«Noi siamo quella razza che al cinema s’intasa.» Parte seconda.

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

Osserviamo con viva partecipazione il dramma degli operai della Berlinale intenti a srotolare lunghissimi tappeti rossi sul metro di neve che cade ogni giorno sopra la città; l’effetto che si crea è una trappola per i tacchi delle dive e le camminate fascinosi dei corrispettivi maschi. Il motivo del boicottaggio di Slipperypond ai danni della 60esima edizione del Festival è la mancanza in cartellone del nostro film preferito, nonché quell’invito al buffet mai arrivato alla star italiana più glamour [protagonista della pellicola in questione] nonostante le belle parole spese dal maestro Herzog sull’interpretazione del medesimo. Tutto questo è inaccettabile e ce ne andiamo a bere altrove.

«Noi siamo quella razza che al cinema s’intasa
Parte prima.

Senza fine.

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

“Per carità, poveracci”.
“Va buò”.
“Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto”.

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Uno degli indici più impietosi della situazione allarmante dell’Italia attuale è il logorio e scolorimento delle parole.
Ci sono parole che si stanno consumando, spegnendo, volatilizzando.
Da un lato, per l’abuso maligno e doloso che ne viene fatto: libertà, democrazia, ideologia. Si tratta di un abuso che è sia qualitativo (ad esempio, nelle leggi liberticide fatte passare per baluardi della democrazia) che quantitativo (il dibattito politico è ridotto alla ripetizione parossistica di poche parole-chiave). Dico l’ovvio: questa è la conseguenza terribile di una comunicazione politica che punta ormai quasi esclusivamente su tecniche di marketing e comunicazione di massa, e non aspira a nient’altro che a vendere un partito o un candidato come un detersivo, o a fare entrare concetti elementari nelle menti pigre degli italiani, sotto forma di locuzioni preconfezionate e già note. Continua »

“Abbiamo i capelli sempre ben impomatati”

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

Non voglio certo rubare il mestiere al Direttore, ma non posso fare a meno di segnalare questo esempio – vecchio di un paio d’anni, va detto – di tipici rapporti italo-tedeschi.

Torniamo al 2008: l’Italia esce dai campionati europei di calcio per mano degli spagnoli. I tedeschi, ancora sfavati per la sconfitta casalinga nei mondiali ed esasperati dalle prese per il culo continue di gente tipo Cosimo il Brindisino, non possono che esultare per la vendetta.

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Sardati a mizzo.

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

Tifonidi de todos lo mundi vivendi , saria lo tienpo giustiniano pe facere un conto a manrovescio su la situescion commedi Viola!
Lo sgonpanforto ce tanaglia? Lo gomento ce oppressa?La rabbica ce comanda?L’indivia ce trivella?
Ecchi lo moment  plus veritas pe statuare  civini a l’omopianta e a li sui fruttaroli!!!!!!
Se primeira se iocava uno bello ioco , e ori abemo difficultazio e l’Omopianta bocca a bona e a manca che la colparia est de la creperia de iocador canpeon rottati de ossa, CREDEMOCI, percom attra veritas no siste , essere solitario uni chiappa de preoccupazio congeniata pe facere uni moment periglioso pe la scquadriglia!
La Viola , abe ora lo moment offpositif che attre scquadre abeano avutato a lo comincizio de lo canpeonado! Se reprende la marcetta , se riva bene bene anchi esto agnos , e sgoncentremo le fuerze  avverso la scquadra petrolera  e la zensiscquadra , che ori faria punterie a manibassorum, ma a Frankistadio speseremo carote la vida!!!! Eppoi Cassanazio  statua ove sei , che essere miglio pe lo calciosportif! FORZA VIOLA

«Se hai avuto un’educazione da anormale, vedi almeno di usarla.»

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

«Si tratta di tutti quanti. Tutto ciò che la gente fa è così…non so: non sbagliato, no. Neppure stupido, e nemmeno meschino. Solo così insignificante, così minuscolo, così deprimente.- [...] Tacque. Scrollò il capo per un istante e per una frazione di secondo si tastò la fronte con una mano. Era sbiancata. -Mi sento così strana- disse. -Forse sto diventando matta. Forse lo sono già [...]- disse Franny. -Sono stufa di tutti questi ego, ego, ego. Del mio e di quello di tutti gli altri. Sono stufa delle gente che vuole arrivare da qualche parte, fare qualcosa di notevole, essere tipi interessanti. È disgustoso. È disgustoso è basta.-»

***

«Franny respirò adagio, continuando a tenere l’orecchio sul ricevitore. Il segnale di libero, naturalmente, seguì la fine della comunicazione. E Franny parve considerarlo bellissimo da ascoltare, quesi fosse il miglior surrogato possibile al silenzio primevo. Ma pareva anche sapesse, ora, quando smettere di ascoltarlo, come se tutta la piccola o grande saggezza del mondo fosse improvvisamente sua. E quando agganciò il microfono sembrò anche sapere cosa avrebbe fatto dopo. [...] Per alcuni minuti, prima di cadere in un sonno profondo e senza sogni, rimase distesa, tranquilla, sorridendo al soffitto.»



A domanda rispondo.

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

Cara Monia [terzo commento al post precedente],

in quanto abbonata meriti onestà da parte mia: nonostante i rapporti tra il sottoscritto e Luca Barbareschi non siano così idilliaci come certa stampa scandalistica vorrebbe dare ad intendere [a breve tutto ti sarà più chiaro] realmente non posso fare fuoco sui presunti furti del fascinoso uomo politico liberale ai danni di Spinoza, e questo poiché non ho seguito affatto la cosa [così come la polemica tutta interna al Corriere Fiorentino tra Ametrano e Semmola sull'utilità delle librerie-caffè: pardòn.] Tuttavia colgo l’occasione per confessarti quanto segue: ebbi l’onore di stare un mesetto spalla-a-spalla con Barbareschi nella estate del duemilacinque. Ci trovavamo a Roma e lui era l’étoile di una ficition chiamata [ma potrei sbagliarmi] «Giorni da leone due.» Io invece stavo lì assieme ad alcuni amici/colleghi in veste di schiavo di un ufficio-stampa con l’unico compito di riassumere plot e avanzamento dei lavori dell’opera per le disinteressate testate locali [nonostante mi fu concesso anche l'onore di una comparsata: casomai ti capitasse l'occasione di vedere «Giorni da leone due», sono il giovanotto che dà i soldi al mendicante nella struggente scena alla Coop.] E insomma in quel periodo di stretta convivenza Luca Barbareschi mi è parso un tizio decisamente senza il dono della battuta pronta; assai portato per gli aneddoti [la gran parte dei quali irripetibili in questa sede, specie quello della barca e del nano] ma con scarsa propensione alla satira tagliente. Sono dunque piuttosto propenso a credere che abbia fregato materiale a Spinoza convinto di gabbare tutti, e sia stato poi sputtanato. Però più in là di questo non posso davvero andare.

Saluti.

Sulla slush-pile.

in "L'Originale Miscellanea di Slipperypond."

Limitandomi alla mia esperienza bazzicatoria in casa editrice, la slush-pile* esiste ancora, gode di ottima salute e non potrebbe essere altrimenti**: magari è vero che nella norma si valuta soltanto o sempre più i manoscritti suggeriti, segnalati e sponsorizzati da conoscenti [non necessariamente agenti letterari, per altro] o tizi attivi e riconosciuti su internet, tuttavia è inevitabile che si formi una simile catasta da qualche parte in ufficio se persino una piccola casa editrice riceve in media due manoscritti la settimana, più o meno una dozzina al mese, e l’orribile cifra di circa duecento l’anno: hai voglia a sconsigliare l’invio e segnalare l’andazzo a chi di dovere. Pacchi spediti da tizi impermeabili a tutto arriveranno sempre formando collinette che, se ben sponsorizzate, certo potrebbero far riflettere anche i più esagitati sull’idea di provare a dare visibilità al capolavoro che covano da anni nel portatile. Epperò è anche vero che in un lustro di collaborazione con una libreria ho potuto ascoltare -senza esagerare- almeno mille presentazioni di autori al netto dei gusti francamente impresentabili, gente che deduco sia franata giù da una slush-pile più o meno per caso e non a seguito del consiglio di qualcuno, che altrimenti meriterebbe la forca.

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