A domanda rispondo.

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

Cara Monia [terzo commento al post precedente],

in quanto abbonata meriti onestà da parte mia: nonostante i rapporti tra il sottoscritto e Luca Barbareschi non siano così idilliaci come certa stampa scandalistica vorrebbe dare ad intendere [a breve tutto ti sarà più chiaro] realmente non posso fare fuoco sui presunti furti del fascinoso uomo politico liberale ai danni di Spinoza, e questo poiché non ho seguito affatto la cosa [così come la polemica tutta interna al Corriere Fiorentino tra Ametrano e Semmola sull'utilità delle librerie-caffè: pardòn.] Tuttavia colgo l’occasione per confessarti quanto segue: ebbi l’onore di stare un mesetto spalla-a-spalla con Barbareschi nella estate del duemilacinque. Ci trovavamo a Roma e lui era l’étoile di una ficition chiamata [ma potrei sbagliarmi] «Giorni da leone due.» Io invece stavo lì assieme ad alcuni amici/colleghi in veste di schiavo di un ufficio-stampa con l’unico compito di riassumere plot e avanzamento dei lavori dell’opera per le disinteressate testate locali [nonostante mi fu concesso anche l'onore di una comparsata: casomai ti capitasse l'occasione di vedere «Giorni da leone due», sono il giovanotto che dà i soldi al mendicante nella struggente scena alla Coop.] E insomma in quel periodo di stretta convivenza Luca Barbareschi mi è parso un tizio decisamente senza il dono della battuta pronta; assai portato per gli aneddoti [la gran parte dei quali irripetibili in questa sede, specie quello della barca e del nano] ma con scarsa propensione alla satira tagliente. Sono dunque piuttosto propenso a credere che abbia fregato materiale a Spinoza convinto di gabbare tutti, e sia stato poi sputtanato. Però più in là di questo non posso davvero andare.

Saluti.