta, vedessi.
Esattamente come quando ebbi l’onore di scambiare due chiacchiere con Don Backy -il quale tuttavia era aiutato dagli stivali del Clan-, ciò che più mi stupii studiando da vicino Andreotti fu la decorosa stazza dell’individuo: cresciuti con le vignette di quel tremendo di Forattini, nelle quali il nostro ingobbito arrivava al garrese del politico o Papa di turno, la mia illusione poteva avere una giustificazione. Al contrario, srotolandolo, credimi che viene fuori un discreto omino. O almeno così ricordo.

Tanti saluti, Gabriele.

P.s. No, purtroppo non conservo nessuna foto dell’incontro. Sono mortificato [cosa che, per altro, ai tempi destò le ire del Puntiglioso, il quale spingeva assai per un'immagine di Andreotti con la spilla di Slipperypond sul pastrano.] Speriamo in una seconda occasione, coraggio.